Ricevo e diffondo.
(traduzione sotto)
‘Na compagnía de amïxi s’assetta pe çenâ inte’n restorante ou bordu d’u mâ.
Primm-a de comandâ, i sun týtti d’accordiu che ciaschedun u paghià u seu cuntu. Quarchedun u comanda âgoste e champagne, ätri i comandan insalatta in cundiggiùn e ægua San Pelegrìn. Insciâ fin, quelli ch’àivan mangiòu l’ägosta s’accorzen de no avéi e palanche bastanti pe pagâ a seu parte d’u cuntu e pe desbelinâse i domandan de dividde u cuntu tra týtti i amïxi d’in gïu â töa, inclýsi quelli ch’àivan comandòu l’insalatta in cundiggiùn.
Ma a questi ýrtimi ghe gîa u belin e dîxan: mancu p’ou belin e mancu pe duî.
Morâle de-a fôa: viâtri ou seu postu, ve sentiêsci de dagghe tòrtu? Ascì se lê i ne indicassen a via de-a coxinn-a pe aggiuttâ u striggiun a lavâ i ciatti e-e pignatte pe quarche tenpu?
Zà che questa, õ figgeu, a l’é a mainêa ciý sencia pe inlustrâ a crixi de-i poffi “sovrani” de-a zona euro…
TRADUZIONE (un poco edulcorata…)
Un gruppo di amici si incontra per una cena in un ristorante sulla riva del mare.
Prima di ordinare, si trovano tutti d’accordo sul pagare conti separati. Qualcuno prende aragosta e champagne, altri insalatona e acqua San Pellegrino. Verso la fine, quelli che avevano mangiato aragosta si rendono conto di non avere abbastanza soldi per pagare la loro parte di conto e per cavarsi d’impaccio propongono di dividere il conto in parti uguali, inclusi quelli che avevano scelto l’insalata.
Ma questi ultimi non sono del tutto d’accordo e dicono: neanche per scherzo!
Morale della favola: se voi foste al loro posto, ve la sentireste di dargli torto? Anche se indicassero la via della cucina per aiutare lo sguattero a lavare piatti e pentole per un po’?
Perché questo, cari amici, è il modo più sensato per illustrare la crisi dei debiti sovrani della zona euro…
HT: Amb.



La cosa che fa specie è che quelli dell’aragosta hanno un mucchio di case in giro per il mondo e non le vogliono vendere o mettere a reddito…
@Mandingo
Caro Mandingo, gli Italiani, ma non solo quelli, ahnno la memoria corta. I tedeschi infatti non ricordano nemmeno chi ha garantito per i loro debiti per la riunificazione nè tantomeno che ha sopportato i loro “finanziamenti” usurai (non della Merkel s’intende, ma delle banche tedesche, cioè della serie se non è zuppa ….) alla grecia. Prima li hanno spinti a spendere e poi gli danno lezioni di morale. Forse non ricordano che non molti anni fa proprio Francia e Germania erano ben oltre la soglia concordata del rapporto deficit/PIL, e per loro si è fatta una deroga, col voto favorevole anche dell’Italia. Purtroppo i nostri commensali ingombranti non sono mai stati affidabili, partono sempre dal presupposto, indimostrato, di essere i migliori in ogni cosa e di avere il diritto di piegare al loro volere anche gli altri. Sia noi che loro non abbiamo impareto nulla dalla Storia.
@Marco Tizzi
Quindi l’Argentina, il cui debito era “garantito” dal Banco Central, non sarebbe mai dovuta fallire. Questo perché, per ripagare un debito, basterebbe stampare soldi. Se questa fosse l’origine della ricchezza, potremmo buttare alle ortiche tutto il nostro sistema economico-produttivo e dotarci unicamente di rotative in quantità.
Certo, una banca centrale potrebbe creare dal nulla la liquidità necessaria a coprire i titoli di debito pubblico, ma così facendo ne annacquerebbe il valore e, surretiziamente, impoverirebbe i detentori del debito suddetto.
