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Eccovi servita la “questione morale”. Non c’entra la filippica scagliata contro i tangentisti da parte di chi le tangenti le pigliava dall’Unione Sovietica. Non c’entra neppure la gestione allegra dei soldi pubblici ad opera di quei comitati d’affari che ancor oggi si fregiano, impropriamente, del nome di “partiti”. Da Tangentopoli a Partitopoli sono trascorsi vent’anni ma ben poco è cambiato. I soldi sono troppi, la trasparenza troppo poca.

Non è questa però la “questione morale” di cui voglio parlarvi. Berlinguer la sventolava come pedigree di una presunta superiorità morale, i fatti lo smentirono. Oggi la questione morale riguarda il rapporto tra le casse dello Stato e le tasche dei contribuenti. Se abbandoniamo infatti la mistica dello Stato al pari della sua ipostatizzazione, se in altre parole vediamo nello Stato nient’altro che persone che gestiscono la cosa pubblica con il potere (e che potere!) di decidere quanto prelevare dalle tasche altrui, allora alcune domande s’impongono con urgenza. E’ forse moralmente giustificabile uno Stato che ti toglie quasi la metà di quello che guadagni col tuo lavoro? E’ forse moralmente giustificabile uno Stato che alle imprese – quelle che producono la ricchezza di un Paese – sottrae oltre i due terzi dei profitti? Si attaglia a una democrazia liberale considerare il cittadino presunto evasore ribaltando su di lui l’onere della prova e ponendo in atto controlli sempre più intrusivi nella sua vita privata, come denunciato apertamente dal Garante della privacy? Si attaglia a una democrazia liberale la decisione di premiare la delazione fiscale purchè “a volto scoperto”, come prevede il decreto di semplificazione fiscale varato dal Parlamento? E poi ancora, in tempi di crisi, come si può pretendere la crescita da un’economia dove lo Stato confisca oltre la metà della ricchezza nazionale per tenere in piedi un mastodontico apparato inevitabilmente caratterizzato da spreco e corruzione? Se il burocrate pesa più dell’imprenditore o del risparmiatore, non c’è verso di crescere.

Ai livelli attuali di tassazione le imprese è già tanto se non chiudono i battenti. Si pagano i salari sempre più risicati, per investimenti e innovazione neppure le briciole. Se ai tempi di Marx lo Stato deteneva il monopolio della violenza organizzata, oggi esso detiene il monopolio dell’esproprio legalizzato. Ma allora su un piano morale possiamo giustificare il latrocinio di Stato? Sia chiaro: qui non s’intende filosofeggiare. Chi vuole cimentarsi, faccia pure. Qui la questione che preme è concreta assai. Il bilancio lo danno le imprese che falliscono e gli imprenditori che si tolgono la vita (già 23 dall’inizio dell’anno secondo la Cgia di Mestre). Vi parrà forse un’esagerazione, un atto estremo come il suicidio ha le sue imperscrutabili ragioni. Eppure ci sono coincidenze che ritornano, lettere inequivocabili di congedo dalla vita. La depressione di chi non riesce più a far quadrare i conti, di chi non sa come arrabattarsi quando lo Stato gli succhia pure il sangue, con l’amara consapevolezza che insieme alla sua ci saranno decine, centinaia di famiglie sul lastrico da un giorno all’altro.

E’ l’esercito degli “esosati”, dei cittadini contribuenti che chiedono allo Stato di aver pietà di loro. Basterebbe qualche taglio vero – non mero maquillage – per stare tutti meglio. Dagli enti inutili, province incluse, alle innumerevoli agenzie statali di cui neppure gli onniscienti tecnici ricordano il nome. Basterebbe dismettere una parte dell’immenso patrimonio immobiliare pubblico e introdurre finalmente un principio di sana concorrenza nell’agone politico: i partiti si autofinanziano e lo Stato interviene esclusivamente per agevolare le attività di propaganda (spese postali, sedi e simili).

“Pagare tutti per pagare meno” è una menzogna. E’ vero invece che una tassazione più sostenibile incentiva l’obbedienza fiscale. Per il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano chi non paga le tasse è indegno della cittadinanza. A pensarci bene ha ragione lui. Nella Repubblica fondata sulle tasse non pagarle significa collocarsi al di fuori del consorzio civile. E’ una scelta di campo. Prima però, Presidente, cambiamo la Costituzione. Mettiamolo nero su bianco. Siamo l’ultimo baluardo di socialismo reale in Occidente. “L’Italia è una Repubblica fondata sulle tasse, dove di tasse si muore”.

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38 Responses to ““Esosati” e Stato fiscale: eccovi la questione morale”

  1. pietro,

    Ma tutti i buffoni che quando c’era la prospettiva di una possibile vittoria alle elzioni del partito comunista erano comunisti convinti e adesso militano nel PDL e nella Lega se li sono dimenticati tutti?
    Mi sembra che ai tempi dei fatti in Ungheria : Frattini, Pecorella, Tremonti, Brandirali, Ferrara, Bondi , Bossi, Maroni e tanti altri erano comunisti di ferro, Cambiare bandiera senza essersi mai minimamente vergognati delle scelte del passato comporta una indulgenza plenaria?

