Attenti a credere che la Germania paghi tutto, per una volta rileggiamo Keynes. E attento Monti a non fare come Schumpeter, ministro “tecnico” delle Finanze nell’Austria del 1919 gravata dal debito pubblico: propose tasse e patrimoniale, e finì travolto lui col suo Paese. Tra le pistolettate.Dissociate. Scisse. In armi l’una contro l’altra. L’Europa reale e l’Europa del male. L’economia reale di imprese e famiglie da una parte e quella dei soloni pubblici – governi e regolatori, ma anche sistema del credito e banche centrali – sembrano correre in direzione opposta. Ma sullo stesso binario. O si trova lo scambio giusto, nel poco tempo rimasto, oppure lo scontro e l’esplosione dell’euro sarà ancora più sanguinoso del suo doloroso preavviso, che si dipana da due anni e mezzo.
In Grecia, in Spagna, in Portogallo, in Italia. Quando 11 milioni di soli giovani sono senza lavoro, uno su due in Grecia e Spagna e uno su tre in Italia, quando da noi supera ormai le mille unità al mese il numero di aziende fallite, i tempi lenti e gli esiti inconcludenti dell’europolitica e l’autotutela del sistema bancario sono come due lame di una forbice. Che si chiude implacabilmente, trinciando continuità e sostenibilità di reddito e patrimonio di famiglie e imprese. E che scatena scenari politici sempre più fuori controllo, tra esasperazione e protesta. Senza che sia più facile distinguere.
Perché se assalti e pacchi bomba a Equitalia e spari ai manager del nucleare sono atti criminali di pazzi pericolosi da arrestare, la protesta di massa contro lo Stato italiano ladro che prende e non paga è invece e assolutamente non solo comprensibile, ma sacrosanta. L’intera filiera dell’edilizia italiana – da Confindustria a Confartigianato alle Coop, dagli asfaltatori a ingegneri e architetti – ha appena deciso di portare lo Stato alla sbarra, di chiedere ai tribunali i decreti ingiuntivi contro il presunto custode della legalità che si è fatto invece bandito da strada. E’ la giusta risposta a uno Stato ladro. Ma intanto la politica e i regolatori pubblici non capiscono, che la risposta a mezza Europa che esplode nella protesta deve avere tempi rapidi, per essere efficace.
Innanzitutto, il bradipo pubblico sta in Europa. E attenti a sbagliare il calcolo, su quello che può pagare o non pagare la Germania. È un problema su cui l’Europa ha più volte sbattuto contro il muro la testa. E non solo quella.
“Nell’Europa continentale la terra trema, e nessuno sembra accorgersi del brontolio. Non è solo una questione di sperpero delle risorse, o di ‘problemi del lavoro’; è una questione di vita e di morte, di fame e di sopravvivenza, nonché delle spaventose convulsioni di una civiltà in agonia… Noi tendiamo a considerare anche i più singolari e temporanei dei nostri più recenti avanzamenti come un fatto naturale, permanente, e a dipenderne, e a fare progetti, di conseguenza. Su tali fondamenta false e sabbiose costruiamo i nostri progetti di miglioramento sociale e prepariamo le nostre piattaforme politiche, inseguiamo le nostre animosità e le nostre ambizioni individuali, e ancora pensiamo di avere sufficienti margini di manovra per alimentare, non per placare, il conflitto civile in senso alla famiglia europea”.
Sono parole scritte nell’estate del 1919, mentre si firmava il Trattato di Pace di Versailles. Le scriveva John Maynard Keynes, nel suo libro migliore e l’unico profetico, Conseguenze economiche della pace. Avrebbero fatto bene a prestare fede a quel suo unico libro allora, invece di sopravvalutare tutto quanto scrisse dopo. Ma anche allora, a far commettere un gravissimo errore che riavvampò l’Europa per 25 anni, fu un calcolo sbagliato su quello che la Germania avrebbe potuto o meno pagare. Allora, il problema erano le riparazioni postbelliche, dovute alle Quattro potenze vincitrici del primo conflitto mondiale. Oggi, la questione è che cosa la Germania sia disposta a pagare per tenere in piedi l’euro. Keynes vide bene allora ma rimase inascoltato: la Germania si sarebbe sottratta a quelle condizioni capestro, e sarebbe stato un disastro per tutti.
