In una lunga seduta notturna del 27 luglio scorso, la Commissione bilancio del Senato aveva approvato, rimettendolo all’aula, il seguente emendamento al disegno di legge di conversione in legge del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, recante disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica con invarianza dei servizi ai cittadini (cd. decreto spending review):
«Il medico che curi un paziente, per la prima volta, per una patologia cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica, per il cui trattamento sono disponibili più medicinali equivalenti, è tenuto ad indicare nella ricetta del Servizio Sanitario Nazionale la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco. L’eventuale prescrizione di uno specifico medicinale tra quelli equivalenti deve essere giustificata dal medico con sintetica motivazione scritta.»
Immaginiamo che il testo venga definitivamente approvato dalla Camera e diventi legge e, proiettandoci al prossimo inverno, assistiamo alla conversazione tra un medico di base e una sua paziente:
“Signora, non si preoccupi, nulla di grave, solo una banale infezione urinaria, ma deve cominciare subito una cura antibiotica. Dall’antibiogramma, le suggerisco il principio attivo dell’amoxicillina. Ora glielo prescrivo.”
La signora esce dallo studio medico sollevata dalle parole del medico e si reca subito in farmacia per cominciare diligentemente la cura.
Presenta la ricetta medica al farmacista che, puntualmente, le chiede se vuole l’Augmentin, o gli equivalenti:
Mopen; Amoxina, Amoxicillina Mylan G, Sintopen, Zimox, Amoxicillina ABC, Amoxicillina Aurobi, Amoxicillina Ratioph, Amoxicillina Actavis, Sievert, Amoxina, Amosol, Amoxicillina Alter, Amoxicillina Pensa, Amoxicillina Ranbax, Amoxicillina Sandoz, Amoxicillina Dr. Red, Amox, Amoxicillina Germed, Mopen, Amoxicillina Angene, Oralmox, Amoxicillina Sigmata, Velamox, Neotetranase[i].
In tutta risposta, la signora lo guarda con occhi persi. Evidentemente non può scegliere un farmaco come fosse un vestito. Pensa che se le avessero detto di comprare un abito di seta, avrebbe avuto le conoscenze necessarie per scegliere tra le sete di diverse griffe, ma sui farmaci, caspita!, pensa, io cosa ne capisco!
La competenza medica è tutto ma nella sua ignoranza in materia tutto è uguale. Capisce bene, però, che forse una medicina non vale l’altra. D’altro canto, si ricorda bene di precedenti cure in cui il medico le prescriveva un farmaco piuttosto che un altro, per quanto di identico principio attivo, perché conoscendo la paziente sapeva quale era più adeguato, nonché più tollerabile e meno fastidioso quanto a effetti collaterali.
La signora esce quindi a mani vuote dalla farmacia e torna dal medico, convinta che, distratto dal troppo lavoro, di sicuro si sia dimenticato di scrivere esattamente quale farmaco debba comprare.
Ma il medico le spiega che, per abbattere i costi della sanità, una novità legislativa vuole che i medici non possono più direttamente prescrivere il medicinale, ma solo il principio attivo. La signora, nella sua semplicità, non comprende il nesso tra quel mistero di cui si vociferava qualche mese prima col nome di spending review e la sua necessità di sapere quale farmaco la può curare. Allora, con fare concreto e spiccio, chiede al medico se può almeno suggerirle a voce il nome del medicinale. Il medico sorride, forse stupendosi di non averci pensato prima, e non solo glielo suggerisce a voce, ma in un foglietto clandestino le scrive esattamente medicinale, dosaggio e posologia.
Le scartoffie aumentano (in una mano una ricetta, nell’altra il pizzino segreto), le cose si complicano ma il risultato, alla fine, è uguale a prima. La signora può tornare rassicurata in farmacia e comprare, come prima, il medicinale che il dottore, quatto quatto, le ha sottovoce prescritto.
Forse però – pensa la signora – è valsa la pena per le casse di questo povero Stato che il paziente fatichi un po’ di più nel capire cosa deve essergli somministrato. D’altra parte, se la norma è contenuta nel cd. decreto spending review un motivo di economicità pubblica ci sarà! La signora si sente quindi fiera di aver contribuito, come ha tentato di spiegarle il medico, ad abbassare la spesa pubblica.
Bisognerebbe allora spiegare alla nostra cara paziente che in realtà la complicazione che le è stata chiesta non cambia nulla ai fini di quella che le hanno detto, appunto, chiamarsi spending review.
Difatti, il medico era già tenuto ad informare il paziente dell’esistenza di farmaci generici. Da ultimo, il decreto legge cd. “cresci Italia” (n. 1/2012, come convertito in legge 27/2012) prevede infatti che «il medico, nel prescrivere un farmaco, è tenuto, sulla base della sua specifica competenza professionale, ad informare il paziente dell’eventuale presenza in commercio di medicinali aventi uguale composizione in principi attivi, nonché forma farmaceutica, via di somministrazione, modalità di rilascio e dosaggio unitario uguali. Il farmacista, qualora sulla ricetta non risulti apposta dal medico l’indicazione della non sostituibilità del farmaco prescritto, dopo aver informato il cliente e salvo diversa richiesta di quest’ultimo, è tenuto a fornire il medicinale prescritto quando nessun medicinale fra quelli indicati nel primo periodo del presente comma abbia prezzo più basso ovvero, in caso di esistenza in commercio di medicinali a minor prezzo rispetto a quello del medicinale prescritto, a fornire il medicinale avente prezzo più basso».
