Sono cominciati i giorni di passione. Quelli veri, per Grecia, Spagna e Italia. Dopo tante manovre correttive, e mentre è in corso una profonda recessione che colpisce i redditi delle famiglie e mette alle corde le imprese. Dopo 31 mesi di crisi dell’euroarea, dopo 26 eurovertici e molti mezzi passi avanti sulla via di meccanismo un po’ più cooperativi contro la divaricazione del rischio sovrano nell’euroarea. Eppure questa volta la sensazione è che siamo proprio al dunque. Alla prova finale. Lo spread italiano ieri oltre quota 520 e quello spagnolo 100 punti più su si devono infatti a un fatto concreto. Ai mercati, l’indicazione data è di provare il tutto per tutto entro il mese di agosto. E i mercati ci proveranno eccome, come si è visto ieri.

Ma quali sono, i segnali che i mercati interpretano come una muleta rossa brandita davanti alle corna del toro? Che cosa si può concretamente immaginare che l’Europa possa opporre? E in caso contrario, che cosa possiamo fare noi o che cosa ci verrà riservato? Sono tre quesiti uno più ansiogeno dell’altro. Ma tant’è, di ansia e ansiolitici è fatta la vita dell’Europa, da un bel pezzo a questa parte.

Cominciamo allora da ciò che induce i mercati a provarci. I segnali sono venuti in larga parte dalla Germania, ma la Francia è e resta decisiva. Fino a una decina di giorni fa, sembrava che l’eurovertice del 28 giugno avesse  diffuso una consapevolezza diversa anche a Berlino. Certo, il taglia spread chiesto dal governo Monti arrischiando il veto non era di fatto passato e non è operativo. Ma il calo degli indici di fiducia e degli ordinativi tedeschi per la componente di commercio intraeuropeo sembrava radicare per la prima volta la cognizione che, a furia di giocare col fuoco e continuare a deflazionare gli eurodeboli, anche per l’export tedesco e dunque per la crescita germanica il rischio diventava forte.

Poi, purtroppo, un  nuovo cambio di marcia. La decisione della Corte di Karlsruhe di prendersi fino al 15 settembre per esprimersi sul rispetto da parte dell’ESM – il nuovo fondo salvabanche e salvastati subentrato dal primo luglio all’EFSF – della Legge Fondamentale tedesca, è  apparsa a tutti come un invito ad approfittare di agosto per “andar corti”, come si dice, cioè a guadagnare vendendo i titoli eurodeboli facendone impennare spread e rendimenti. Subito dopo, han ripreso a fioccare dichiarazioni da parte di esponenti politici tedeschi appartenenti al partito liberale, democristiani, cristiano-sociali e anche socialdemocratici, nuovamente ispirate alla linea “basta aiuti”. E’ tornata a gonfiarsi l’aspettativa del “fuori la Grecia dall’euro”.

Lo stesso Fondo Monetario Internazionale, nel suo ultimo outlook sull’Italia la settimana scorsa, irritualmente ha previsto che una crisi a breve di solvibilità dell’Italia può avvenire. Così gli spread hanno accentuato ascesa e divaricazione la scorsa settimana, la serie di scadenze dei titoli pubblici tedeschi a rendimento negativo ha preso ad estendersi. Per la prima volta da molto tempo, la vendita massiccia di di titoli eurodeboli di banche e fondi anglosassoni è stata pareggiata non solo  da sottoscrizioni di titoli tedeschi come fossero a rischio negativo, ma si è visto un fenomeno analogo estendersi agli acquisti di titoli francesi. Come a dire che il mercato anglosassone ha spinto Parigi a tenersi unita alla linea tedesca, visto che lo spread francese era inverso rispetto a quello spagnolo e italiano.

Il fatto ha la sua importanza. Se i mercati nelle prossime sedute dovessero continuare a dare l’impressione a banche e governo francesi si essere immuni dalla nuova crisi che si abbatte su Atene, Madrid e Roma, si indebolirebbe di molto l’unica vera arma europea a disposizione in agosto per evitare il peggio. Il divieto di vendite di titoli allo scoperto disposto ieri dalla Consob per una settimana e a Madrid a oltranza, ha avuto sì l’effetto di contenere i danni di una giornata che rischiava di essere abissale, e che ha visto invece per effetto di queste misure perdere di più le borse franco-tedesche. Ma il mercato “corto” si riorganizza e aggira tali divieti, come abbiamo visto in passato. Di conseguenza, finché non c’è un ESM in campo magari munito di licenza bancaria, nel breve a poter erigere un muro contro l’attacco dei mercati c’è una sola istituzione europea, la BCE.

