No, la prima spending review avviata dal governo Monti non basta. E non per demerito del governo tecnico, che ha comunque fatto bene a muovere tale passo. Per comprendere il fondamento della richiesta di chi, come me e i firmatari del manifesto – appello che si può leggere su fermareildeclino.it, chiede che ci si inoltri su tagli di spesa pubblica corrente nella dimensione di almeno 6 punti di Pil in 5 anni, occorrono alcune premesse.
La prima equivale alla ragione di fondo della crisi italiana. Che per alcuni si deve all’euro privo di meccanismi cooperativi o ai “cattivi” tedeschi, mentre per chi la pensa come noi si deve all’azzardo morale imperdonabile consumato dalla politica italiana, che ha dissipato i sette punti di Pil l’anno di minori interessi sul debito pubblico regalatici dall’euro per otto anni, preferendo invece alzare spesa, tasse e debito. Ergo se si parte da questo presupposto è l’Italia che deve risolvere il suo problema, vi siano o non vi siano meccanismi di più stretta solidarietà europea, perché ha gli strumenti per farlo. Per chi la pensa come me, lo strumento è una credibile, pluriennale, massiccia strategia di abbattimento del debito attraverso cessione di attivo patrimoniale pubblico, senza coinvolgere il patrimonio dei privati. L’attivo pubblico ha capienza tale da risolvere il problema, tutte le obiezioni sono affrontabili a meno di credere che la patrimoniale privata sia preferibile.La seconda premessa discende dalla prima. Abbattere il debito con gli attivi di Stato significa svincolare il conto economico pubblico dall’onere di realizzare avanzi primari pluriennali al fine di ridurre gradualmente il debito. E’ una strategia che si è rivelata fallimentare. Il debito pubblico non è sceso, al contrario realizziamo avanzi primari virtuosi sì, ma con un livello di spesa e tasse sul Pil che ha l’effetto di deprimere ulteriormente l’economia italiana. Di conseguenza, l’individuazione della spesa da tagliare va finalizzata alla retrocessione in meno imposte su lavoro e impresa, non appena pareggiato il deficit e in equilibrio di bilancio.
Terza premessa. Questo è semmai il difetto della prima spending review montiana: il suo ammontare che già è sembrato pesantissimo dopo le quattro manovre triennali del 2011 si è limitato tuttavia a reperire risorse per coprire nuove spese e per non aumentare ulteriormente l’Iva. Finché ci si limita a questo, spesa e tasse in realtà restano a livelli record sul Pil, e la crescita tanto invocata resta una chimera.
Vi è naturalmente un’osservazione pesante, per l’economista. Tagliare spesa pubblica comunque deprime ulteriormente il Pil ed è due volte sbagliato se non criminale farlo in tempi di recessione, dicono i keynesiani e ripetono tutti i giorni i Paul Krugman. Su questa obiezione si consuma da una parte in dottrina lo scontro tra ortodossi statalisti e marginalisti della scuola austriaca, dall’altra quel che più conta è che una vasta letteratura comparata accumulatasi negli ultimi decenni sui casi più o meno riusciti di turnaround pubblici mostra in maniera inequivocabile che a uscirne meglio sono stati i Paesi meglio capaci di individuare nella propria spesa pubblica i tagli meno recessivi – cioè le incisioni sulle internalità inefficienti – retrocessi in meno imposte. Soprattutto quando i livelli di partenza di spesa e tasse erano molto rilevanti rispetto alle medie: ed è esattamente il caso italiano.
Il problema italiano non è la ricetta, ormai nota da anni a chi abbia cognizione della vastissima inefficienza della spesa pubblica e delle conseguenze ammazza-paese dell’attuale pressione fiscale. Il punto vero è trovare partiti e coalizioni politiche capaci di dire la verità agli italiani sugli errori commessi, e di metter mano al tagliadebito-tagliaspesa-tagliatasse con personalità competenti e credibili agli occhi dei nostri partner internazionali e dei mercati.

