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Che cosa non funziona, nella linea del governo Monti sulla spesa pubblica? Semplificando, tre cose. Un equivoco sull’obiettivo. Non puntare su una discontinuità profonda. Una grave sottovalutazione delle conseguenze fiscali. Attenti perché per noi ne discendono conseguenze as-so-lu-ta-men-te divisive non solo nel giudizio su Monti. Ma per l’offerta politica attuale. E soprattutto per quella da costruire nei prossimi pochi mesi.

Da Panorama

Come è apparso chiaro dalle dichiarazioni di Piero Giarda,  indispettito dagli attacchi che iniziava a a ricevere per il ritardo di una spending review affidatagli in splendida solitudine, il governo di emergenza ha creduto che il problema della spesa pubblica si identificasse in una sua manutenzione. Cioè nel confermare con nuovi provvedimenti la sua stabilizzazione sul Pil, all’attuale quota ben superiore al 50% (naturalmente la stabilizzazione riguarda la spesa corrente, quella per interessi la decide il mercato). La stabilizzazione, di fatto, non è conseguita. E’ solo grazie alle reiterate manovre di Tremonti, che la spesa pubblica nel 2010 e 2011 ha cessato di crescere come in tutto il dopoguerra (unica altra eccezione, un anno sotto Ciampi). Ma il più dei tagli 2011-14 non è ancora conseguito, occorre cioè presidiare con decisione affinché avvengano sul serio, e in loro assenza checché dica Giarda la spesa pubblica è inerzialmente ancora in crescita.

Il secondo errore è che una spesa superiore al 50% del Pil ufficiale, è in realtà una spesa pubblica ben superiore al 60% del Pil “legale”, depurandone il dato “in nero” che l’Istat vi ingloba. E’ cioè una spesa da record negativo tra i Paesi avanzati! Dunque essa  non va affatto stabilizzata: ne va invertito il segno, assicurandone un’energica discesa, di 5 o 6 punti di Pil in 3 o al più 4 anni. Come hanno fatto Germania e Svezia, resisi conto che una spesa pubblica tanto ingente uccideva l’economia. E’ tanto più vero per l’Italia, con un debito pubblico che dal 120% risale verso il 123% grazie alla recessione in corso.

Infine, dover provare ad azzerare il deficit pubblico a breve senza incidere in profondità la spesa pubblica significa non solo alzare un prelievo fiscale a sua volta da record, il 54% sull’Italia “legale”, ma un doppio errore se inoltre l’obiettivo è di raggiungere avanzi primari stabili nell’ordine di 5- 6 punti di Pil l’anno, ottenuti per quattro quinti solo con maggiori imposte. Di qui gli 87 miliardi di più tasse in 3 anni calcolate dalla Cgia di Mestre.

Gli errori vengono però al pettine, in un’Europa in cui la Francia di Hollande rilancia gli spread, mentre la sin qui eurovirtuosa Olanda molla la Germania entrando in crisi di governo proprio sui tagli al deficit, e quando gli USA al G20 hanno negato un solo dollaro in più a un’Europa indifferente al sospingere così Spagna e Italia a esiti greci.

Giarda che chiede una task force a Monti per la spending review è una prima – parziale – ammissione di consapevolezza. Così proseguendo si arriva a rivolte fiscali e al deprezzamento degli immobili che sin qui avevano retto il portafoglio patrimoniale delle famiglie. Vieri Ceriani che s’intesta nella delega fiscale l’aumento dell’Iva previsto a ottobre, e aggiunge che non ci sarà un solo euro di tasse in meno, mostra invece che la consapevolezza nel governo ancora manca. Quando dico “manca” lo affermo in maniera sgomenta: con questo governo non si può – a differenza di molti precedenti, di ambo i colori – partire dal presupposto che non capisca che cosa avviene nella realtà economica del Paese e sui mercati mondiali. Ergo, l’apparente inconsapevolezza del governo tecnico e il suo puntare a tutta birra con barra ferma su nuove tasse e basta, è una scelta suicidaria che lascia senza parole.

Monti non è solo, nel non voler tagliare spesa pubblica per meno imposte. Nessun partito, a sinistra a destra e al centro, al di là di chiacchiere ha il fegato di chiedere tagli di spesa per 5 o 6 punti di Pil. Si ripete che tagli alla spesa sono tagli ai servizi ai cittadini: penosa menzogna, visto che la spesa per welfare è meno della metà degli oltre 50 punti di Pil, e le sole forniture sanitarie costano 5 punti di Pil cioè il doppio di 7 anni fa, perché ogni ospedale e Asl ne rifiuta la centralizzazione.