Oggi, il rischio è diverso ma insieme uguale. Non rischiamo la guerra con i tedeschi che sfilano sotto l’Arco di Trionfo. Rischiamo tuttavia una spirale da film del terrore.
La Grecia che va a nuove elezioni a giugno pensa di poter ricattare la Germania col grande botto per tutti in cui si risolverebbe la sua uscita dall’euro, se non le allentiamo il collare del troppo rigore. Milioni di greci perderebbero tra il 50 e il 65% di quello che hanno, in termini reali, ma anche per il resto d’Europa fuga dei capitali, blocco dei pagamenti ed esplosione delle bombe negli asset bancari spagnoli e a seguire sarebbero nuovi milioni di disoccupati in più. Riusciranno Hollande, Merkel e Monti a capire che la difesa dell’euro che dichiarano a parole deve contemperare un meccanismo davvero cooperativo da affiancare al rigore, che non passi per la via “i tedeschi pagano per tutti”? Altrimenti, dal ricatto greco si sprigioneranno aspidi e colùbri. I popoli seguono l’antipolitica di chi dice no al rigore, da destra e da sinistra. E sfacciatamente alle obese macchine pubbliche europee la cosa fa un sinistro piacere.
Il bradipo sta nei regolatori bancari. E’ vero, il sistema italiano del credito non se la passa affatto bene. I 270 miliardi che ha portato a casa dal trilione e rotti di euro offerti al mercato a tasso negativo per un triennio da Draghi e dalla sua Bce, servono a malapena a coprire le proprie obbligazioni bancarie in scadenza nell’anno. Nel 2012, la redditività del credito – il Roe – tende a zero e il cost-income sfiora e supera il 70%. E per di più Bankitalia ha chiesto alle banche di riprendere a comprare titoli del debito pubblico, al ritmo di 27-32 miliardi al mese: scelta sbagliata, perché dovendoli valutare nel conto patrimoniale a valore di mercato, con lo spread che risale significa solo bloccare patrimonio a riserva, distogliendolo dal credito a imprese e famiglie che infatti è desertificato. Leggere gli utili trimestrali comunicati dai due grandi istituti italiani fa imbizzarrire le imprese. Come le fa impazzire che, nel provvedimento proposto da Passera per avviare a pagamento una piccola goccia del debito commerciale che lo Stato deve alle imprese. si garantiscano le banche tramite fondo di garanzia, mentre le aziende restano esposte loro al rientro bancario, se lo Stato non paga come sinora non ha pagato.Un’altra strada è praticabile, come ho centro volte spiegato, senza creare debito pubblico aggiuntivo tramite CDP, e senza lasciare le imprese esposte alle banche, perché in quel caso le aziende non sono riabilitate all’esercizio del castelletto bancario col quale scontavano il circolante in tempo ordinari.
Il bradipo sta infine nel governo Monti. Pochi ricordano che Joseph Schumpeter, il geniale teorico della distruzione creatrice d’impresa, resse per qualche mese nel 1919 da ministro “tecnico” le Finanze nell’Austria, travolto l’Impero di Francesco Giuseppe. Lo Stato austriaco non aveva di che pagare. E la scelta era come fare, rispetto all’oceano di debiti pubblici e di guerra. Ci sono solo cinque modi per farlo, disse Schumpeter. Il primo è ripudiarli, come fece Lenin nel 1918, e avrebbe poi fatto Hitler nel 38. E come ripetono oggi in tanti: funziona però solo se hai in mente di ritirare il tuo Paese dal mercato mondiale per molti anni, e Lenin infatti di Impero voleva solo quello rosso, zio Adolf quello Nero. Il secondo modo è un disconoscimento di fatto, ricontrattandone interessi, scadenza e restituzione del capitale: come ha già fatto la Grecia, e non le è bastato. Il terzo è di abbatterne il valore reale con un’inflazione mostruosa: l’Italia l’ha fatto per anni, e si è ritrovata in ginocchio, due volte peggio di prima. Il quarto è una crescita economica a razzo, che aumenti il Pil. Il quinto, infine, è abbassare la testa e pagare, a qualunque costo, alzando le tasse anche se sono già a livelli rapinosamente record, ammazzando impresa e lavoro.