La capacità d’indebitamento di un’economia non è illimitata, ed è direttamente correlata ai suoi fondamentali economici. Più un’economia è sana, capace di generare ricchezza vera, più la sua pubblica amministrazione potrà indebitarsi verso l’esterno portando a garanzia implicita lo stato di salute dell’intero sistema paese, che riguarda non soltanto il sistema economico ma anche quello politico e sociale.
Per quale motivo, secondo lei, gli investitori oggi chiedono all’Italia un tasso d’interesse sui BTP decennali che è cinque volte superiore ai corrispondenti Bund (6% vs 1.2%)? Pensa che se ci fosse ancora la Banca d’Italia che stampa lire, il nostro debito sarebbe maggiormente “garantito”? Al contrario, incorporando l’inflazione implicita nell’esercizio continuato di tale pratica, probabilmente i tassi sarebbero come a fine anni ottanta, ossia a doppia cifra.
L’assenza di una banca centrale stampatrice non è la causa dell’attuale crisi: ne ha solo accelerato le contraddizioni e l’ha portata allo scoperto prima. L’Europa è in crisi per aver voluto unire sistemi economici diversissimi, e dalle abitudini di spesa diametralmente opposte, senza un’unione politica capace di omogeneizzare le differenze.
Per questo l’esempio della cena al ristorante, nella sua estrema semplicità, non è così sballato.
@Giorgio L.
La banca centrale Argentina non ha potuto sostenere il pegging con il dollaro, questo è un dato di fatto.
I default di paesi sovrani possono solo essere volontari (vedi due volte Russia ultimamente) oppure accordati (vedi il più grande default di tutti i tempi, Germania 1952, che i tedeschi casualmente dimenticano spesso).
I creditori chiedono all’Italia il 6% molto semplicemente perché sanno che, utilizzando una moneta non propria, l’Italia non ha scelta, quindi sono loro a comandare. Prima ci hanno provato con la Grecia, hanno visto che non c’è stata reazione, adesso continuano, sempre più grande.
Arriverà anche la Germania, stia tranquillo.
A nessun trader, nessun fondo, nessun investitore degno di questo nome è mai fottuto alcunché dei fondamentali, nemmeno di un’azienda, figuriamoci di uno Stato.
I soldi sono solo numeri in un computer, facciamocene una ragione.
e la finanza cerca solo di aumentare i numeri nei propri computer.
Non esiste un livello di debito di indebitamento “troppo alto”, lo dimostra non solo il Giappone, ma anche il fatto che 15 anni fa “troppo alto” era il 60%, oggi è l’80%.
La verità è che questo Euro non funziona, non ha mai funzionato e quindi o si cambia tanto e in fretta oppure scappiamo perché così com’è è diventato il più grande sistema di impoverimento di massa dalla fine del comunismo.
@Marco Tizzi
Sicuramente i default sovrani sono volontari, ma è chiaro che se avvengono è perché i paesi coinvolti arrivano a un punto oltre il quale il fallimento diventa l’unico sbocco a un debito non più sostenibile. Nessun paese fallirebbe solo per il gusto di farlo.
Non seguo il suo ragionamento sul tasso al 6% legato alla moneta non propria dell’Italia. Più che altro perché sono convintissimo che, se domani tornassimo alla lira, i tassi non sarebbero del 6% ma forse del 15%.
Posso assicurarle che dei fondamentali ce ne “fottiamo” abbastanza, non solo delle aziende ma anche (anzi, ultimamente soprattutto, forse troppo) dei paesi; prova ne sia l’attesa spasmodica alla diffusione quotidiana dei dati macroeconomici dagli USA, dall’Europa e dalla Cina. A volte si guarda persino TROPPO a questi fondamentali, tanto da oscurare le differenze (sempre fondamentali) fra le aziende dei diversi paesi, che vengono così travolte dal basso giudizio del sistema nel quale si trovano a operare, a volte incolpevolmente. Caso tipico: le banche italiane, alcune con fondamentali migliori di quelle germaniche, ma penalizzate dal sistema-Italia.
Il pensare che i soldi siano numeri in un computer dimostra solo quanto ormai sia profondo lo scollamento fra l’economia reale e quella di carta. La finanza probabilmente si comporta come lei dice, ma l’economia non è solo finanza. Per fortuna.