  2. pietro,

    Ricordiamoci queste affermazioni:

    CRISI: CROSETTO, UNICA STRADA E’ OBBLIGO ACQUISTO BTP

    (ANSA) – ROMA, 28 NOV – ”E’ finito il tempo delle cure
    omeopatiche ed anche quello degli antibiotici. Per questo motivo
    il Pdl ha accettato di votare la fiducia al ‘chirurgo’ Mario
    Monti che da mesi tutti indicavano come unico capace e che da
    mesi ci spiegava cosa bisognava fare. Ma il chirurgo dovrebbe
    smettere di parlare di medicine, non servono e non bastano anzi
    rischiano solo di indebolire il malato prima di un’operazione
    ineluttabile”. E’ quanto dichiara il deputato del Pdl, Guido
    Crosetto, che propone di rendere obbligatorio l’acquisto dei
    titoli di stato per i cittadini.

  3. Luigi Cifra,

    Signori miei, cominciamo a darci da fare:
    NESSUNO versi le imposte a giugno, diamo un segnale.

    https://www.facebook.com/RivoltaFiscaleGiugno2012

  4. luciano pontiroli,

    @Claudio Di Croce
    Sig. Di Croce, non ricordo che Napolitano abbia usato quell’espressione, che probabilmente va attribuita – più che a politici del Pci, in genere piuttosto accorti – a fiancheggiatori del partito, magari intellettuali poi passati ad altri lidi.

  5. commercialistaweb,

    Segnalo articolo del WSJ “Europe’s Reform Pact Means Little” 15 Aprile 2012, 4:00 p.m.
    http://online.wsj.com/article/SB10001424052702303772904577333931311100876.html

    “Not surprisingly, the Italian Parliament refused to introduce a constitutional cap to public spending—a small but revealing sign that if “equilibrium” in public finances really needs to be attained, higher taxation rather than lower spending is understood as the proper instrument.”

    Traduzione
    “Non sorprende che il Parlamento italiano ha rifiutato di introdurre un tetto costituzionale di spesa pubblica, un piccolo segno, ma rivelatore che se “l’equilibrio” delle finanze pubbliche dovesse davvero essere conseguito, lo strumento adeguato è un’imposizione più elevata piuttosto che una riduzione della spesa.”

  6. francesco sica,

    @lodovico

    Gentile Lodovico, lei è fuori strada. I parlamentari non pagheranno mai tasse. Non lo fanno neanche adesso. Le trattenute di cui lei parla sono un mero artificio contabile. Sono consumatori di tasse non pagatori. Non producendo ricchezza o scambiando un bene richiesto dal mercato, se oggi decidessimo di abolire la tassazione, il dipendente fiat che a loro sta tanto a cuore prendebbe anche più di 2000 euro mentre i parlamentari non percepirebbero il netto, bensì niente. Vivono sulle tasse dei cittadini produttivi. In questa ottica la presa in giro del vitalizio basato sul sistema contributivo. Una bufala, hanno semplicemente deciso di abbassarsi un emolumento arbitrariamente fissato a una data cifra ed estorto con la violenza al cittadino inerme.

  7. Claudio Di Croce,

    @pietro
    Il voltagabbanismo italico è presente da secoli Basta ricordare quanti milioni di fascisti sono diventati comunisti dopo la guerra persa . Per me il buffone più evidente è stato il compagno Valter l’africano che dopo il crollo del comunismo ha sostento che la carica di responsabile della federazione giovanile del PCI era un espediente per conoscere il comunismo dall’interno e che lui non era mai stato comunista.Da anni i membri del PCI che hanno cambiato nome più volte rimanendo sempre lì si offendono ad essere chiamati comunisti.Auguri compagno , o si offende anche lei a essere chiamato compagno ?

  8. Carla,

    per quale motivo si continua a giustificare questo mascheramento della realta’ utilizzando termini assurdi, ci vuole molto a chiamarli prepensionati e non esodati! Come quando le banche vendevano debiti chiamandoli investimenti, a forza di far finta di nulla ecco dove siamo arrivati, i debiti che non erano investimenti hanno portato a una crisi internazionale, ma possibile che nessuno dica nulla riguardo questo uso truffaldino del linguaggio?

  9. stefano,

    @Luigi Cifra
    Ormai siamo strangolati dalla tasse , tasse che poi vengono sprecate o intascate dai partiti per fini privati “a loro insaputa” , e sarei anche daccordo con uno “sciopero” fiscale alla prossima scadenza . Sarebbe un segnale forte per SuperMario e Professori tassatori , ma come la mettiamo con le sanzioni ? e poi contro Equitalia chi ci difenderebbe ? Nessuno . E allora le dobbiamo pagare , bloccando – come ormai è di fatto – i consumi .