Schumpeter scelse la quinta strada. In un’Austria in ginocchio e bloccata da scioperi e pistolettate, propose la maxipatrimoniale sui ricchi. Fu travolto in poche settimane. E l’Austria dopo qualche anno finì al Terzo Reich.
Ci pensi, Monti. Per evitare il cozzo tra l’Europa reale e l’Europa del male bisogna che non sbagli a Bruxelles. Ma bisogna che cambi comunque marcia in Italia, ci sia l’euro oppure no. Per crescere bisogna vendere i mattoni pubblici per abbattere il debito dello Stato, tagliare 100 miliardi di spesa corrente per meno tasse. In tre anni, ma da subito. Spero Monti non pensi di esser migliore di Schumpeter. Perché altrimenti la fine è quella. Se a un cavallo stremato da vent’anni come l’Italia dai di frusta e speroni come fosse in corsa e salute, non hai curato il cavallo. Lo hai ucciso.



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E perché mai? Anche troppo un processo per siffatti criminali che sono i veri responsabili della crisi. Vogliamo ricordare la Lehman Brothers o la più recente JP Morgan? Cani del genere dovrebbero essere lasciati vivi? Se non sono schiacciati, ci schiacceranno loro, le chiacchiere contano poco…
Di grazia, lasciate perdere idiozie reazionarie come tolleranza zero, finestre rotte e tutto l’armamentario di stupidaggini del pensiero repubblicano americano. Tolleranza zero solo per i criminali della finanza e per i corifei che essi hanno in ogni Paese. Questi ultimi, tra l’altro, li possiamo individuare subito!
@Paolo Venturini
Ma Lei si considera tollerante nei confronti delle opinioni altrui?
A me pare che Lei sia il paladino dell’intolleranza.
O forse sei solo un troll?
Dunque bisognerebbe che qualche magistrato spiccasse un mandato di cattura per tutti i responsabili della finanza speculativa e per tutti coloro che li difendono sui giornali e ovunque. L’accusa, per questi ultimi, dovrebbe essere “alto tradimento” contro l’Italia.
@Paolo Venturini
Sei solo un troll. Punto.
Non sono tollerante con chi specula senza regole e senza controllo. Sono, semplicemente, per la condanna a morte in questi casi. Qui non è questione di critica al libero mercato, ma semplicemente di critica alle degenerazioni speculative di certi aspetti del mercato finanziario. Esiste in italia il reato di usura, ma quello che i grandi amministratori di hedge funds fanno è di molto superiore ai peggiori usurai. E qualcuno ancora la mena con storie ridicole come i forestali calabresi, i dipendenti regionali della Sicilia e cosucce del tutto insignificanti come queste.
Troll? E perché mai? Perché polemizzo?
Tutte le volte che sento o leggo le stupidaggini contro gli ” speculatori ” mi viene sempre in mente il Manzoni e i capitoli dei Promessi Sposi sugli ” untori ” che erano considerati la causa della peste. Mi rendo conto che coloro che vivono alla grande sul lavoro altrui – tutti i dipendenti PA , loro parenti, amici ,membri di cosche mafiose ,mondo politico e suoi servi – sono terrorizzati dall’idea che qualcuno inizi a rendersi conto di cosa costa il mondo pubblico e che un suo drastico ridimensionamento è assolutamente necessario, forestali calabresi, camminatori siciliani , ciechi che guidano a Napoli , dipendenti di comunità montane pugliesi o sarde sul livello del mare e altre schifezze del genere, compresi . Poi parliamo dei comuni di mille persone, delle province inutili , cioè tutte , delle regioni fasulle tipo Molise e altre cose vomitevoli che costano moltissimo e non solo non producono nulla , ma fanno dei danni a coloro che cercano faticosamente di produrre. Vorrei poi sapere come mai gli speculatori non fanno nulla contro Germania, Svizzera , Norvegia, Danimarca , Svezia, Australia, Canadà, e tanti altri paesi simili e se la prendono – in che modo ? me lo spiega ?- comntro i favolosi popoli grecolatini portatori di civiltà millenarie e popolati da fannulloni,ladri e truffatori del nostro tempo.