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237 Responses to “La spending review resta da fare dopo Monti”

  1. Alberto,

    Ottimo lavoro, divulgativo, ma le faccio una domanda: se la spesa pubblica deve tendere a zero, cosa resta dello stato, della banca centrale, della stessa moneta, potremmo affidare ad ogni singolo soggetto dotato di ampia capacità orgaizzativa e dimensione, la determinazione di un mezzo di scambio, non necessariamente la moneta, valida per tutto uno stato e ovviamente nuove regole che abbattendo quelle in vigore, ne introducano altre, magari semplificate di emanazione degli stessi soggetti come pure altre forme di tutela generale che riguardino forze dell’ordine, politica di rapporti fra soggetti diversi. Magari però quei soggetti li lasciamo liberi di emettere obbligazioni o no? @Giovanna Jacob

  2. Elena,

    @gogol

    Rispondo da competente alla sua domanda (sono un ricercatore di un Ente pubblico di ricerca) :

    5. Crede alla storiella che aggiungendo un 1,5% di spesa alla ricerca, saremo anche noi innovativi?

    No, cambierebbe ben poco:
    1. si potrebbero comprare rotoli di carta e cancelleria con i fondi dei servizi generali, invece di comprarli con il proprio bancomat (lo faccio sempre per risparmiare anche quando ho finanziamenti da commesse esterne).

    2. forse potremmo avere cappe aspiranti con i filtri cambiati più spesso, e non arriveremmo a casa con la gola sempre irritata e cambiare le cartucce del distillatore con maggiore frequenza (forse).

    3. ‘sicuramente’ la triade sindacale ed i ‘soliti noti’ troverebbero modo di spartirsi la maggior parte del ricco bottino!!!

    Per innovare serve una strategia politica che leghi ricerca pubblica con impresa (ce li vede i nostri parlamentari pensare ad una strategia per la ricerca??).
    Lo stato finanzia la ricerca pubblica su richieste specifiche dell’impresa nei vari settori. Magari l’impresa ci mette anche qualche fondo proprio che scala dalle tasse.

    All’estero accade. Io collaboro attivamente da svariati anni con Francia, Spagna, Brasile e perfino Marocco, su progetti mirati. Molti miei colleghi fanno come me, altri…aspettano e si lamentano….

    Ai miei studenti consiglio l’estero……Se ha bisogno di altre spiegazioni, sono a Sua disposizione.

  3. Barani Umberto,

    @Alberto
    A me risulta che il gettito fiscale fosse la metà di quello che lei sostiene, cioè poco meno di 350 Mld di Euro. Visto che il Pil si aggirava sui 1500 Mld, il 48% del Pil sarebbero stati 750 Mld. Forse il 48% del Pil potrebbe essere la spesa corrente dello stato nel suo complesso, compresa la restituzione dei buoni fruttiferi delle Poste. Se così fosse i suoi 3,8 punti di Pil sarebbero stati 55 Mld di Euro circa, mentre l’8% di gettito in più (11 nel totale, di cui parte per rifinanziare le colabrodo FS) sono 30 Mld tanti quanto l’aumento di Pil. O non ho ben capito oppure mi sfugge qualcosa.

  4. Barani Umberto,

    @Alberto
    Un’altra roba: guardi che diminuire le tasse non significa far quadrare i conti, visto che negli anni in cui Berlusconi ha diminuito la pressione fiscale si è avuta un’impennata del debito pubblico e tagli agli investimenti, cosa comunque sempre perseguita da tutti i governi che si sono succeduti per un decennio. Bisogna distinguere quello che è propaganda da quello che è, invece, una seria programmazione fiscale di lungo periodo.

