Primo produttore nazionale di farine con Grandi Molini Italiani, Antonio Costato è un imprenditore veneto, del genere che frequentano più i mercati che i salotti. Nel 2008 gli è capitato quasi per caso di fare il vicepresidente di  Confindustria, “avevano bisogno di qualcuno da qualificare come veneto. Presero me perché nel corso della mia breve carriera confindustriale non avevo fatto in tempo a farmi conoscere”. Nel suo libro “Round trip – cronache di un lustro speso a capire perché, a 146 anni dall’annessione, per i veneti Roma è ancora una capitale straniera”, racconta un’esperienza forse più comune di quanto appaia: quella di un uomo che ha viaggiato e conosce il mondo, smalizato e colto ma in fondo orgogliosamente provinciale, costretto di punto in bianco a confrontarsi col “sistema”. Un po’ come l’ingenuo Mr.Smith chiamato a fare il senatore a Washington nel capolavoro di Frank Capra, ma senza nemmeno l’amaro lieto fine del film.

Parte convinto che con lavoro e buona volontà si possano cambiare le cose, cioè fare le riforme che riportino il paese sulla strada della crescita, ritorna consapevole che non c’è nulla da fare: “ho chiuso la mia esperienza di rappresentante della categoria con la convinzione che i destini di una società se devono compiersi si compiono. A prescindere dal rumore e dal fastidio che possono dare le Cassandre”. Non è mai piacevole essere quello che dice “l’avevo detto io!”, c’è il rischio di passare anche per presuntuosi. Ma le date dei suoi articoli e dei suoi interventi sono lì a testimoniare che molto poteva esser fatto per tempo, se la politica  e “il sistema” fossero stati meno arcignamente autoreferenziali. Sostiene Costato, fra le righe, che la nostra è un’economia di mercato solo a parole. In realtà lo spazio lasciato all’iniziativa privata è solo un piccolo nocciolo assediato dal potere politico-burocratico, “lo Stato intermedia oltre il 60% del Pil e, di quello che resta, vaste porzioni sono oggetto di regole che si traducono non in prezzi ma in tariffe”. In pratica solo un quarto del Pil, il 25% può essere correttamente definito di libero mercato.

Una parte del libro è dedicata al Veneto e ai veneti, quella che lui chiama “la società dei comandati”, gente che già col saluto “comandi!” dichiara la sua predisposizione ad obbedire e a lavorare. Sudditi più sudditi degli altri italiani: 200 miliardi di Pil prodotto e pochissima  rappresentanza e politica, sindacale e istituzionale. A questo legame di asservimento scadenzato periodicamente da bollette, gabelle, tasse, balzelli e burocrazia, i veneti hanno tre alternative: arrendersi, ribellarsi, resistere. “La ricchezza è generata da chi fa impresa, crea, inventa cose e idee e non da chi succhia o al massimo sposta. È quindi ora di occuparsi non solo dei piccoli ma del grande parassita”.

I tentativi di cambiare il “grande parassita”, come lo chiama Costato, non sono semplici. Non ha la faccia crudele dell’oppressore, ma i mezzi seduttivi di una sirena: “Roma non ti combatte, ti assimila. Il potere vero è gestito da un raffinato meccanismo di collusioni, collateralismi, clientele”. È un “sistema gelatinoso” che si adatta al cambiamento, refrattario alle riforme, che invischia chi vuole cambiarlo per restare immutato e immutabile. Anche così si capisce il fallimento della rivoluzione liberale di Berlusconi e di quella federalista della Lega, il primo divenuto statalista e stampatore di carta-moneta e la seconda trasformata da partito del nord a Roma, in partito romano al nord.

Invecchiate di venti anni, le riforme da fare sono ancora tutte lì: federalismo, liberalizzazioni, sburocratizzazione, taglio della spesa, taglio del debito e taglio delle tasse. Meno politica più libertà. Un sistema così dilatato non sopravviverà a sé stesso, è destinato al collasso. Le riforme sono inevitabili e secondo Costato ci sono tre modi per farle: con ordine e per tempo da parte del governo, in modo precipitoso sotto la pressione dei mercati quando il tempo stringe, in modo obbligato sotto la spinta della piazza via via che la situazione sociale diventa insostenibile. E’ difficile non ripensare con amarezza, leggendo Costato e pensando agli anni passati, a tutte le cartucce che sono già state sprecate.