Oh, mamma mia, ancora con i forestali calabresi, cavolo che problema, che dramma!
Che esista un problema di finanza speculativa è evidente, se ne sono accorti anche in America con il fallimento della Lehman Brothers. Solo che in quel Paese domina un’ideologia selvaggia e bestiale di liberismo assoluto contrario ad ogni forma di regolamentazione dell’economia. E dunque non vedono l’ovvio. E’ ovvio che se il fallimento di una banca di quelle proporzioni mette in crisi l’economia del Paese, essa dovrebbe sottostare a certe regole (la più elementare: separare nel settore bancario le attività commerciali da quelle di investimento). Ma le menti accecate dall’ideologia, si sa, hanno sempre i paraocchi.
@Vincenzo N.
Vorrei trovare i discorsi dei politici degli ultimi quindici anni in cui ce ne sia stato UNO che abbia espresso dubbi sull’euro e paventato gli effetti negativi sulla nostra economia ; non parlo ovviamente solo di Prodi e Ciampi che si sono sempre gloriati di questo loro capolavoro. Adesso quelle stesse persone – senza vergogna – esprimono dubbi o perplessità sull’euro come è stato concepito , sulla BCE che non è prestatore di ultima istanza – cioè che non stampa moneta per nascondere le malefatte politiche -L’unico che ha ancora una incondizionata fiducia nell’euro è il nostro professor Schettino – pardon Senatore a vita Mario Monti – che, come ho già ricordato , pochi mesi fa ha sostenuto che l’esempio greco è la dimostrazione della validità dell’euro. Tornando al default del nostro debito pubblico – che è questo che lei ritiene necessario – io non riesco ad immaginare cosa accadrebbe . Cosa farebbero gli investitori stranieri ? Ci ricordiamo l’Argentina ? e cosa sta succedendo in Grecia ? E lei crede che dopo una batosta simile gli italiani sarebbero ancora più portati a invocare più stato e meno untori , pardon speculatori , o prenderebbero coscienza dei furti , dei saccheggi , dei disastri a ripetizione causati dallo Stato ? Io propendo per la prima ipotesi , come sta succedendo in Grecia.
@Claudio Di Croce
Come più volte ci siamo detti io propendo per una svalutazione del debito “naturale”, cioè causata dall’uscita della Germania con una sua nuova moneta. So che lei chiama questo “default”, ma secondo me non lo è. Poi, sull’esito della cosa, è difficile fare previsioni, ma io confido che questo sia l’unico modo peri liberarci della classe politica di cui lei ha enumerato alcuni pregiati esemplari.
Bisognerebbe prima di tutto fare una rivoluzione culturale. Deve passare il principio che è legittimo e, talvolta, doveroso non pagare i propri debiti. Questo deve valere a tutti i livelli. Non pagare i debiti deve essere considerato giusto prima di tutto sul piano morale. Bisogna cioè buttare a mare il vecchio principio etico dell’onore per cui i debiti si pagano. Si pagano se se ne ha voglia, tempo e possibilità. Se no, nisba. E in culo ai creditori.
Chiarito questo, l’Italia dovrebbe semplicemente stabilire una ristrutturazione del debito pubblico come fece l’Islanda: i titoli in mano alle banche straniere, agli hedge funds ecc. non saranno rimborsati per nulla. Ecco che il debito cala dal 120% al 70% e sarebbe tutto interno. Dopodiché, non dovendo più pagare interessi per decine e decine di miliardi di euro si potrebbero abbassare le tasse. Dite che l’Europa e compagnia cantante non ci stanno? Benissimo: ma allora questa potrebbe essere una pistola puntata alla testa della culona inchiavabile. Siamo in grado di far saltare il sistema bancario tedesco, perché non usare questa come arma di ricatto? In fin dei conti se tutti son precoccupati della piccola Grecia e delle conseguenze del suo default perché non ricattiamo i Paesi cosiddetti virtuosi minacciando il nostro?
