Da ormai una dozzina di anni l’Iref (Institute for Research on Economic and Fiscal Issues) va pubblicando analisi e rapporti che riguardano i sistemi tributari europei, in primo luogo con l’obiettivo di monitorare i mutamenti in atto e sviluppare una comparazione che aiuti a cogliere i benefici e gli oneri delle diverse strategie adottate. Da parecchi anni, IREF pubblica anche un suo “yearbook” che interpella studiosi di molte realtà nazionali differenti, coinvolge vari think-tank e si propone soprattutto di fare il punto su quanto è accaduto nell’arco degli ultimi dodici mesi.

L’ultima edizione, curata da Pierre Garello e dedicata al 2011 (“Taxation in Europe 2012”), mostra più di una ragione di interesse, non fosse altro perché l’anno scorso è stato segnato da una lunga serie di problemi finanziari che hanno obbligato i governi a ripetuti interventi e aggiustamenti. (Il testo può essere scaricato direttamente dal sito dell’IREF.)

Trovandosi in serie difficoltà di bilancio, ad esempio, l’Irlanda ha operato tagli severi e ha trovato pure la forza – contro le indicazioni dei partner europei e di Bruxelles – di mantenere al 12,5% l’imposta sulle società, che molti consigliavano di innalzare. Analogamente, vari Paesi dell’Europa orientale si sono sforzati di lasciare inalterati – è il caso ad esempio di Bulgaria, Lituania o Romania – la loro tariffa unica (flat tax).

Diversa e assai più complicata è però la situazione delle economie dell’Europa occidentale e soprattutto dei Paesi di più ampie dimensioni. Paesi come la Francia e l’Italia (ma anche la Danimarca e altri ancora) posti di fronte a difficoltà crescenti hanno essenzialmente fatto ricorso a un aumento della pressione fiscale: sia introducendo imposte sui ceti più benestanti (come si è fatto a Parigi), sia avviando una dura lotta all’evasione fiscale (Italia), sia colpendo taluni comportamenti sotto pretesti morale e/o igienici, come nel caso dei nuovi oneri tributari sui cibi accusati di far ingrassare (Danimarca).

In linea di massima, il volume dell’Iref conferma convincimenti già consolidati in molti cittadini europei. Nonostante qualche lodevole eccezione ai margini (e anche da questa ricerca emerge che nell’insieme la Svizzera è il Paese che se la passa meglio), l’Europa è non soltanto l’area del mondo a più alta tassazione, ma nemmeno riesce a immaginare la possibilità di dirigersi con decisione verso una riduzione di imposte e spesa pubblica. Alle prese con debiti e deficit sempre più preoccupanti, i maggiori Paesi europei continuano a ritenere possibile un innalzamento della quantità delle risorse prodotte privatamente che sono spese dal settore politico-burocratico. In altre parole, dinanzi alle difficoltà di bilancio si reagisce quasi sempre con un mix di tagli e nuove imposte che però non riesce a eliminare il disavanzo e neppure a frenare la crescita della percentuale di Pil che viene assorbita dal settore pubblico (a dimostrazione del fatto che spesso i tagli sono più apparenti che reali, dato che si ha a che fare con una crescita inerziale della spesa pubblica).

Quello che scrive Giorgio Brosio, dell’università di Torino, nella sua conclusione al capitolo riguardante l’Italia è interessante non solo per il nostro Paese, poiché in qualche modo fotografa una situazione comune: “la pressione fiscale sta crescendo pesantemente, raggiungendo livelli in precedenza mai visti in Italia – dal 42,2% del 2011 al 45,3% del 2012 – e nutrendo in tal modo una forte reazione dei contribuenti, che già inizia a manifestarsi”. Per certi aspetti il nostro Paese offre un quadro esasperato di una situazione comunque piuttosto generale: anche in una realtà che se la passa meglio di noi, la Germania, a giudizio di Jan Schnellenbarch, “la tendenza prevalente del dibattito pubblico tedesco è più verso un aumento delle imposte che non verso una loro riduzione”, e questo soprattutto perché “gli argomenti redistributivi stanno sempre più dominando il confronto sui temi della politica fiscale in Germania”.