Sì, nessuno può sapere qual è il livello “giusto” di indebitamento. Questo non toglie che, oltre un certo punto, crea più problemi di quanti ne risolva. Oggi le asticelle sono tutte spostate verso l’alto, avendo dovuto mettere mano al portafoglio dopo la crisi di Lehman, e non mi pare che stiamo meglio di prima. Direi, al contrario, che siamo tutti più fragili. A ogni asta ci sono sempre più ingenti masse di titoli che devono essere rinnovati, riversandosi sul mercato e drenando liquidità che dovrebbe indirizzarsi verso impieghi maggiormente produttivi.
Tizzi, da lei che continua a paventare corsi e ricorsi storici con la Germania nazista e lo sbarco alleato, questa esaltazione del Giappone non me la sarei aspettata!
Fuor di battuta, il Giappone forse è l’esempio che più si avvicina allo schema-Ponzi di cui parla ogni tanto. Debito detenuto quasi interamente all’interno, a tassi reali negativi. Lei acquisterebbe titoli giapponesi? Io francamente no. Lo fanno solo i residenti, e il gioco continua fintantoché potranno permettersi di congelare ricchezza in titoli sovrani con un valore effettivo molto inferiore al facciale, con i giapponesi che si illudono di essere più ricchi di quanto realmente siano. Perché l’effetto spiazzamento di una tale massa di debito è evidente, come dimostra il fatto che sono in stagnazione da oltre vent’anni.
@Giorgio L.
) cancelliera non poteva agire.
Rischio sempre di essere frainteso quando scrivo e devo ripetere sempre la stessa cosa: se la domanda è “questo sistema mi piace”? la risposta è un no assoluto.
Ma IN QUESTO SISTEMA pensare di fermare i debiti è un modo sicuro (e infatti perfettamente funzionante) di diventare tutti molto poveri. Perché il rientro dai debiti in un sistema basato sul debito significa solo una cosa: bancarotte a catena.
Inoltre continuiamo a dimenticarci che tutto questo macello nasce sui debiti privati USA, continua coi debiti privati spagnoli e irlandesi e ancora, a tutt’oggi, ha avuto un problema di debito pubblico solo in Grecia in cui, mi si permetta, peggio di così la (vostra adorata
Allora, se vogliamo cambiare sistema io sono tutto occhi e orecchi e aperto a qualsiasi (ma proprio qualsiasi) alternativa.
Ma se invece vogliamo far finta che il sistema sia diverso da quello che è, cioé un sistema con moneta finta basato sul debito, allora non mi sta più bene.
Per quale assurdo motivo il popolo italiano deve essere accusato dagli olandesi di essere “troppo indebitato” quando questi hanno sulle spalle di ogni singolo cittadino una cosa come 4 volte il reddito annuo di debiti personali?
Stanno diventando solo preconcetti razziali, tutto qui. Figli di un’unione monetaria che i bravissimi nordici non hanno mai voluto e che continuano a non volere.
L’altro ieri ero a Londra e parlavo con un amico che lavora da tanti anni nella City. Mi ha dato una spiegazione molto semplice e molto pratica (tipica del mondo anglosassone) della situazione: nella City stanno tagliando a manetta, vai al lavoro la mattina e non sai se la sera l’avrai ancora.
In questa situazione le direttive dall’alto, +/- generalizzate, sono: investire in qualsiasi paese dell’eurozona che abbia un rischio di svalutazione in caso di breakup dell’euro (per ora solo piigs, ma domani chissà…) viene fatto a personale rischio e pericolo. Che significa: se poi cannate avete perso il lavoro.
Ovviamente in una situazione del genere il singolo gestore non si pone nemmeno il problema, perché mai dovrebbe?
Sui fondamentali, senza offesa, abbiamo temo visioni molto diverse di cosa sia un fondamentale: la Germania ha un’industria fondata sull’automotive (UN settore, nemmeno molto in forma), un sistema bancario completamente a pezzi, un welfare insostenibile a detta degli stessi tedeschi.
E viene considerata il “luogo sicuro” per eccellenza.