  5. Alberto,

    Siamo perfettamente d’ accordo che sia mancata una politica dei redditi e fiscale di lungo periodo, altrimenti non saremmo a questo punto.
    Guardi che io parlavo di gettito complessivo, non di gettito fiscale, e cioè di entrate complessive dello stato; se lei va a guardare troverà i documenti nel sito MEF. Nel periodo 2000-2009, lei troverà che la spesa cumulativa è cresciuta di circa 260 MLD, rispetto al 2000, mentre le entrate complessive solo di 200 MLD, quindi purtroppo nel periodo ci fu una differenza cumulata di 60 MLD che andò a debito; la differenza tra i due anni considerati, invece è rispettivamente 178 MLD come entrate e 248 MLD come uscite. La differenza di entrate complessive tra 2006 e 2005, ammontarono a circa 50 MLD tra i due anni considerati.
    Ma non soltanto, mio caro Barani accaddero anche le seguenti cose:
    La disoccupazione scese di circa 1 punto, dal 7,8% al 6,8%, a fine 2006 mentre risali dal 6,2% del 2007 al 6,8% nel 2008 circa; i consumi delle famiglie salirono del 1,2% è, un po’ di più che prima e dopo il 2006, ma di abbastanza poco (0,1%) ma le esportazioni crebbero del 11% nel 2006 e del 9% nel 2007, mentre stagnarono o diminuirono prima e dopo questo biennio, e gli investimenti in macchinari ed attrezzature praticamente raddoppiarono come aumento, rispetto all’ aumento tra 2005 e 2004 ed arrivarono al + 5,2%, dopo abbiamo avuto solo diminuzioni fortissime.
    Insomma l’ economia subi un ottimo stimolo, ed il Paese reagì benissimo. Eravamo sempre con la moneta unica, ma Berlusconi tagliò le tasse, sorprendentemente, l’ anno precedente.
    I rapporti debito/PIL, scesero da 108,7 del 2001 al 105,8 del 2005, risalendo al 106,5 nel 2006, non c’ era Prodi come PDC? e arrivando al 103,5 del 2007, come trascinamento positivo del taglio tasse e risalendo al 106,1 nel 2008 anche a causa del riaggravamento della pressione fiscale nel 2007 (Visco-Prodi); come vede non è del tutto vero che Berlusconi ha impennato il debito pubblico sempre.
    Ma lei comprende che i miei ragionamenti sono essenzialmente di tipo qualitativo e speculativo, non deve aversene a male, proprio essendo impossibile fare discorsi basati su politiche pluriennali, perseguite da ogni governo.
    Oggi e per il prossimo futuro, non credo sarà così facile recuperare le posizioni perdute, neanche in caso di stimoli miracolosi, perchè solo un miracolo potrebbe generare stimoli alla nostra economia ormai massacrata e moribonda.

    @Barani Umberto

  6. Barani Umberto,

    @Alberto
    Guardi, Alberto, lei ha un’ inclinazione verso i numeri tanto appassionata quanto ossessiva e soprattutto deviante dalle verità. I numeri sono al servizio dell’analista e non viceversa. Nella composizione risolutiva di un fenomeno come l’esplicazione di un futuro progetto di risanamento economico il fattore dei dati regressi di bilancio annuali conta la metà, sempre che vengano presi nella loro totalità. L’altro 50% è determinato da altri fattori, quali la tradizione e l’identità di un popolo, il contesto storico in cui ci si trova, e la situazione economica vigente. Riassumendo lei cerca di far capire che la modifica di un solo fattore come l’abbassamento o l’innalzamento del gettito fiscale da un’anno all’altro sia in grado di influenzare in modo così netto e determinate tutti gli altri fattori come Pil, debito o addirittura i consumi delle famiglie, senza considerare gli investimenti pubblici( continuamente tagliati per abbellire la spesa corrente) ma soprattutto la congiuntura economica internazionale. Di cui l’Italia, per le sue caratteristiche di Paese manifatturiero, che impegnato da sempre più alle lotte politiche tra Guelfi e Ghibellini che ad osservare il mondo che ci circonda e che ci cambia sotto il naso, trascurando di adattarvici, dipende come nessun altro. In precedenti interventi è nostalgico della Lira, ora mi difende un avventuriero che assomiglia più ad un Conquistadores spagnolo del 1500 che non ad uno statista. Un signore che ha cavalcato la scena politica per 20 anni e che tra alti e bassi della sua storia politica, in cui ha avuto maggioranze parlamentari come nessun altro, non ha lasciato traccia se non per diminuzioni della qualità e quantità dei servizi erogati, aumento di tasse e di debito pubblico e spesa corrente delle Pubbliche Amministrazioni che ne dica lei, caro Alberto. Non sarà solo colpa di questo signore ma certo ne è uno dei maggiori responsabili. Su una cosa sono d’accordo con lei: il nostro destino è il default economico con inevitabile intervento del Fmi. Ma non certo per colpa dell’Euro, forse dell’Eurosistema, ma molto per colpa nostra come popolo, anche perché sono troppi quelli come lei che individuano un colpevole od un martire e lo difendono o l’attaccano, senza mai un dubbio d’approfondire, che non sia un sterile ed autoreferenziale stillicidio di numeri da cui trarre precipitose conclusioni. Quando saremo tornati alla Lira ( che non è come non esserci mai stati) si renderà conto dell’importanza di una moneta forte che ci permetteva, seppur con tanti altri problemi, di acquistare materie prime con una certa tranquillità (lasciamo perdere il prezzo della benzina che per un 50% sono tasse). Si renderà conto quante persone che prima non avevano problemi di sorta andranno a raccattare nell’immondizia. Certo ci sarà una risalita, ma intanto si conteranno i morti di chi ha deciso di farla finita per aver perso tutto!

