Volete una dimostrazione di quanto la somma tra un quadro regolatorio frammentato, la forte influenza della politica, la mancata separazione delle reti e la proprietà pubblica possano far male al mercato e ai consumatori? Se sì, leggete e gustatevi le 136 pagine con cui l’Antitrust eroga una sanzione di 300.000 euro a Ferrovie dello Stato per i comportamenti scorretti attraverso i quali ha estromesso la concorrente Arenaways dal mercato. Questa decisione rende giustizia a una polemica durata diversi anni. Purtroppo arriva a un anno esatto dalla presentazione dell’istanza fallimentare per la società alessandrina.

Secondo il Garante per la concorrenza, il gruppo Ferrovie dello Stato ha messo in atto “un’unica e complessa strategia” allo scopo di “ritardare e poi impedire l’ingresso di Arenaways nel mercato del trasporto ferroviario passeggeri e, inoltre, a creare i presupposti per ostacolare agevolmente – attraverso un uso strumentale delle procedure amministrative – ogni futuro tentativo di apertura del mercato”. Tale strategia “ha prodotto evidenti danni ai consumatori”. A causa dei comportamenti abusivi del gruppo di Stato è stato “pregiudicato ogni effetto utile della vigente normativa sulla liberalizzazione del trasporto ferroviario passeggeri”.

Qui una breve ricostruzione dei comportamenti abusivi della compagnia guidata da Mauro Moretti:

Secondo quanto ricostruito dagli uffici dell’Antitrust, l’obiettivo di impedire l’attività di Arenaways sulla tratta Torino-Milano è stato realizzato dal gruppo Fs mediante una serie di azioni delle proprie controllate. In particolare Rfi, società che gestisce la rete ferroviaria, ha adottato comportamenti dilatori rispetto alla richiesta di assegnazione delle tracce avanzata da Arenaways, che hanno portato a un ritardo di oltre 18 mesi nel consentire l’accesso a un’infrastruttura essenziale.

Le tracce richieste per la prima volta nell’aprile 2008 sono state ottenute da Arenaways solo a novembre 2010, peraltro senza fermate intermedie, sulla base della decisione dell’Ursf. Per questa infrazione l’Autorità ha deciso di irrogare in solido, alle società Ferrovie dello Stato e RFI una sanzione di 100mila euro.

Trenitalia ha fornito alla stessa Ursf una rappresentazione dei fatti non corretta per orientare la decisione del regolatore a proprio favore, organizzando le informazioni in modo tale da alterare l’analisi di compromissione dell’equilibrio finanziario, e portare così ad una decisione di diniego della possibilità di effettuare fermate intermedie fra Milano e Torino.

Trenitalia ha inoltre utilizzato i propri treni commerciali e, in un secondo momento, anche quelli programmati nei Contratti di servizio, ampliando e modulando la propria offerta in modo da sovrapporsi in parte rilevante, quanto a orari e percorso, ai servizi che il nuovo entrante intendeva prestare.Per questa infrazione l’Antitrust ha deciso di irrogare in solido a Ferrovie e Trenitalia una sanzione di 200.000 euro.

La vicenda fa emergere tutti i problemi di cui tante volte noi dell’Istituto Bruno Leoni abbiamo parlato. Ci sono tutte le conseguenze deteriori dell’integrazione verticale: non è vero che basta una buona regolazione per evitarle. Rfi, secondo l’Antitrust, ha consapevolmente favorito la sua “sorella” Trenitalia a scapito di un concorrente (primo conflitto di interesse: tra operatore della rete e società commerciale). In più, non c’era una buona regolazione, e questo perché (a) il regolatore era privo di qualunque indipendenza e (b) il legislatore si è premurato di approvare norme tali da collimare sfacciatamente con l’aziende controllata dal Tesoro (secondo conflitto di interesse: tra azionista pubblico e società controllata). Come se ciò non bastasse, l’azienda ha fornito informazioni scorrette allo scopo di evitare il rischio che, per sbaglio, il regolatore prendesse la decisione sbagliata.