Altro che chiedersi alla Kennedy che cosa possiamo fare per lo Stato. Qui bisogna chiedersi solo che cosa lo Stato stia facendo a noi. Si comporta come un bandito. Ma in più – come scriveva Lysander Spooner – lo Stato  ha la pretesa che i ladri non hanno, cioè quella di dirci che gli immorali siamo noi. E che ci ladra per il nostro bene.

C’è una conclusione aggiuntiva da trarne, che aggiungo solo per il blog. A me appare chiaro che l’Italia sia in una cambio di fase più profondo ancora del 92-93, per proporzioni e gravità attuale della discontinuità economica e d’impresa rispetto alla crisi allora della lira.

Allora, se questo è vero,  chi la pensa come noi deve  porsi un problema. Se restare osservatore libero. O se e come darsi da fare, tirarsi su le maniche e costruire un’offerta politica nuova su questo semplice e dirimente crinale. Meno spesa per meno tasse, meno pubblico per abbattere il debito.

Ne vale la pena? Una pattuglia liberista, dura e pura. Per la libertà, per l’impresa, per il lavoro, per il PIL.

Non credo affatto che questi punti spossano essere l’agenda del vecchio Pdl qualunque trovata abbia il suo anziano Mao Tse Tung: il suo tempo e  le sue prove in 17 anni le ha date, sono un passato di delusioni da dimenticare.

Non credo affatto che interessino alla sinistra, non me ne stupisco ed è giusto così.

Non credo affatto che interessino, però, neanche ai vecchi e nuovi dc e ai coloriti caroselli imprenditorial-managerial-intellettual che sui vecchi dc e qualche “tecnico”  convergono, magari su nuovi rossi treni. Leggo sul Foglio e sul Giornale di campagne di arruolamento conviviali estese al nostro mondo liberista. Non mi piacciono, non partecipo, conosco i soggetti che invitano e mi basta e avanza non frequentarli, visto che mi querelano per quel che scrivo trascinandomi in Tribunale.

Non è materia divisiva per questo blog, ciascuno ha le sue idee. Ma le mie sono queste, e le dico in chiaro.  Non vorrei tra pochi mesi trovarmi all’improvviso con amici liberisti che ricredono a nuovi Berlusconi opportunisti, neomoderatineocentristituttoeilcontrarioditutto, come fecero con l’originale 18 anni fa.

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224 Responses to “L’errore sulla spesa che obbliga a una scelta. La mia: né Monti né Montez”

  1. marcantonio,

    Facile fare i tecnici.
    i nostri governanti saranno anni luce più preparati di noi comuni mortali ma cosa hanno fatto da quando hanno le redini in mano.
    Hanno solo aumentato il prelievo fiscale, innalzato l’età pensionabile, aumentato le accise, ecc.
    Tutte misure che comportano l’affossamento dell’economia reale, sempre più difficoltà di trovare un lavoro ai giovani, diminuzione del PIL e conseguente aumento del disavanzo e del famigerato spread.
    Questi signori tecnici non hanno capito che l’unica salvezza è diminuire gli sprechi, mettere in galera i corrotti (lo dicono loro stessi che ci sono 60/70 miliardi annui di corruzione), far tornare a produrre i fannulloni, dare per primi il buon esempio decurtando i loro stipendi e quelli dei manager pubblici che sono vergognosi e sono uno schiaffo ai comuni mortali, vessare meno chi veramente lavora.
    Solo così potremo uscire dall’attuale situazione.
    Forza Giannino….

  2. massimo laccisaglia,

    Che dire? Oscar Giannino for President! ——– Caro Oscar, sono tanti gli italiani che cercano di dare voce a una nuova politica nel senso da lei auspicato. Sono nati molti movimenti spontanei a questo fine. Ma è una corsa ad handicap. Forse solo 5-Stelle ce la può fare. Pur essendo criticabile sotto molti aspetti 5S è l’unica forza che rende possibile l’abbattimento dell’attuale classe politica. La nascita di una forza genuinamente liberale in discontinuità con l’establishment attuale è improbabile. Lei è senza dubbio fra coloro che possono adoperarsi per crearla. Massimo Laccisaglia – FEDERAZIONE DEI MOVIMENTI. federazionedeimovimenti@gmail.com