  7. Alberto,

    Non capisco, io le porto dati analitici, se lei ha da contestarli e ha provato a farlo, io rispondo alle sue obiezioni; tutto il resto, opinabile o condivisibile, in questo discorso non c’ entra. Ha provato a fare una considerazione quantitativa sull’ incidenza della materia prima sul costo del prodotto, e fare ancora la considerazione se questo supposto minor costo, comparato con altri elementi positivi, sia da preferire? @Barani Umberto

  8. Piero Bellini,

    @Alberto

    Salve Alberto… non sono un TECNICO ma non voglio neanche apparire da “ingenuo”… Quella mia “incredibile” proposta di tagliare “d’imperio” i tassi dall’Italia pagati sul debito pubblico (anche quello già in essere) equiparandoli a quelli pagati dai tedeschi sul loro debito di pari durata residua (+ un premio ad es. di 0,50%- 1%) … è evidentemente una provocazione… Ma in effetti, DANDO PER SCONTATO che il nostro paese non “fallisca”…. STIAMO PAGANDO INTERESSI ECCESSIVI AL MERCATO. Non volendo (giustamente…) arrivare al consolidamento del nostro debito pubblico, questa potrebbe essere forse una strada “intermedia” che avrebbe una sua logica abbastanza stringente. I dettagli tecnici li lascio ai tecnici… La mia proposta nasce proprio dal fatto che la BCE non ha il ruolo di PUI (prestatore ultima istanza) che invece una VERA Banca Centrale dovrebbe avere…
    Ringraziandola per l’attenzione mi permetto di lanciare un’altra “Incredibile” idea, sempre nell’ambito della LOGICA e dell’EQUITA’:
    PENSIONI CONTRIBUTIVE PER TUTTI, anche per coloro che sono già in pensione, salvaguardando solo le pensioni minime… Quando si solleva (raramente) questo problema c’è chi astutamente si inalbera parlando di DIRITTI ACQUISITI… E’ sufficiente sostituire la parola DIRITTI con la parola PRIVILEGI per capire di cosa stiamo parlando… E non dico di richiedere i soldi indietro (il che sarebbe peraltro giusto) a chi per anni e/o decenni ha intascato pensioni “retributive” senza aver versato i “giusti” contributi relativi.
    Queste sono in primis le storture da eliminare… I provvedimenti EQUI, ancorchè “duri” sono più facilmente digeribili…….
    Saluti

    Piero Bellini

  9. Barani Umberto,

    @Alberto
    Alberto le chiedo scusa per aver espresso una frase sulla sua persona che non conosco e quindi non posso permettermi di farlo. Lei è sicuramente una persona preparata, detto ciò , sperando che accetti le mie scuse per il tono usato in precedenza, le confermo che non sono d’accordo sull’interpretazione che ha dato una volta espressi i dati, non sui dati in quanto tali. Lei afferma che io ho provato a contestarglieli. Non è esatto. Ha usato la parola gettito per indicare le entrate totali. Personalmente per gettito intendo quello fiscale poi sa benissimo ( non voglio certo insegnare ad un gatto rampare), che ci sono entrate patrimoniali, extragettito ed emissione di Titoli di Stato. Ed infatti ho terminato quell’episodio affermando che non avevo capito o mi sfuggiva qualcosa, dopo di che lei Alberto ha specificato e non sono più tornato sull’argomento.