Ora, invece, al medico si chiede non di offrire maggiori informazioni al paziente, come nel comma sopra, ma, ben più gravemente, di offrirgliene di meno, tacendo il nome del farmaco a pazienti che, evidentemente, di medicine e farmaceutica non sanno nulla e di lasciarli in balia di scegliere quale farmaco acquistare tra prodotti che, pur avendo lo stesso principio attivo, non è affatto scontato che siano uguali quanto a effetti collaterali e adeguatezza, commisurabili di volta in volta in base al profilo del paziente.
E perché il medico non debba essere messo nella condizione di fare il suo dovere di aiutare il paziente a curarsi, proprio non si comprende, dal momento che, dal punto di vista del rimborso sanitario, già oggi il SSN rimborsa solo il prezzo del farmaco più economico, lasciando al paziente quel maggior costo che residua nel caso acquisti un medicinale più costosa. Difatti, nel caso in cui un medico prescriva un farmaco equivalente a prezzo superiore al prezzo di rimborso e indichi sulla ricetta la non sostituibilità o il paziente non accetti la sostituzione proposta dal farmacista la differenza di prezzo tra il farmaco prescritto e quello massimo di rimborso è a carico dell’assistito (art. 85, legge 23 dicembre 2000, n. 388, cd. finanziaria 2001).
A voler poi pensare che il motivo sia quello di scalfire il potere economico delle grandi industrie farmaceutiche (chissà perché, poi, nel decreto sulla spending review…) basterà riflettere che la medesima capacità attrattiva che oggi tali industrie hanno nei confronti dei medici esse l’avranno, se passerà l’emendamento, nei confronti dei farmacisti, i quali, alla fine della catena, saranno loro a suggerire al paziente il farmaco da acquistare.
A quale tipo di revisione di spesa giovi, quindi, una misura del genere, è una domanda che ora anche la nostra cara signora si inizia a porre un po’ infastidita dai difficili nomi dei principi attivi e dalle solite leggi scritte senza criterio.
PS: mentre l’articolo veniva caricato sul blog, abbiamo appreso che il Senato avrebbe approvato l’emendamento con una modifica che non richiede più la motivazione al medico che voglia discostarsi dal divieto di prescrizione del farmaco specifico, ma, più banalmente, gli consente di indicare anche uno specifico medicinale, rendendo così tale indicazione vincolante per il farmacista «ove in essa sia inserita, corredata obbligatoriamente di una sintetica motivazione, la clausola di non sostituibilità».
A questo punto, siamo anche noi un po’ infastiditi per tante parole di legge inutili che a nulla servono e nulla cambiano.
[i] Farmaci tratti dall’elenco dei medicinali per principio attivo aggiornato al luglio 2012 dell’Agenzia Italiana del Farmaco.



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@dario
Si definisce margine di contribuzione unitario la differenza tra il prezzo di vendita ed il costo variabile unitario, che sono rispettivamente il ricavo e il costo associati ad una variazione unitaria del volume di output.
la formula è Mdcu=P-CVu.
gent. Sig. Alessandro
fatto 100 il costo del prodotto al netto delle tasse e dei costi fissi quale e’ il profitto di un’indusria farmaceutica rispetto al mercato italiano e quello europeo?
francamente non riesco a capire che dati utilizza, dato che non ha citato la fonte non sono in grado leggere piu’ approfonditamente e poter analizzare la sua affermazione.
inoltre ha fatto un tagli incolla da wikipedia per le definizione di margine di contribuzione, ma almeno per me non e’ chiaro in quanto dice e’ troppo alta ne cosa indica esattamente. vuole dire che le industri in italia hanno dei profitti piu’ alti rispetto alla media dgli altri paesi?
ed e’ per questo che le industrie del farmaco sono le uniche che continuano ad assumere?
@dario
Abito a 20 km dalla Svizzera.
Non ricordo quando è l’ultima volta che ho comprato un farmaco rimborsato dallo stato, sinceramente.
Ma il punto non sono le mie abitudini, e nemmeno dove compro io.
Il punto è che è possibile, ragionando sulla base del principio attivo, generare un risparmio.
Tale risparmio sarà un risparmio per il SSN solo se comincerà ad esserlo per le tasche del singolo cliente di farmacia.
Il paziente medio italiano? No, non saprei descriverlo, probabilmente non lo conosco.
Però ritengo che, salvo casi rari dovuti a malattie o demenza senile, tutti abbiamo un cervello funzionante.
Salut a tucc.
AlxGmb
sei un medico un po’ ignorante visto che dici che amoxicillina è uguale ad augmentin. L’augmentin contiene anche acido clavulanico, un inibitore delle pennicillasi. @AP
Il problema è che sono esente 100% perchè assumo dei farmaci “salvavita”, vado in farmacia e quelli con il principio attivo del topiramato e del levetiracetam che dovrei prendere non sono reperibili… loro mi propongono quelli a pagamento, ma non è a parer mio giusto: secondo me dovrei pagarli solo se non mi adatto io a prendere quelli equivalenti, non se sono loro a non mettermeli a disposizione : qui si parla di salvavita non di pastiglie per il mal di pancia!