Siamo sul filo dell’interpretazione dei suoi poteri secondo il Trattato. La monetizzazione del debito pubblico è vietata dal Trattato, e un acquisto sistemico da parte BCE dei titoli degli eurodeboli si presterebbe all’accusa.  Ma alla BCE spetta per statuto non solo salvaguardare la stabilità della moneta contenendo l’inflazione, ma anche la salvaguardia sistemica finanziaria in quanto tale. Ed essa è a rischio, perché ormai è a rischio l’euro.

Mario Draghi ha dichiarato di esser pronto a fare tutto il possibile. Ma, in concreto, per i due terzi del board necessari ad acquisti massicci della BCE – ne servirebbero di illimitati, per battre la speculazione – serve il consenso della Francia. Senza Banca di Francia, con Bundesbank, finlandesi, olandesi e austriaci contrari, è veramente difficile immaginare che la BCE possa fare da salvagente.

E allora? Senza scudo europeo, a difesa dell’euro in quanto tale ormai e non di Roma o Madrid, per l’Italia le alternative concrete sono due. In  caso di un paio dis ettimane stabilmente sopra la soglia di 500 punti di spread, un’intesa frnco-tedesca potrebbe tirar fuori dal cappello un accordo col Fondo Monetario della signora Lagarde e mettere l’Italia di fronte  a una proposta vincolante. Poiché il nostro problema è l’eccesso di debito pubblico, con alte tasse e alta spesa che non lasciano più margine ad avanzi primari consistenti per anni atti a ridurre il debito, come per tanti anni abbiamo promesso senza mantenere, all’ITalia si potrebe chidere subito di aderuire a u fondo straordinario di riduzione del debito, asservendo una decina di punti di Pil di gettito fiscale per diversi anni, e aggiungendovi da subito una forte patrimoniale in forma di prestito forzoso. L’ipotesi è assai più concreta di quanto si ammetta a Roma, dicono i bene informati tra Berlino, Parigi e Washington. Altrimenti, l’Italia dovrà essa da sola avanzare una proposta credibile per abbattere il suo debito pubblico cedendo attivi patrimoniali pubblici.

Purtroppo, è ciò che sinora è mancato al governo Monti. Ma potrebbe essere l’unica freccia al nostro arco. Evitando la patrimoniale sugli italiani, che farebbe insorgere gli italiani già così colpiti nel loro reddito. E soprattutto a quel punto avendo titolo in Europa per mostrare a francesi e tedeschi che l’euro vale scudi cooperativi ai quali sinora resistono. Al Tesoro ci stanno concretamente pensando, con procedure d’emergenza. Perché, in caso di un ritorno alla lira che ci venisse imposto a forza, di sicuro il nostro export con una forte svalutazione delle ragioni di scambio monetarie farebbe molto, molto male  a quello tedesco.

Solo che al Tesoro piacciono le proposte che fanno appello al patrimonio privato degli italiani. Arzigogolate come volete, prestito straordinario nazionale, sottoscrizione di quote di un fondo garantito dagli attivi pubblici (che così non si cedono), ma sempre patrimoniale è.

In quel caso, credo che sarei tra chi chiede agli italiani di scendere nelle piazze.

Molti ci darebbero degli irresponsabili, direbbero che soffiamo sulla demagogia. Soprattutto nel fronte di chi sostiene Monti dicendo “non è colpa sua, i politici di prima sono peggio e più colpevoli, avanti con lui”.

Ora che Monti sia incolpevole del disastro ereditato da destra e sinistra della seconda repubblica, è un fatto.

Che abbia mantenuto la via del più tasse, è un secondo fatto.

Che non abbia avviato dismissioni pubbliche perché Ragioneria e Tesoro da sempre resistono, è un terzo fatto.

Se arriva la patrimoniale, i fatti due e tre diventano prevalenti, ed è soprattutto il terzo a portare alla patrimoniale. Il primo vale sempre però,  nel senso che andando nelle piazze a urlare, ci ricorderemmo di farlo anche contro tutti i predecessori di Monti, ai quali dobbiamo questa bella condizione.

 

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227 Responses to “Lo spread: se patrimoniale, pronti alle piazze”

  1. bcpr6es,

    speriamo bene dott. Giannino

  2. bcpr6es,

    bcpr6es :
    speriamo bene dott. Giannino

  3. Alessandra,

    Temo che la patrimoniale sarà la scelta suggerita ed intrapresa da quella massa di burocrati inetti e spreconi che da sempre scansano ogni teglio e continuano imperterriti a sperperare i soldi dei cittadini! Le resistenze imbarazzanti alla spending review mi sembrano emblimatiche in questo senso! Più che di patrimoniale, io parlerei però di un’ulteriore patrimoniale perchè l’IMU è già una patrimoniale. Per altro, in un paese in cui solo lo 0.36% della popolazione dichiara più di 300.000 euro di reddito, a chi si applicherà la patrimoniale? In Francia Holllande tasserà (forse) al 75% la porzione di reddito eccedente il milione di euro, ma in quel paese ci sono dichiarazioni dei redditi di tutto rispetto. Ma da noi? Se nuova patrimoniale sarà, penso che deciderò di scendere in piazza per chiedere che finalmente sia lo Stato a tagliare se stesso. Io, francamente, sto tagliando da mesi e non ho più nulla da dare,