Personalmente investirei molto più volentieri in titoli Giapponesi, se fossi un giapponese, piuttosto che in titoli tedeschi se fossi un tedesco
Ma questa è un’idea personale, liberissimi tutti, ci mancherebbe, di pensarla diversamente.
Resta il fatto che dove un’obbligazione statale non è come un’obbligazione aziendale, sorretta e garantita da qualcosa di minimamente concreto, ma è semplicemente garantita da una banca centrale. Che funge da garanzia, non per forza da torchio. Serve minacciare il torchio, non per forza usarlo.
Per capirsi: se parmalat fa default posso forse sperare di raccattare qualcosa dal fallimento, se gli USA decidono di non pagarmi le obbligazioni ho solo la scelta di prendere il mio simpatico esercito e provare a prendere i miei soldi.
Dove non c’è la banca centrale che garantisce, alla fine hai un pezzo di carta con sotto il nulla assoluto: in questo è abbastanza curioso che lo spread sia ancora solo intorno ai 500.
@Marco Tizzi
Il mio professore di filosofia m’insegnò che, per poter discutere costruttivamente, due persone dovrebbero condividere almeno una base di partenza compatibile. Chiaro quindi che se per lei l’economia capitalistica è un “sistema di moneta finta basato sul debito”, potremmo andare avanti per un anno intero senza mai incontrarci. Peraltro, questa idea piacerà moltissimo a chi spera di veder saltare tutto per aria, perché un sistema del genere prima o poi dovrà collassare.
No, non dimentico l’origine della crisi dai mutui subprime USA. A ciascuno il suo: l’Italia ha il problema del debito pubblico come gli USA hanno sempre avuto quello dell’eccessivo debito privato. Ma non dimentico nemmeno che le radici affondano nella metà degli anni novanta, quando l’amministrazione Clinton mosse una sistematica guerra ideologica contro le banche, che (secondo loro) davano i mutui solo ai bianchi ricchi, spingendole così ad abbassare drasticamente i loro parametri di finanziamento e concedere mutui -mi passi la volgarità- a cani e porci. Gran parte delle porcherie alla base dei titoli cartolarizzati, che poi innescarono il macello nel quale siamo ancora dentro, viene da lì.
Li sente i nostri telegiornali, che aprono tuonando contro l’avidità delle banche responsabili di tutto e poi, cinque minuti dopo, mandano in onda un servizio grondante democratiche lacrime dove ci si lamenta che le banche non concedono più mutui ai “poveri” giovani senza futuro perché le garanzie richieste sono troppo elevate? Ma ci sono o ci fanno?
Come vede Tizzi, gratta gratta l’assassino è quasi sempre il maggiordomo-stato, che parte pieno di buone intenzioni e poi combina disastri.
Lei dice che la Germania si basa solo sull’automotive? E’ il settore di punta, questo è certo, ma in borsa io vedo quotati colossi industriali come Siemens, Basf, Thyssen, e che non c’entrano nulla con il settore finanziario o dei servizi (Deutsche Telekom, RWE, E.On per intenderci). Autentici giganti multinazionali, che fatturano circa metà del loro giro d’affari fuori dall’Europa, quindi non legati esclusivamente all’indotto dell’automobilistico, e che sono parte integrante dei “fondamentali” che costruiscono la reputazione della Germania nel mondo. L’Italia, invece, che cos’ha da mettere sul piatto? La Fiat, che poi ormai è mezza americana? E che altro?
Il Welfare tedesco è al collasso? Qui non sono in grado di controbattere. Mi limito a constatare che probabilmente TUTTO il welfare dell’Europa continentale è ormai insostenibile e destinato a un brusco dimagrimento. Però facciamo così. Penso siamo entrambi abbastanza giovani da poter aspettare una decina d’anni e vedere se collassa prima il welfare tedesco o quello italiano. Io scommetto sul secondo.
Sulla Grecia, se mi permette, quelli che dovevano agire per primi erano i Greci. Se lasciamo che siano gli altri a metterci le mani, lo faranno da pari loro, ossia con brutalità e con attenzione più alle proprie esigenze che a quelle locali. Ma pensa forse che noi saremmo stati capaci di fare meglio? Io piani alternativi “ufficiali” non ne ho sentiti. Critiche tante, questo sì, ma criticare è facile, lo sa bene anche lei.