IBL ha pubblicato recentemente uno studio di Ugo Arrigo che metteva in evidenza esattamente questo tipo di problemi e pertanto invocava l’unbundling. Nello stesso periodo abbiamo anche diffuso un “decalogo” delle buone privatizzazioni nel quale evidenziavamo la natura pro-concorrenziale dell’uscita dello Stato dal mercato. Il capo delle ferrovie, l’ingegner Moretti, rispose con un’intervista al Corriere della sera, liquidando le nostre obiezioni come se fossero del tutto infondate. In precedenza, si era fatto beffe della valutazione negativa da noi prodotta nell’Indice delle liberalizzazioni al grido che “l’Italia è il paese più liberalizzato d’Europa”.

Molto bene, ingegner Moretti: a dispetto di quello che lei dice, ha detto e ripeterà, l’Italia è un paese dove la concorrenza non è resa possibile dalla presenza di un monopolista pubblico verticalmente integrato. Questa situazione, come ha certificato l’Antitrust, produce un danno – non un beneficio – per i consumatori.

Noi abbiamo ragione e lei, ingegner Moretti, ha torto. Trecentomila volte torto.

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34 Responses to “I trecentomila torti dell’ingegner Moretti”

  1. Ricardo,

    @ piero

    1) stai facendo un po’ di confusione: il “capitalismo comunista” non esiste, forse intendi le forme di capitalismo con forte intermediazione dello stato.
    2) non e’ vero in generale che il mercato tenda alla concentrazione, anzi in generale e’ vero il contrario, salvo i casi di alcuni specifici mercati con caratteristiche particolari (e.g. Network effect)
    3) i liberisti sono contro i monopoli. Nel caso dei monopoli pubblici non serve aluna super-autorita’: un monopolio pubblico esiste perche’ una regolamentazione lo tiene in piedi, basta modificare quella. Nel caso dei privati: una forte concentrazione non e’ di per se un male fintanto che c’e’ libero accesso al mercato. La disciplina antitrust, infatti, non punisce la concentrazione ottenuta per crescita interna, ma solo l’abuso di posizione dominante

  2. Piero from Genoa,

    @Ricardo

    ciao David Riccardo..

    con giuoco di parole chiamavo Capitalismo l’Accumular in Massa Capitale Privato e Statale (x Mezzi Produzione).. cmq possiamo chiamar questo processo come volete.. Pippo Pluto e Paperino possono pure andar bene.. è solo forma..

    che l’Occidente sia Governato “di fatto” dalle Multinazionali (e non solo Finanziarie/Spread) lo vede pure un cieco.. la piccola frammentazione di cui parli produce ma non Comanda..

    about AntiTrust in buona parte confermi quel che penso.. x Oligopoli PRIVATI anche Liberista chiede una AntiTrust PUBBBLICA :)

    NULLA E’ PERFETTO.. NON LO STATO MA NEPPURE IL LIBERO MKT..

  3. Ricardo,

    @ piero

    “”"”per oligopoli Privati anche Liberista chiede un’anti-trust pubblica”"”"

    Assolutamente si: il liberismo NON significa assenza di regolamentazione, quello sarebbe anarchia, significa un DIVERSO TIPO di regolamentazione, un tipo che crea e difende le condizioni per una libera concorrenza (incluse appunto le norme antitrust), contrapposte invece a quelle che la impediscono (monopoli pubblici, ordini professionali con numeri chiusi, etc etc)

  4. Piov,

    Uno dei principali problemi di questo Paese è l’assenza pressoché totale di responsabilità, sia come cultura che come sistema sanzionatorio. Posto che l’orientamento all’assunzione delle proprie responsabilità attiene ad un più ampio problema di educazione su cui non mi soffermo (troppo ci sarebbe da dire), almeno si potrebbero prevedere sanzioni serie, che colpiscano adeguatamente i comportamenti illeciti, sia a livello personale (qualcuno avrà pur deciso di stroncare Arenaways!), sia a livello di società o istituzione, comminando multe che abbiano almeno un potere di deterrenza. Non è un pensiero particolarmente complesso, eppure pare che nessuno dei soloni alla guida del Paese ci abbia ancora pensato (ovviamente, sanno benissimo che questo sistema non serve a nulla …). Che tristezza!