Un dato, insomma, sembra chiaro: ed è che l’Europa nel suo insieme rischia di morire di tasse, spesa pubblica, regolazione e statalismo. Ma nonostante il disastro in cui ci si trova, essa non sembra trovare altre risposte al di fuori di un rafforzamento dell’intervento pubblico, anche e soprattutto grazie a sempre maggiori deleghe di potere a Bruxelles.

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33 Responses to “L’Europa che declina sotto il peso delle tasse”

  1. radici piero,

    Mi pare che ci sia un equivoco di fondo nelle ricerche delle organizzazioni che misurano gli indici e fanno le classifiche sulla democrazia, sulla libertà di impresa e via discorrendo: tengono conto soltanto delle situazioni ” formali ” di un paese ma non di quelle “reali” : si può avere la più bella democrazia del mondo scritta sulla carta, ma poi in realtà come funziona ? Da noi in Italia anche lo stradino ( pardon “operatore ecologico comunale ” ) può suonarti il campanello ed intimarti: “guardi che lei non può tagliare quell’ albero!”. Veramente l’ albero in questione nel mio giardino lo avevo piantato io 30 anni fa perchè mi facesse ombra, ed ora che me ne fa troppa mi sento in diritto di tagliarlo, ma da noi qualunque pirla si alzi alla mattina e si metta il cappello da ecologo diventa una autorità. Mio nonno ufficiale di carriera diceva: prendi il più cretino del plotone, mettigli i gradi da Caporale ed avrai creato un Generale. Trenta anni per fare ( forse ! ) la pedemontana e venti anni di tira e molla per il rigassificatore in Puglia ( con conseguente fuga degli inglesi ) la dicono lunga sul funzionamento di un paese con una bellissima costituzione scritta dai ” perdenti ” ( il referendum monarchia/repubblica era stato taroccato ) artatamente per non far funzionare nulla! Al di la di ogni possibile sondaggio….. questo non è più uno “stato di diritto” ma è diventato invece lo ” stato del dritto”.

  2. radici piero,

    giuseppe 1 :
    @silvia ferretto
    Scusi, Silvia. Ma di quale ridistribuzione dei redditi sta parlando?
    L’unica che riesco a vedere (questa molto tangibile) trasferisce denaro dalle casse dello Stato a grandi e piccoli burocrati.
    Vassalli, Valvassini, Valvassori. Non è cambiato nulla.
    Ai Servi della Gleba mi sembra arrivi molto poco. O quasi nulla.
    Anzi. Non hanno reddito, e quindi sono sospetti evasori.
    Gli mandano la Guardia di Finanza. (Saranno pure falsi ciechi o che so io, ma mezzi sciancati e morti di fame lo sono di sicuro)

    La cosa comica è che hanno dato in mano agli sgherri anche la pistola carica, infatti la filosofia è questa: Noi “commis” di stato mangiamo due polli, tu servo della gleba zero, ma siccome gli studi di settore dicono che la media è “uno”, su quello devi pagare le imposte altrimenti… ed è a tua carico anche l’ onere della prova …. !

  3. Giuseppe,

    Lo capisce anche un ragazzino, senza bisogno di laurea in economia, che l’enorme debito accumulato nel nostro paese e’ solo l’epifenomeno, il frutto di una degenerazione e della deriva di una societa’ piegata dal micidiale combinato disposto tra:
     illegalita’ diffusa (siamo la societa’ che ha eretto i falsi, le patacche, i taroccamenti e i bidoni d’ogni sorta a stile di vita)
     evasione fiscale di massa, tollerata se non incentivata per decenni
     assistenzialismo e campanilismo come merce di scambio per il consenso politico
     corruzione pubblica diffusa
     clientelismo politico e sperpero del denaro pubblico in ogni possibile forma (vedi l’esempio emblematico della Sicilia)
     degenerazione del sistema politico (casta) e dello stato sociale, ridotto a strumento di clientelismo affaristico o paternalismo borbonico
     comportamenti pubblici degli italiani “furbetti e vigliacchetti” (chiaggni e fotti)
     criminalita’ organizzata diffusa
     economia di rapina e predazione dei beni comuni a fini privati
     nepotismo, parassitismo e familismo amorale ad ogni livello
     corporativismo e sfruttamento di rendite di posizione, posizioni dominanti, monopoli vari..