Sul valore delle obbligazioni statali davvero non riesco a seguirla. Ma secondo lei, allora, il diverso merito di credito fra i debiti sovrani da dove deriva? Dalla velocità delle rotative delle rispettive zecche? O magari dalla forza del loro esercito? Che poi la correlazione dovrebbe essere inversa. Perché mai dovrei acquistare Treasury americani, ben sapendo che in caso d’insolvenza non potrei mai muovere guerra per riprendermi i quattrini? Molto meglio le obbligazioni del Lussemburgo!
Per quale motivo i Treasury sono AAA e i bond Colombiani BBB-? Eppure la banca centrale c’è anche lì, e stampa bene come la Fed. Dovrei essere garantito allo stesso modo, no? Tutti pregiudizi razziali? Allora l’Islanda non sarebbe mai dovuta fallire.
Lei fa un parallelo con la Parmalat. Benissimo. Le obbligazioni private sono sostenute dalla capacità reddituale dell’impresa emittente, quelle statali idem. Solo che la “capacità reddituale” di uno stato è data dal suo sistema fiscale, diretto e indiretto. Più il sistema-paese è capace di stimolare positivamente l’economia, impiegando oculatamente i proventi fiscali, più l’economia lo ripagherà con ancora maggior gettito, e il suo merito di credito sarà elevato. Se, al contrario, lo stato impiega malamente il maltolto, sperperandolo in spesa corrente e spingendolo a fare ancora più debito e tasse, strangolando l’economia, la sua affidabilità nel tempo si deteriorerà e sarà inevitabilmente punito da mercati, che perderanno fiducia nella sostenibiltià del debito e chiederanno tassi sempre più elevati. Le banche centrali non garantiscono proprio nulla da questo punto di vista. Se stampano moneta dal niente, di fatto ne diluiscono il valore. Certo, nel breve periodo agevolano il debitore perché svalutano la massa del suo debito, ma alla lunga non fanno un favore a nessuno.
Non dico che i mercati (e le agenzie di rating) non sbaglino, e che non ci siano anche storture evidenti, ma i numeri che leggiamo sugli schermi dei PC sono al momento la mappa più affidabile di come le diverse economie nazionali sono percepite dagli investitori internazionali, ed è una mappa comunque assai più sincera delle balle che i politici nostrani ci raccontano alla conclusione di ogni eurovertice.
La nostra economia è basata sul debito? E’ basata ANCHE sul debito, perché un certo grado di leva finanziaria è fisiologico, soprattutto nelle imprese sane e capace di mettere a frutto i capitali presi a prestito, ma c’è un livello oltre il quale si salta. Rientrare parzialmente dal debito, se questo è troppo elevato, non provocherà bancarotte a catena. Ci faremo male, questo sì, ma sarà il giusto prezzo da pagare per esserci illusi di poter vivere indefinitamente sui nostri debiti senza che nessuno, un domani, venisse mai a reclamarli. Bene, è ora di svegliarci.
Con stima.
@Giorgio L.
Avevamo professori di filosofia in gamba
Provo per punti:
- per me il sistema in cui siamo ora non è capitalismo, il punto sta lì. Vogliamo chiamarlo “finanziarismo” o qualche altra definizione a piacere, ma credo che con una moneta fiat e la riserva frazionaria non si possa parlare di vero capitalismo perché il capitale non c’è. O meglio: essendo “generato” finisce che il potere in mano a chi lo può generare, direttamente o indirettamente, e quindi (certo!) il colpevole è sempre il nostro maggiordomo Stato, che più che maggiordomo è padrone assoluto.
Perché secondo me stato e capitalismo non possono convivere o comunque la convivenza è sempre conflittuale. In questo sono più d’accordo con Rothbard che con i suoi maestri, ovviamente mi vien da dire ritenendomi profondamente anarchico.
E quindi certo che salti tutto in aria, prima o poi. Sta decidere se prima o poi e, soprattutto, cosa succederà dopo.