  10. Barani Umberto,

    @Piero Bellini
    Sign. Bellini approfitto del suo spazio per sfatare un falso mito in circolazione su media e social network: gli interessi pagati sul Debito sono eccessivi per chi li deve pagare, cioè noi, che, come tutti i debitori di questo mondo, ci lagniamo. In realtà “il mercato” essendo un incrocio tra domanda ed offerta, valuta ogni singola componente minuziosamente. L’eccessivo sui mercati, soprattutto su quelli finanziari, non esiste, almeno non se si tratta di brevissimo periodo. Il prezzo del nostro benessere fittizio, cioè del Debito Pubblico italiano, incorpora un disagio derivante da una macchina politica difettosa, che impedisce al nostro Paese di crescere e svilupparsi ormai da lustri, in proporzione invece ad un Debito che quello sì, cresce. Per controprova, semmai ne avremo occasione di verificarlo, le anticipo che se Mario Monti dovesse presentarsi, in un qualche modo, alle prossime elezioni come guida di una coalizione, vedrà che lo Spread calerebbe sensibilmente alla sola uscita della notizia, in quanto il nostro tanto odiato Premier dai mercati è visto come sinonimo di garanzia. Per contro quando si avvicineranno le elezioni, senza Monti, lo Spread salirà. Aggiungo inoltre che l’enfasi data allo Spread in questi ultimi due anni è la nostra salvezza. Se non ci fosse stato questo tormentone quei signori che stavano e stanno seduti comodamente sulle loro poltrone in pelle a Montecitorio, non avrebbero manco abbozzato ad una serie di riforme ancora comunque tutte da portare a compimento tra ritardi, litigate e insabbiamenti del lavoro svolto per mancanza di più di 240 decreti attuativi. Per quanto riguarda l’attività della Banca Centrale che dovrebbe essere prestatore di ultima istanza, nel momento in cui il nostro Bel Paese ha deciso di ADERIRE al trattato di Mastricht, era conscio del fatto che per statuto la Bce non prevede, per serietà aggiungo io, questa forma delirante, classica della FED, di continuo foraggiamento di denaro a Banche d’affari ed hedge found per creare bolle speculative da una parte e abbattimento di valore di denaro ed attivi dall’altra, col risultato che gli Stati più indebitati continuerebbero a fare i loro porci comodi. Noi compresi.

  11. Alberto,

    Barani non c’ è nulla di cui scusarsi, capisco che trattare sulle cifre elaborate da altri, è cosa ostica, però le dico di leggere la RUEF n° 139 del 28 maggio 2010. A pag. 47 troverà la tabella delle entrate complessive tra 2000 e 2009, e la divisione tra le seguenti componenti:
    1)ENTRATE TRIBUTARIE;
    2)CONTRIBUTI SOCIALI;
    3)ENTRATE IN C.C.;
    4)ALTRO (comprendenti entrate varie anche UT e imposte in C.C.) come meglio specificato a pag. 45 del documento. (sono esclusi i titoli di stato)

    Ora i valori del 2006, ammontano a circa 681.000 MLD e quelli del 2005 a 632.000 MLD circa; in dettaglio abbiamo per il 2006 (rif.to voci prec.) 1) 434.000 circa; 2)190.000 circa; 3)4.4; 4) 52.000 circa. per il 2005 1)392.000 2) 184.000 3)6.5 4) 49,5.
    Consideri che ho descritto cifre non precise, quindi ci saranno piccole incongruenze nei saldi.
    -Il taglio delle aliquote, comportò un importo per un ammontare di circa 0,5 punti di PIL, nel 2005.
    -l’ andamento del PIL mondiale, nel 2006, non fu particolarmente effervescente, anzi nei prec.ti due anni, ci fu una minicrisi.

    Consideri sempre, come già le ho spiegato, che il mio ragionamento era tendente a capire (l’ ho fatto prima per me) e far capire, come può un taglio di tasse, fatto nel 2005, incidentalmente, può avere effetti positivi sulla finanza pubblica, ma ripeto questo va fatto controllando la spesa e se possibile, come anche lei sosteneva, con piani seri e pluriennali, mediante un concerto tra maggioranze uscenti ed entranti. Oggi, continuo a chiedermi, è possibile fae qualcosa del genere restando nell’ euro?

    @Barani Umberto

  12. calle,

    Condivido molto di quanto scritto direttore, penso però che non si possa parlare di di una vera spending review se non si fa riferimento a parametri di spesa che valgono ovviamente per l’italia nei confronti degli altri paesi europei ma anche e soprattutto per la spesa delle regioni per i vari settori (es. sanità). Peraltro è dietro questi scostamenti che si nascondono cattiva gestione, traffici e corruzione. Politici o giornalisti “illuminati” dovrebbero dare più peso nelle loro considerazioni a questi ” parametri di spesa” per settore nelle varie regioni come vortice virtuoso per fermare il declino. Sbagliato?