  5. piera53,

    @Marco Tizzi
    sono d’accordo: vedi per esempio la privatizzazione della Banche a cosa a portato: grandi arricchimenti privati, stipendi e stock options da capogiro ai manager, mentre x l’utenza costi sempre maggiori e benefici sempre minori (pochissimi interessi se non zero e commissioni salate anche se si opera on-line)

    )

  6. alexzanda,

    sono anni ormai che vedo tutti, ripeto tutti, gli industriali di mia conoscenza con un’azienda di una dimensione non piccolissima, e anche i professionisti più evoluti, dedicare tutte le energie migliori ed i loro sforzi più prolifici a favore della succursale estera della loro azienda madre, quando non proprio al trasferimento su due piedi di tutto all’estero, come esemplificato anche da alcuni commenti qui sopra……. e vedo anche le aziende italiane capogruppo lasciate a languire, non certo dismesse ma più realisticamente lasciate vivacchiare in un lento consapevole ed inesorabile declino.
    e questa è la parte più vivace della nostra società, quella più produttiva e ricca di inventiva e voglia di fare, ma è così mortificata che non può fare altro, o va via o si rassegna a declinare inesorabilmente.
    vedendo tutto questo da tempo e nel contempo leggendo ancor oggi notizie come questa del bell’articolo di chicago blog, chi riesce ancora ad avere speranza? vi prego, anch’io vorrei essere meno disfattista e veder una luce in fondo al tunnel, ma voidavvero la vedete? fatela vedere anche a me, io sono pronto ad emigrare ma vorrei lottare per il mio paese prima……….

  7. Francesco_P,

    @alexzanda

    Ha pienamente ragione. Chi ha un prodotto valido non può più continuare a produrlo in Italia per il peso della tassazione, il peso della burocrazia, le carenze infrastrutturali, ma soprattutto per l’assenza di ogni certezza nel diritto.

    Anch’io nel mio piccolo vedo aziende che fuggono dove le condizioni competitive complessive permettono loro di vivere, mentre le imprese che non riescono a delocalizzarsi perdono la capacità di investire per innovare i propri prodotti (parlo di aggiornali e di migliorare i processi produttivi, non di grandi innovazioni!). Conosco imprese che non sono più in grado di sostenere le vendite grazie ad un adeguato marketing. Se i costi che gravano sulle imprese sono maggiori che all’estero è chiaro che l’Italia è destinata ad un’economia da terzo mondo; quello che pesa non è certo il costo lordo del lavoro ( vedere http://epp.eurostat.ec.europa.eu/statistics_explained/index.php/Labour_cost_index_-_recent_trends ).

    Arenaways è uno dei tanti esempi di come l’ex monopolista diventato formalmente un gruppo continui a comportarsi come tale con tanto di accondiscendenza e ritardi biblici delle autorità.

  8. Paolo Accornero,

    Sono d’accordo con Piov, solo norme che sanzionino gli interessi privati dei dirigenti pubblici o pseudo-pubblici, quando con le loro decisioni danneggiano la società stessa, potrebbero correggere detti comportamenti. Nel caso in specie, posto che 300.000 euro sono una multa ridicola, se anche solo una percentuale di questa, fosse a carico di chi ha preso le varie decisioni, se ne limiterebbe il malo comportamento.

  9. Francesco_P,

    @Paolo Accornero

    Infatti la vigilanza della Banca d’Italia commina le multe ai membri del CdA, ai direttori generali ed eventualmente ai dirigenti e capi servizio che hanno commesso infrazioni. La società vigilata NON può in alcun modo intervenire per rifondere le multe agli esponenti / dirigenti. La Banca d’Italia e la Consob hanno un potere ispettivo di cui le authority non dispongono.

    Le auhtority non hanno potere un reale perché non si vuole che lo abbiano.

    P.S.
    Per chi non fosse abituato a navigare il sito della Banca d’Italia, rammento che i bollettini di vigilanza, che contengono anche la sezione “Sanzioni della Banca d’Italia”, sono agevolmente accessibili sotto la voce Vigilanza > Bollettino di vigilanza.