    Le tasse sono solo la punta dell’iceberg dei nostri problemi, il termometro che misura la febbre e non la radiografia che fa certo la diagnosi di polmonite.
    Questo coacervo di concause ovviamente genera micidiali circoli viziosi.
    Prendiamo ad esempio il connubio tra evasione e titoli di stato: grazie all’evasione di massa tollerata per decenni si sono costituiti ingenti patrimoni e una certa quota di liquidita’. Una parte consistente di questi “guadagni” occulti sono stati re-investiti in titoli di stato da parte dei cosiddetti bot-people, con il risultato che lo stato si e’ ri-finanziato grazie all’evasione fiscale, ma ovviamente elargendo agli evasori un generoso ulteriore contributo premio sotto forma di tassi di interesse assai appetitosi per attirare i capitali frutto della “propria” evasione. Piu’ generoso/masochista di cosi’ non si puo’, ovviamente alla faccia dei contribuenti onesti che hanno dovuto sopportare ulteriori inasprimenti fiscali per reggere il traballante bilancio statale, divorato dall’interno dall’evasione fiscale di massa e dai crescenti interessi per il continuo ri-finanziamento del debito sul mercato.

    Solo aggredendo e riportando questi fenomeni entro la fisiologia, rispetto agli attuali livelli patologici e tossici per la società e l’economia, si potra’ riportare il debito/deficit pubblico, e di riflesso lo spread, entro la media europea. Il resto sono solo rozze semplificazioni economico-giornalistiche di stampo riduzionistico!

    Mi viene da sorridere quando sento proporre la retorica dei beni comuni come terapia per la crisi italiana, quando le radici della situazione in cui ci dibattiamo stanno proprio nella predazione privata dei beni pubblici da parte di una societa’ che vede solo il proprio immediato e particolare tornaconto l’unico orizzonte futuro. La crisi finanziaria italiana e’ con evidenza un esempio emblematico e, nel contempo, l’esito finale di una “tragedia dei beni comuni” a livello nazionale.

    E’ chiaro che si tratta PRIMA DI TUTTO di cambiamenti culturali e sociali di portata storica ed epocale, al confronto dei quali il problema del debito/deficit statale e’ solo un banale fenomeno di facciata, privo di reale consistenza problematica in se’. Ci vorranno almeno una trentina di anni per riportare il paese ad un minimo di decenza CIVILE paragonabile a quella dei paesi nord Europei, esattamente quelli che occorreranno per riportare il debito dall’attuale 120% al 60% del PIL, al ritmo di un 2% annuale di abbattimento a furia di lacrime e sangue. O forse e’ un caso che la speculazione abbia preso di mira i paesi del sud Europa, accomunati da malcostumi e vizi storici che ogni tanto vengono al pettine e prendono oggi la forma dello spettro bancarotta finanziaria?

    Alla base di tutto sta l’incapacita’, prettamente cognitiva di percepire il legame ECO-SISTEMICO tra i propri interessi e quelli comuni, tra sfera privata e pubblica nella dialogica che connette gli individui alla comunità, i micro-comportamenti ai macro-effetti sistemici, i cittadini alle istituzioni democratiche, viste solo come “altro”, estraneo da spolpare, sfruttare e piegare ai propri bisogni.

    La nostra bancarotta (storica) e’ di natura CIVILE e COGNITIVA mentre il vero differenziale da colmare non e’ quello dei titoli di stato ma del livello di CIVILITA’ che ci separa dal resto d’Europa!

    Giuseppe

  4. silvia ferretto,

    @Giuseppe
    Bravissimo.Pero’ qual’e’ la conclusione?Almeno una generazione di tempo per cambiare mentalita’ ma solo in presenza di una discontinuita’ severa che temo ci imporranno dall’esterno dato che appunto essendo un problema prima di tutto culturale non sapremo risolverlo da soli.Che tristezza..