  13. Claudio Di Croce,

    Dopo nove ore di ” seminario ” ??? i nostri integerrimi e competentissimi professori al governo di questo nostro disgraziato paese hanno partorito una idea fantastica e assolutamente innovativa per passare alla fase due , cioè a quella dello sviluppo : hanno deciso l’assunzione di altri trentamila dipendenti della PA da collocarsi nel settore della pubblica Istruzione (?) Tutti sappiamo che il ministero della PI ha quasi un milione di dipendenti e i risultati della Pubblica istruzione italiana sono tra i peggiori tra quelli dei paesi cosidetti avanzati. Si vede che questi pessimi risultati sono la conseguenza di carenze nell’organico e di insufficenti risorse . La cosa in se è schifosa ma lo è ancora di più la mancanza assoluta di voci critiche . La mafia ” culturale ” italiana , cioè un intreccio tra università, giornali . politica, scuola in generale è sempre la più potente organizzazione a delinquere che esiste in Italia.

  14. Alberto,

    Sono 50.000, e sebbene non mi piaccia parlare molto di argomenti del genere, ritengo che queste assunzioni, già gravi di per se in questo momento in cui abbiamo assoluto bisogno di non aumentare la spesa, lo saranno ancor di più per l’ effetto emulativo di altre amministrazioni e di altri enti, con effetti potenzialmente disastrosi. Questa scelta, forse è la più pericolosa, prima ancora che depressiva, dell’ aministrazione straordinaria. @Claudio Di Croce

  15. Francesco,

    Egregio Direttore,
    d’accordo su tutto. Io sostengo ovviamente anche la tesi (banale) della detassazione del costo del lavoro e dei neoassunti under 35. Oltre che la creazione di “zone franche” capaci, anche per un breve periodo, di assicurare sviluppo a pezzi di settori industriali ormai quasi annientati dal Sistema Italia.
    Il patrimonio pubblico italiano (ampio e inutilizzato) è sicuramente un peso per tutti noi che contribuisce all’ammontare del debito ma non si sta facendo nulla a tutti i livelli per creare misure importanti di sviluppo a livello nazionale e a livello locale. Le sole regioni del Sud, con tutte le misure di sostegno che saranno garantite anche sino al 2020, avrebbero tutte le carte in regola e gli strumenti per adottare strategie vere di sviluppo non assistenziale.
    @francofera

  16. B&B,

    Torno a distanza su un botta e risposta che credo sia stato frainteso o meglio io non mi sono espresso in modo chiaro. Quel che le contestavo era la proposta di tagliare le pensioni in essere e questo per reperire risorse da distribuire al sistema produttivo. Quel che non condivido e che ritengo anzi molto significativo e quantomeno funzionale al grande e potente blocco sociale che sostiene e difende la spesa pubblica che è la causa principale dello strangololamento dell’economia produttiva nel nostro Paese è che lei propone un provvedimento a carico di chi ha lavorato una vita nel sistema produttivo per “non affrontare” prioritariamente la questione delle questioni che è appunto quella spesa pubblica. MI chiedo perchè da liberale non propone di intervenire lì a reperire le risorse da dirottare al sistema produttivo e ai dipendenti che in esso lavorano, perchè pensa che lì non sia possibile ridurre stipendi ingiustificati, riorganizzare eliminando ruoli ingiustificati, stabilire criteri di prouttività misurati da qualcuno che non faccia parte del sistema e così via? Perchè ritiene che sia più “equo” come dice lei ridurre la pensione di un dipendente che dopo 40 anni di lavoro nell’industria manifatturiera percepisce 1700 euro mensile e secondo lei dovrebbe essere tagliato a 1500? Questa è la domanda o non ho capito la sua proposta ?

    Massimo74 :@GianlucaC
    Bè, la tua proposta non è molto dissimile dalla mia.Io personalmente propongo di fissare un tetto massimo di 1.500 euro per le pensioni calcolate con il sistema retributivo (praticamente tutte le pensioni in essere),inoltre propongo l’abolizione delle tredicesime per i baby pensionati.I risparmi ottenuti in questo modo sarebbero enormi e potrebbero essere destinati alla riduzione del cuneo fiscale a favore delle imprese private e dei loro dipendenti(escludendo i dipendenti pubblici da qualsiasi beneficio).Si tratterebbe di un provvedimento sacrosanto dal punto di vista etico e morale in quanto verrebbe garantito un minimo di equità intergenerazionale, ma sopratutto si tratterebbe di ossigeno puro per l’economia di un paese come il nostro che negli ultimi 10 anni si è classificato al terzultimo posto nel mondo per crescita della sua economia, superato solo da paesi come Haiti e Zimbabwe.

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