Spero che così si stabilisca una base, non so se compatibile.
- Per quanto riguarda la dipendenza dell’economia tedesca dall’automotive basta pensare che delle 10 più grandi aziende 3 sono direttamente automotive e siemens sicuramente farebbe fatica ad essere forte senza. L’automotive impiega direttamente qualcosa come 900 000 persone (che significa che se dovesse crollare il settore ucciderebbe i conti pubblici per gli stabilizzatori automatici), produce oltre il 10% del PIL, che in un Paese che ha il 70% del PIL fatto di servizi significa un terzo del resto, a cui va aggiunto tutto l’indotto.
Inoltre la Germania è molto più assemblatrice che produttrice di componentistica, cosa che la espone molto di più rispetto per esempio all’Italia al pericolo della rivoluzione elettrica.
Insomma: la cara vecchia America sfoggia Google-Microsoft-Apple, la Germania risponde con VW-BMW-Mercedes e in questa terza guerra mondiale (che è tra loro due, non ci illudiamo) da che parte bisogna stare?
Io non ho dubbi a scegliere USA, forse perché personalmente odio l’automobile, chissà.
Per quanto riguarda il welfare tedesco, legga qui:
linkiesta.it/debito-italia-germania
e qui:
presseurop.eu/it/content/news-brief/981591-l-imbarazzante-verita-sul-debito
Non cito accaniti comunisti mediterranei, son tutti tedeschi che scrivono.
- per quanto riguarda le obbligazioni di Stato: innanzitutto i mercati non sono perfetti, mai e tanto meno questo. Pensare che le differenze di rendimenti siano davvero specchio della solvibilità mi sembra davvero un’illusione, col massimo rispetto. Sui giudizi delle agenzie di rating c’è un articolo e (corposa) discussione ad hoc qui: chicago-blog.it/2012/07/17/in-difesa-delle-agenzie-di-rating/
Inoltre lei mi pare dimenticare sempre il rischio cambio: possono stampare quel che vogliono, ma se io poi quella moneta non posso usarla che me ne faccio?
E qui sta tutto il gioco a mio parere: il rischio cambio è paragonabile al rischio inflazione? Per me no, io penso che i cambi siano estremamente fluttuanti e soprattutto nei cambi il nostro amico Stato interviene spesso, mentre l’inflazione, intesa come aumento dei prezzi, mi pare più “naturale” stabile. Quindi a naso mi pare che investire in un titolo di Stato con una moneta diversa da quella che devo investire sia molto più rischioso di investire nei titoli di Stato della propria moneta, pur incamerandoci il rischio inflazione.
Quindi la differenza tra Colombia e USA sta soprattutto nel fatto che di gente con in mano moneta Colombiana da investire ce n’è poca assai.
Mentre nella scelta tra lussemburgo e usa non mi pongo problemi perché il primo NON ha una banca centrale, mentre il secondo sì, quindi per me il secondo è comunque e sempre più sicuro (anche incamerandomi il rischio cambio).
Inoltre la seconda ha un esercito talmente cazzuto da obbligare mezzo mondo ad usare il dollaro come riserva se non addirittura come moneta e S&P o Fitch possono anche dirmi che il Lussemburgo sia 5A e 4 stelle Michelin, ma per me gli USA saranno sempre un porto più sicuro, senza dubbi.
E temo proprio che anche i grandi investitori di dubbi ne abbiano pochi: dove non c’è una banca centrale non si investe, con le poche eccezioni che derivano da una parte dalla scommessa di un breakup dell’eurozona e di una eventuale rivalutazione della nuova moneta locale, dall’altra dal fatto che ben pochi credono che se il debito tedesco e francese dovesse scoppiare la BCE non interverrebbe subito strafottendosene di regole e mandati.
Insomma: è vero che nell’eurozona nessuno ha veramente una banca centrale, ma è anche vero che qualcuno un po’ ce l’ha
@Giorgio L.
P.S.
Quando parlo di sistema basato sul debito, intendo da un punto di vista monetario…
en.wikipedia.org/wiki/Debt-based_monetary_system