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25 Responses to “Mr Costato goes to Rome”

  1. siro setaccioli,

    Tutto vero!!!!
    Così vero che Henry Miller aveva previsto tutto nel 1942 nel saggio “La fine dell’occidente” ed ancora prima Oswald spengler nel 1020 ne libro “La decadenza dell’occidente”.
    Se ne deduce che quando una civiltà è in decadenza tutti (politici in primis) fanno azioni che accelerano la fine.
    ciao

  2. siro setaccioli,

    Tutto vero!!!!
    Così vero che Henry Miller aveva previsto tutto nel 1942 nel saggio “La fine dell’occidente” ed ancora prima Oswald spengler nel 1920 ne libro “La decadenza dell’occidente”.
    Se ne deduce che quando una civiltà è in decadenza tutti (politici in primis) fanno azioni che accelerano la fine.
    ciao

  3. siro setaccioli,

    Tutto vero!!!!
    Così vero che Henry Miller aveva previsto tutto nel 1942 nel saggio “La fine dell’occidente” ed ancora prima Oswald spengler nel 1920 ne libro “La decadenza dell’occidente”.
    Se ne deduce che quando una civiltà è in decadenza tutti (politici in primis) fanno azioni che accelerano la fine.
    ciao

  4. MGB,

    ..Cartucce sprecate per molti..ma non per tutti. Sicuramente le cartucce andate per così dire “a salve” sono state quelle sparate per il “sistema”, studiato e applicato da 70 anni, basandosi su una serie di relazioni geopolitiche ed economiche non più esistenti da almeno 30 anni. Quindi il sistema è destinato al collasso..solo che vederlo cadere e agonizzare lentamente erode di più i nervi che un colpo secco e via. Io ho sperimentato nel mio piccolo la cecità che il sistema ha di perpetuare se stesso a discapito di quello che succede intorno. C’era una volta un piccolo paese emiliano-romagnolo (tipo quello di Peppone e Don Camillo per intenderci), la cui giunta una bella mattina si sveglio’ e decise che doveva ristrutturare e dare grande magnificienza al teatro comunale (!!?..stiamo parlando di una paesino di max 2000 anime il cui livello di cultura si ferma al giornale sportivo). E cosa ti fa la giunta comunale?? Ti ingaggia una grande azienda nazionale gestita dal fliglio (o dal cugino) di un altro grande imprenditore nazionale, che ti fa un preventivo faraonico per la ristrutturazione..Insomma morale..vengono spesi milioni di euro di soldi pubblici (inesistenti nelle casse comunali ancor prima di iniziare i lavori), vengono indebitati tutti i cittadini del comune compresi i nascituri per migliaia di euro, il paese viene poi commissariato (altri euro per il commissario buttati), il quale commissario genio decide di aumentare le tasse (ops!) scusate..le tariffe per i rifiuti urbani..dal 2012 al 2050. Notate per caso qualche assonanza con quello che è successo a livello nazionale negli ultimi 10 mesi? Come si può vedere le cartucce non sono mai sprecate..per tutti..ma solo per molti.

  5. Carlo,

    Credo si arriverà a farci dettare l’agenda dall’esterno (con quali conseguenze di lungo periodo per la democrazia?).
    Quello che mi stupisce è aver potuto pensare che le cose fossero diverse. Se problemi con soluzioni abbastanza ovvie non vengono mai risolti, evidentemente non li si vuole risolvere. Le priorità e gli obiettivi sono altri.
    Il post rivela comunque un po’ di ingenuità anche per quanto riguarda la rivoluzione liberale di Berlusconi: qualcuno ci ha mai creduto? Berlusconi aveva credenziali da grande capitano dei liberi mercati? A me è sembrata quasi subito esclusivamente una promessa da venditore “porta a porta”.
    Importante comunque capire come stanno effettivamente le cose.

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