  10. Luigi,

    Sono completamente d’accordo con te.
    Il problema è talmente serio che investe il senso stesso della democrazia e delle istituzioni di cui è espressione. E’ corretto che uno stato in difficoltà economiche a causa di scelte politiche dissennate debba chiedere esclusivamente sacrifici ai propri cittadini?
    Perché questo stanno facendo. E i famosi tagli alle spese?
    Monti deve stare attento perché è ora che si vede di che pasta è fatto il suo governo.
    D’altronde il comitato d’affari dei partiti, che spero riceva una legnata storica di astensione alle prossime politiche, non è più giustificabile, ne sostenibile.
    Per non arrivare agli estremi della Grecia che è arrivata “umiliare” i propri cittadini, altro che sacrifici!
    Se si continua così spunteranno i forconi perché la gente che non ce la fa più arriva a gesti estremi e il suicidio non è l’unico.

  11. stefano,

    “Pagare tutti per pagare meno”. Basta, con questo slogan demagogico. C’è un problema di tasse, ma è che….sono troppe. Il Paese ha bisogno di nuove opportunità, di nuovo lavoro. Un rilancio dell’economia piacerebbe anche agli “esodati” (anche loro pagano le tasse, troppe tasse).

  12. pietro,

    Io non mi offendo non esendo stato MAI comunista, e proprio perchè quei fetenti che ho citato erano comunisti quando io ero anticomunista, negli anni 70 giravo tranquillamente col Giornale di Montanelli in tasca, ho militato nel partito repubblicano e poi nel partito Radicale, penso che gli ex comunisti berlusconiani mai pentiti siano molto più ipocriti e ridicoli degli attuali dirigenti di sinistra e il sig Claudio di Croce è il tipico militante che starnazza “COMUNISTA COMUNISTA ” contro chi non si sottomette alle scemenze propagandistiche dei foglietti come Libro e il Foglio che se dovessero fare affidamento sul libero mercato e non sui soldi RAPINATI al contribuente sarebbero gia falliti.

  13. Federico,

    Purtroppo siamo in un sistema democratico, che di democratico non ha nulla. Un numero ristretto di individui si mantiene e gode di privilegi a spese della grande maggioranza. Nessun vero cambiamento viene attuato perchè a chi ha potere va bene così. Ogni discussione su come cambiare, tanto più se fatta da politici, è fumo negli occhi per mantenere il più a lungo possibile lo status quo. Nemmeno un evento drammatico come la crisi economica attuale è sufficiente perchè la classe dirigente del Paese (politica ed amministrativa) inizi a tagliare sprechi, inefficienze e privilegi. La “caccia” all’evasore dovrebbe essere invocata dai cittadini che le tasse le pagano, non dai politici che di tasse vivono e hanno fatto leggi per condonare e scudare. Se c’è evasione è grazie alla loro inefficienza. Troppo stupidi per capire la situazione e sufficientemente furbi per non attuare i cambiamenti di cui ci sarebbe bisogno. L’orchiestra ha finito di suonare da un pezzo ma loro continuano a ballare. Prima o poi il locale chiuderà… almeno spero.

  14. pietro,

    No, i parassiti di denaro rapinato al contribuente ( indifferentemente se sono dipendenti pubblici in eccesso o scribacchini professionalmente falliti come Ferrara ) non smetteranno mai di succhiare sangue a chi lavora e come la gran parte dei parassiti neanche la morte dell’organismo su cui vivono sarà sufficente a scacciarli, infieriranno anche sul cadavere…….

  15. MBB,

    Scritto ad un giornale.

    Benissimo. Gli evasori sono indegni dell’Italia. Giusto. Io non posso evadere data l’età, ma se potessi lo farei subito. Non son degno d’Italia? Di quest’Italia dello spreco pubblico generalizzato? Pace. Sono invece degni d’Italia i partiti che incassano cinque volte quello che spendono? Quelli che vogliono mantenere questo apparato pubblico sprecone e protervo? Degno d’Italia mantenere un palazzo che costa tre volte quello francese, otto volte quello inglese, dieci quello spagnolo?
    Visto che dovrebbe essere il presidente di tutti farebbe bene a indignarsi anche per questo.
    Comunque rispetto a uno che ha non solo approvato, ma addirittura sollecitato un intervento armato che sapeva benissimo avrebbe fatto decine di migliaia di morti, mi sento incomparabilmente più degno

  16. MBB,

    @pietro
    Guardi che lei sta operando uno “sfasamento temporale”. Tutti quelli che ha citato (meno Brandirali e pecorella che non so che età abbiano) erano bambinelli a quei tempi (Maroni e Frattini forse non erano ancora o appena nati). Il più vecchio credo sia Tremonti e nel 56 a occhio e croce aveva una diecina d’anni.

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