  5. giuseppe 1,

    @Giuseppe
    Analisi articolata, totalmente condivisibile. La Signora Silvia fa notare che la soluzione non è a breve termine. Se ne potrebbe, forse, uscire con un vero “patto sociale”, mettendo al bando egoismi e furberie. Ma questo è ancora più irrealistico. I lupi restano lupi. Andrà a finire male. Malissimo.

  6. Lorenzo,

    Purtroppo non se ne uscirà coi “patti sociali mettendo al bando egoismi e furberie”. Questi sono i sogni, almeno fino a quando non vedrò tolta la tredicesima agli statali, applicati costi standard a tutte le amministrazioni pubbliche (pena taglio non lineare degli stipendi con aliquota di taglio progressiva col reddito) e vendute le proprietà pubblche dopo aver tolto l’IMU per ridare fiato al mercato immobil(e)iare.
    E’ più probabile che si vada a finire in parecchi anni di crisi vera solo dopo un collasso traumatico della situazione economica.

  7. Giuseppe,

    Temo proprio di si, perche’ una nazione non si puo reggere su una impressionante serie di falsita’.

    Ho provato a stilare l’elenco dei falsi che riempiono quotidianamente le cronache dei giornali e delle TV: falsi invalidi, ciechi, malati, poveri e ricchi, indigenti, testimonianze e testimoni, pentiti, contributi pubblici, bilanci, perizie, professionisti, medici e dentisti, rendiconti, vigilanti e controllori, piste, fatture, ricette, certificati e autocertificazioni, proprietari e prestanome, dichiarazioni e comunicazioni, documenti, marchi e griffe, testimonianze, notizie, dossier, scoop, pensioni, braccianti, giuramenti, risultati sportivi, gol e autogol, esami e concorsi, graduatorie, gare d’appalto, rimborsi, sentenze, atti pubblici, contratti e verbali, banconote, assegni, ricevute, controlli, incidenti, infortuni, falsari d’ogni risma etc.. etc..

    Puo’ una nazione seria reggere l’impatto di questa realta’ taroccata e del tutto illusoria? Prima o poi tutto rischia di crollare su se stesso…. :-( (

    Giuseppe

    @giuseppe 1

  8. Vincenzo,

    @Fra
    A naso mi sembra uno spunto interessante ma sinceramente il post mi è risultato poco chiaro.

  9. eridanio,

    @Fra
    Spero tu sia molto giovane e che tu abbia ancora tempo per renderti conto e non fare danni, prima a te stesso.
    Se le cose che hai studiato, magari con sacrificio tuo de della famiglia, te le ha insegnate un professore universitario sentiti autorizzato a sputargli in un occhio.
    Leggiti questo e poi ne riparliamo
    http://library.mises.org/books/Ludwig%20von%20Mises/Human%20Action.pdf
    è in inglese, cosi fai anche esercizio linguistico
    sinceramente preoccupato
    eridanio

  10. Fra,

    eridanio :@FraSpero tu sia molto giovane e che tu abbia ancora tempo per renderti conto e non fare danni, prima a te stesso.Se le cose che hai studiato, magari con sacrificio tuo de della famiglia, te le ha insegnate un professore universitario sentiti autorizzato a sputargli in un occhio.Leggiti questo e poi ne riparliamohttp://library.mises.org/books/Ludwig%20von%20Mises/Human%20Action.pdfè in inglese, cosi fai anche esercizio linguisticosinceramente preoccupatoeridanio

    Cercherò di completarlo per capire al meglio il suo consiglio.