  3. Grilo Parlante,

    Caro Oscar la tua conclusione è saggia.. attenzione a non ritrovarci come 18 anni fa….ricordi cosa accadde? Il sistema delle tangenti era talmente diffuso che l’italia era ferma ma andava avanti per inerzia, priva di un pensiero politico che potesse chiamarsi tale……la minicrisi economica mandò tutto a pezzi…ma allora il fenomeno era meno grave di oggi..e qui mi fermo perchè ci sarebbe da scrivere un libro….Dalla crisi dei partiti uscì Lui..disse di essere liberista e liberale …promise promise..come un neoperonista….. e subito gli Italiani lo votarono e poi lo rivotarono….e abbiamo visto le conseguenze..Il problema è questo…noi Italiani siamo bravissimi a parlare..a raccontarci come dovrebbe essere il mondo ideale…e poi tutti,singolarmente facciamo il contrario..ognuno cerca di arraffare dando’ di se il peggio del peggio.e se arriva che ci promette l’eldorado senza fatica è lui il nostro leader…Siamo perfettamente consapevoli delle nostre scelte… nel 94 e nel 2008 non siamo stati gabbati, …abbiamo votato consapevolmente chi ci avrebbe portato alla rovina; ..Perchè noi Italiani cerchiamo sempre le scorciatoie comode..le idee preconcette e preconfezionate come cibi pronti..La facilità con cui ci adeguiamo al pensiero comodo è stupefacente….la difficoltà che abbiamo a ragionare con la nostra testa, altrettanto..Ogniuno di noi preso singolarmente dice una cosa e pubblicamente dice l’opposto.. ……..Ultimamente poi ho notato che al potere economico, politico e manageriale sono arrivati tanti personaggi che dicono frasi fatte… ti propinano ragionamenti di grande apèrtura mentale ma vuoti di contenuto….etc .etc…

    Allora come uscirne? Credo che Occorra un partito nuovo che non raccolga il malcontento (troppo facile vincere puntando sul malcontento..per poi non combinare nulla …) ma contenga in se un patto morale.. il patto dell’onestà individuale e della solidarietà verso il debole, unito alla volontà di riformare il sistema nell’interesse di tutti..un partito di gente disposta a lavorare duro per il paese…sapendo che nessun Italiano ti ringrazierà mai per il lavoro che hai fatto…perchè questa è l’Italia e questi sono gli Italiani…..se lavori per loro non apprezzano, se racconti sogni irrealizzabili ti fanno salire in paradiso…
    Cosa fare? Sono necessarie quelle riforme prima di tutto della politica perchè il nostro sistema democratito cade a pezzi, poi della Pubblica amministrazione poi del mercato del lavoro poi il controllo sul credito poi scuola pensione e sanità…che rimettano in sesto la baracca togliendo privilegi a coloro che campano nel privilegio e nella corruzione e organizzando il sistema come una macchina capace di funzionare….Ormai il sistema è paralizzato…la politica è commissariata..la PA si è arroccata dietro le cervellotiche burocrazie del diritto amministrativo nella convizione di sentirsi (la Pa) l’unico difensore del paese dagli assalti dei politici; ( la ragioneria dello stato che blocca il decreto sviluppo,si comporta allo stesso modo del ragioniere capo di molti comuni che per paura bloccano l’attività del sindaco e della giunta)…
    Il lavoro è enorme..le difficoltà sono immense in questo paese..Servono persone di buona volontà che siano disposte a stringere fra loro un patto di duro onesto lavoro dietro le quinte….prive del desiderio di apparire a tutti i costi….. bisogna selezionare gli onesti ed i migliori, toglierli dalla massa per metterli al potere…..altrimenti il nostro destino è segnato….andremo sempre più indietro nella scala del benessere… un passo per volta, sempre più indietro……

  4. maria pia,

    momento difficile ma da non delegare ai grilli parlanti di turno e neppure a vecchi chiaccheroni alla cicchitto o peggio ancora ai vecchi colonnelli finiani: non andiamo lontano anche se ce la mettiamo tutta e questo governo non si presenterà alle elezioni del 2013. Cosa fare? Abbiamo la possibilità di candidare gente nuova: toschi, renzi e perchè no anche oscar giannino in uno schieramento di facce nuove e ….competenti! Se dovesse decidere di costruire un movimento e candidarsi io sarò con lei maria pia mainetti

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