  4. mario m,

    L’articolo spiega bene il garbuglio multifattoriale. Io dico, che c’è poco da fare. Noi non dobbiamo insistere così tanto che i nostri problemi li debbono risolvere altri senza poi perdere sovranità e soprattutto continuando dopo a fare peggio che peggio. I tedeschi sopportano questi nostri infingimenti già da 20 anni. Non sono santi e anche io li accuso, ma quando vedi il tuo socio che ogni giorno fa “pochette” e non vuole smetterla, viene il giorno che la società si rompe, e si rompe male. Con la loro tipica educazione, non ci dicono chiaro e tondo cosa vogliono da noi, siamo noi che dobbiamo capirlo, e non diamo il minimo segnale. Vogliono che la spesa pubblica CALI. che i dipendenti statali CALINO. Che gli uffici pubblici CALINO. Vogliono che la gente avvii attività in proprio! Vogliono che la smettiamo di elargire pensioni senza contributi! Che gli appalti li vincano chi paga le tasse! Che i contributi cee vengano erogati A CHI PAGA LE TASSE! Vogliono che i partiti restituiscano l’ immenso partimonio accumulato col denaro pubblico essendo i partiti enti senza scopo di lucro!! Ecc ecc. Non si finirebbe più. Se ne facessimo una al mese, altro che debito pubblico . Saremmo fortissimi. Dobbiamo farlo noi! Oppure lo sporco mestiere lo farà qualcun altro ma non ci piacerà.

  5. maria cristina,

    Mi rendo disponibile ad andare nelle piazze e anche di più.
    Non avrò mai la pensione, possiedo un piccolissimo patrimonio immobiliare che mi garantiva una vita decente e ora me lo vogliono sottrarre a suon di tasse. La mia famiglia ha lavorato per tre generazioni al fine di dare un pò di sicurezza a figli e nipoti. Io penso da molto tempo che, dato che la ricchezza dell’Italia è per lo più privata, lor signori hanno pensato bene di dare fondo a quella.
    SONO VERAMENTE INCAZZATISSIMA!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  6. giancarlo,

    Questi sono matti, con la gragnuola di tasse che ci hanno appioppato e che ci ha veramente azzoppati , hanno ottenuto il risultato opposto!! Basta guardare l’auto, a forza di più accise, più tasse, più IVA, più superbollo, le vendite di luglio sono un fantastico – 32% sul luglio del 2011 che venne definito una tragedia.
    Il risultato: 3 miliardi in meno di entrate da iVA e 220.000 lavoratori del settore che stanno per passare da cassa integrazione a disoccupaxzione (…a vita??)… e sugli immobili, si ripete, una mazzata da 20 miliardi di tasse sui proprietari e una mazzata al settore immobiliare che non vedo come potrà mai più riprendersi. Non basta la piazza, ci vogliono i mitra. Lo dice uno che nel ’68 era schieratissimo per legge, ordine, Patria e stupidaggini del genere.

  7. romrub,

    Caro dott. Giannino, la seguo da sempre, prima mi piaceva per quello che diceva e per come lo diceva; adesso mi continua a piacere, per come lo dice il suo pensiero, che non condivido.

    Io sentendola mi ritengo un privilegiato, devo essere l’unico italiano che ha pagato meno tasse con il governo di centrodestra: 1018 € di ICI prima casa per quattro anni, totale 4072 €, circa 4000 € per due anni di cedolare secca. Insomma sto superando indenne la stangata di Monti perchè ho quei 8000 € in precedenza risparmiati. Però sono arrabbiati egualmente, perchè quei soldi li sentivo ormai miei, e non mi fa piacere il dovere sborsarli.
    Ho una domanda da farle, visto che adesso, tutti i politici, o quasi, si stanno strappando i capelli per l’ex eliminazione dell’ICI prima casa, che è costata all’erario (nel periodo di vigenza) circa 14 miliardi di €, mi domando e le domando, oltre a me, chi ne ha usufruito di tale abolizione. Se non sono stato il solo come risulta dalla cifra complessiva, dovrebbe voler dire che milioni di italiani hanno avuto un abbassamento delle tasse, da parte del governo di centrodestra. Ma se è vero questo, perchè lei recita in continuazione il mantra del centrodestra che ha messo le mani in tasca ai cittadini? ….. Ma lei ha una prima casa?
    on inalterata simpatia, cordialmente la saluto.

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