  11. Francesco Rhodio,

    la grande condizione storica,determinata dalla graduale sovrapposizione del modello industriale al modello agricolo,ha generato lo statalismo totalitario-comunismo,fascismo e nazismo-i cui effetti ancora imperversano in Europa attraverso uno statalismo burocratico,che legittima una democrazia consociativa,la cui punta di diamante è la tecnica dei’tavoli di concertazione’.Tanta necessaria questa tecnica,al fine di consolidare prezzi e prassi per consensi democratici,per il mantenimento della struttura statuale per quanto il potere politico-culturale proietta sulla popolazione,quali presupposte esigenze di quest’ultima,da soddisfare in modo burocratico,centralizzato,culturale,sociale,morale.Le varie forme di comunicazioni sono lo strumento necessario per tenere in piedi quanto sopra.Ma quando la comunicazione diventa velocissima-internet-il modello informatico si sovrappone al modello industriale,con ovvie riflessioni di tipo economico-politico,che travolge gli assetti fin ad ora attivi,con robusti interrogativi.Perchè penzioni e stipendi dei pubblici dipendenti non sono legati da un rapporto fisso?Per es,minimo 1 max 3? Cioè stipendio/pensione minimo 1000 euro,max 3000 euro?soluzione socialmente necessaria,socialmente giusta,praticabile,vantaggiosa per tutti. Perchè non s’introduce la moneta elettronica con saggio fiscale coordinato a scaglioni di spesa? ecc,ecc,Certamente uno Stato tecnicamente avanzato coincide con uno stato più giusto.Ll’elettore deve convincersi della sussidiarietà della cultura Statale e della necessità della libertà d’intraprendere in tutte le direzioni ed in tutti gli ambiti del mondo con cui si può entrare in contatto e creare oggettiva qualità della vita e quasi nulla ricchezza finanziaria,basata sulla espansione moltiplicativo del risparmio,poiché ogni accumulo è un reato in termini di distribuzione di ricchezza proveniente dal lavoro e,quindi,dal livello dei consumi materiali ed immateriali.franco.rhodio@gmail.com

  12. Giuseppe,

    Se l’Europa declina sotto il peso delle tasse l’Italia sprofonda sotto il peso del ricatto/furto occulto dell’evasione fiscale. I dati dei controlli effettuati nei giorni scorsi a Palermo sono impressionanti: dopo mesi e mesi di dichiarazioni pubbliche, caccia ad evasori incalliti che manco si sognano di dichiarare 10000 di facciata e di eclatanti blitz della Guardia di Finanza per tutto il belpaese, i commercianti palermitani non rilasciano scontrini nel 70% e passa dei casi.

    Ma vi rendete conto dell’enormita’ del furto perpetrato da questa gente ai danni della collettivita’, che ovviamente piange miseria e se la prende con l’oppressione fiscale dello stato magari scendendo in piazza a manifestare contro le tasse. Non si riuscira’ a ridurre la pressione fiscale se questo vergognoso fenomeno, sintomo di incivilta’ radicata e di spirito di rapina ai danni delle persone oneste, non verra’ ricondotta in limiti fisiologici e minimamente decenti.

    La prima mossa per lottare contro il declino, che ha fatto mobilitato Giannino e i suoi adepti, sarebbe una lotta serrata all’evasione/rapina fiscale, vero proprio cancro che corrode alle basi e in modo occulto i fondamentali del vivere collettivo e la decenza civile. Ma, guarda, caso il manifesto dei buoni propositi Gianniniano si e’ scordato di citare il problema tra quelli di piu’ urgente soluzione. Che strana dimenticanza, vero!

    E sempre e solo colpe dello stato e dei suoi odiosi balzelli, non e’ vero?

    Giuseppe

  13. Fra,

    eridanio :@FraSpero tu sia molto giovane e che tu abbia ancora tempo per renderti conto e non fare danni, prima a te stesso.Se le cose che hai studiato, magari con sacrificio tuo de della famiglia, te le ha insegnate un professore universitario sentiti autorizzato a sputargli in un occhio.Leggiti questo e poi ne riparliamohttp://library.mises.org/books/Ludwig%20von%20Mises/Human%20Action.pdfè in inglese, cosi fai anche esercizio linguisticosinceramente preoccupatoeridanio

    Non ho capito bene il suo intento. Credo volesse dirmi che l’economia non è solo matematica. Credo sia evidente. Ma attualmente, e con un crescendo fin dagli anni 80, è la matematica che governa l’economia ed è sicuramente la principale causa della crisi mondiale in corso. Per quanto riguarda i danni, rimaniamo un poco nel vago… I danni li hanno fatti decisamente di più altri !

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