  10. baldassarre sangiorgio,

    Come mai nonostante ciò e molto altro questo signore è ancora in sella?

  11. Piero form Genoa,

    @Francesco_P

    come mai l’Avvocato Mussari, che in poco meno di 10 anni ha letterelmente distrutto cca 80% del valore di Monte Paschi Siena è stato riconfermato alla testa dell’ Abi ?

    le aziende pubbliche non funzionano, alle antitrust non gli danno poteri e ci piazzano gli amici, ma al così detto privato efficente che combinano ?

    il merito e la moralità sono requisiti necessari solo alle maestranze ma non ai top ?

    da qual pulpito vien la predica ?

  12. paolo silvi,

    Per questioni familiari ho vissuto da vicino, molto da vicino, la vicenda delle Aerolinee ITAVIA a partire dal 1964, anno in cui ha cominciato ad operare sotto la Presidenza dell’Avv. Davanzali, e con tutte le differenze del caso scorgo molte analogie. Quella volta l’ITAVIA dovette lottare contro il monopolio ALITALIA fatto che compromise e condizionò il potenziale sviluppo dell’iniziativa. Se oggi Bologna può godere del servizio di un aeroporto internazionale lo deve solo ed unicamente all’Avv. Davanzali ed al fatto che ALITALIA si oppose energicamente sempre all’ingresso di ITAVIA a Fiumicino. Perdonate l’apparente divagazione ma, di fatto, continuiamo a doverci servire di mercati assolutamente non concorrenziali. Altro passaggio chiave e strategico che dovrà affrontare FiD (!):

  13. Francesco_P,

    @Piero form Genoa

    Credo che lei, come ciascuno dei lettori, abbia a lungo riflettuto sull’eterna questione se la politica condiziona le banche o, viceversa, se siano le banche condizionare la politica. E’ un po’ l’altro eterno dilemma, prima l’uovo o la gallina?

    Sulla rilevanza ed abilità politica dell’avvocato Giuseppe Mussari non c’è alcun dubbio, sulla sua abilità di banchiere più d’uno. In un sistema corporativo (pardon di concertazione fra governo e parti sociali) come il nostro, la capacità politica è indispensabile per dare voce ad un’associazione che rappresenta un mondo importante come quello bancario. Lo stesso dicasi per l’industria, per il commercio, per i sindacali, per gli alti esponenti della PP.AA., ecc.

    Mi spiace di doverle togliere delle speranze, ma i suoi dubbi sono più che giustificati. Anche le autorità investite di reali poteri che normalmente esercitano con severità, talvolta non riescono a vedere buchi macroscopici. Antonio Fazio docet.

  14. Piero from Genoa,

    @Francesco_P

    bah.. in ITALIA..non si son accorti del Fiscal Brontos delle 2 big (che però non riguarda la Sorveglianza che se vede ha tutto il Diritto di girarsi dall’altra parte:).. delle Conversioni di Obbligazioni in Azioni date alle vecchiette in questi mesi da due Banche del Nord.. dei prestiti di MedioBanca a Ligresti che poi faceva partite InfraGruppo tra Assicurazioni ed Immobili.. bah..

    bah.. all’ESTERO.. tra Lemahn .. GoldManSach che attacca AIG dopo aver comprato CDS Nudi proprio su AIG.. Libor & Barclay (quella che 3 anni fa spostò 10 mld di tossici in una filiale fuori bilancio in qualche isoletta paradisiaca).. JpMorgan e 1 Trader Cattivo che fa miliardi di danni da solo (da cui x sillogismo mi sento autorizzato a dire che gli asini volano con la sveglia al collo ed una sirena sulla testa).. Riciclaggio & Hasbc che ora compra MPS x salvarla così chiudiamo il cierchio e ritorniamo a Mussari ed all’ex Brontos..

    direi che ci son pochi dubbi su cosa sia dietro le quinte la Finanza Privata.. non peggio ma neppure meglio della Politica.. il più pulito ha la rogna :)

    cordiali saluti

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