@Paolo Venturini
Leggo che lei scrive in inglese oxfordiano , ma vada a spiegare che i debiti non si pagano ai creditori e cioè ai milioni di italiani che , stupidamente ,si sono fidati dello Stato ladro e truffatore , che lei adora e da cui credo tragga i suoi proventi immagino generosi . Come pensa che sarà possibille chiedere altri soldi in prestito nel futuro ? Lei li presterebbe ? Nella sua foga contro i creditori e a favore dei debitori ladri , lei dice sciocchezze sull’Islanda . Sono stati ristrutturati – cioè non verranno rimborsati se non in parte – i debiti che le banche islandesi poi nazionalizzate si erano fatte con stranieri e islandesi , non il debito pubblico .Ovviamente l’Islanda non si è più presentata sui mercati , a chiedere altri soldi ,la corona non è più praticamente quotata sui mercati con le conseguenze che lei come super economista capirà subito ( pensi all’import del petrolio ) il tenore di vita degli islandesi è sceso del 30% e loro per vivere hanno ripreso a pescare merluzzi .Lei auspica per gli italiani un ritorno ai campi a zappare ? (tranne naturalmente per i sacri dipendenti della PA , che dovrebbero aumentare di numero )
L’Islanda non se la passa affatto male. E pescare merluzzi (in condizioni moderne, è più dignitoso che darsi alle speculazioni come hanno fatto per anni. E comunque l’idea di non pagare i debiti alle banche straniere può essere un’arma di ricatto formidabile da usare senza indugi. Una pistola contro i rigoristi alla Merkel, per costringerli a cambiare rotta o trascinarli nel baratro. Bisogna essere pronti al baratro, ma sicuramente bisogna trascinarci tutti.
PS E’ vero, vivo di Pubblica Amministrazione, ma il mio stipendio netto è 5000 euro al mese (e solo perché vivo in una Provincia autonoma), non mi pare di essere un nababbo.
@Paolo Venturini
Premesso che io le Province – e quelle autonome in particolare -le abolirei subito . non si tratta di non pagare i debiti verso le banche , ma di non pagare i debiti tout court , nei confronti anche dei creditori privati , con le conseguenze che ho descritto . Immagini che una classe politica che la pensa come me andasse al potere e dicesse : da domani aboliamo le province e non paghiamo più i debiti verso i dipendenti , cioè li licenziamo . Cioè facciamo verso le persone come lei quello che lei auspica nei confronti dei creditori del debito pubblico : lei cosa direbbe ?
Spero che lei non citerebbe i servizi che le province fanno nei confronti dei più deboli , cioè quella frase imbrogliona e ladra : molti ormai hanno capito che la stragrande maggioranza del mondo pubblico non fa altro che i PROPRI interessi .
Il default si può fare come si vuole: così come la Grecia ha escluso dal default la BCE si può escludere dal default i risparmatori privati.
E’ una scelta.
Penso che la via del default (inteso come ristrutturazione) sarebbe stata una buona idea prima di entrare nell’Euro, adesso è difficile.
Certo è che non si possa paragonare un debito accumulato in 150 anni come quello italiano (e francese) con uno accumulato in 65 come quello tedesco.
Faccio inoltre notare che comunque il default è un’opzione scontata dai mercati finanziari, altrimenti non avrebbe senso il concetto di interessi.
Sul quale, per inciso, ci sarebbe da fare qualche ragionamento.
E’un Europa costruita male, senza che, nella maggior parte dei casi, sia stato chiesto ai cittadini se erano d’accordo a perdere gran parte delle liberta’ che sentivano come naturali. Quanto, poi, ai tedschi, alzi la mano chi non ha visto nella nascita dell’euro un remake, imbellettato come una vecchia signora che non si arrende al passare del tempo, della loro ansia di dominio. Personalmente preferirei essere meno ricco ma piu’libero di scegliere il mio futuro. E senza un patto si, ma fra le persone ed i popoli, non fra gli euroburocrati, da questo macello nel quale ci ha trascinato una visione solamente economicistica della vita, non si esce….