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Si avvicina il momento della dichiarazione dei redditi. Nicolò sente incombere su di sé il peso minaccioso di quel Codice Fiscale che lo Stato, per una volta fin troppo solerte, ha pensato bene di spedirgli a casa lo scorso maggio, quando aveva appena un mese di vita. Per scacciare la paura, ma purtroppo con esiti finali niente affatto tranquillizzanti, Nicolò ha pensato bene di mettersi a far di conto, per cercare di comprendere meglio quante tasse lo Stato pretenderà da lui. Ovviamente sono i conti di un infante, fatti a matita sul retro di un bavaglino. Ma l’ordine di grandezza dovrebbe essere quello giusto.

Animato dalla insaziabile sete di conoscenza dei bambini, Nicolò ha deciso che vorrebbe investire, come ora si dice, sul proprio capitale umano. Non gli sembra irragionevole dunque immaginare che ci sarà qualcuno disposto a spendere 50 euro l’ora per assicurarsi i suoi servigi. Immaginando di lavorare per 7 ore al giorno, per 5 giorni alla settimana, per 48 settimane all’anno, otterrebbe così un “guadagno” abbastanza considerevole: 84.000 euro all’anno, cioè 7.000 euro al mese.

Ma anche un infante sa – e comunque il codice fiscale è lì a ricordaglielo – che questo è un guadagno del tutto teorico. Anzitutto questo ipotetico datore di lavoro dovrà pagare circa 3.300 euro di IRAP; poi, fra il datore di lavoro e Nicolò, dovranno versare all’INPS  27.700 euro. In più ci saranno da accantonare circa 3.700 euro per il trattamento di fine rapporto; hanno spiegato a Nicolò che si tratta di un risparmio forzoso, e che quei soldi sono suoi; ma Nicolò sa che, se resterà a lavorare per questo ipotetico e generoso datore di lavoro, vedrà questi soldi più o meno nell’anno 2081. Un orizzonte temporale troppo ampio anche per chi, come lui, si considera di ampie vedute. Per non saper né leggere e né scrivere (e mai modo di dire fu più calzante) ha deciso di considerare il prelievo TFR alla stessa stregua del prelievo INPS.

Così, partendo dalla bella cifra di 84.000 euro annui, siamo già pericolosamente scesi sotto la soglia dei 50.000.

Qui arrivano l’imposta sul reddito e le addizionali locali; a questo livello di reddito, Nicolò “avrebbe la fortuna” di non incappare nell’aliquota marginale massima del 43%; ma dovrebbe tuttavia pagare 15.000 euro di IRPEF e, poiché vive in un luogo nel quale le aliquote locali sono ai livelli massimi, circa 1.300 euro di addizionali. In pratica, in busta paga gli arriverebbero ogni anno 33.00 euro.

Ma lo Stato non sarebbe ancora sazio. Anche un bambino sa che quando si compra qualunque cosa si paga l’IVA, quando si fa benzina si fa un pieno di tasse, eccetera. Pare che l’aliquota media sul consumo sia pari ormai al 18%. Sono altri 6.000 euro che usciranno dalle tasche – a questo punto non proprio piene – di Nicolò per finire nella fornace della spesa pubblica.

In più ci sono le tasse sul patrimonio (per le quali, come diceva Luigi Einaudi, il patrimonio è il parametro di calcolo, ma che, ovviamente, vengono sempre pagate prelevando il dovuto dal reddito); a dir poco, se Nicolò avrà ricevuto dai suoi genitori in eredità una piccola abitazione ed avrà un conto corrente con qualche risparmio, almeno 1.500 euro.

Ed eccoci al calcolo finale. E qui Nicolò ha fatto un salto sul suo seggiolone: gli 84.000 euro annui di partenza si sono ridotti a 25.500; il confortevole stipendio di 7.000 euro mensili si è ridimensionato a 2.130; una gratificante paga oraria di 50 euro si è ridotta a poco più di 15.

Per dirla in modo più colto, la pressione fiscale complessiva su Nicolò, a questo punto è il caso di dire sul povero Nicolò, è pari al 70%.

Una enormità. Tanto da far riconsiderare a Nicolò i propri programmi. Non è più così certo che gli convenga investire sul proprio capitale umano. Ovvero, se proprio lo farà, andrà a impiegarlo altrove, in posti ove lo Stato sia meno esoso.

Non c’è poi da stupirsi se l’Italia da decenni esporta lavoro qualificato ed importa lavoro dequalificato. Né se la produttività complessiva del lavoro ristagna, e con essa la crescita dell’economia nazionale.

Ma, comincia a chiedersi Nicolò, chi decide questi livelli della pressione fiscale non ha un bavaglino sul retro del quale fare quattro conti? Ed è poi così difficile comprendere le conseguenze deleterie di questo livello della pressione fiscale? Quando sarà più grande tenterà di darsi una risposta. Ma che risposta si danno quelli che sono già più grandi?

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44 Responses to “Quante tasse paghiamo?”

  1. Stefano,

    ….. ma Nicolò sa che, per il solo fatto che è nato da noi in Italia, si è trovato sul groppone 31.000 € di debito pubblico, ereditato per il fatto che la spesa pubblica è sempre stata – salvo poche limitate eccezioni – maggiore delle entrate ?
    Quanto ci metterà Nicolò a chiedersi perché, per sanare questa situazione, chi effettua le scelte, invece che ridurre le spese (e forse qualche spesa non proprio indispensabile ci sarà ….), pensa ad aumentare le tasse sparando nel mucchio e senza una vera logica unitaria ? (xchè ad esempio se Nicolò ha una casa e la dà a titolo gratuito – e quindi senza alcuno scopo commerciale – in uso come prima casa ai suoceri ci deve pagare l’IMU/ICI, ma se lo stesso immobile fosse di una associazione senza fini di lucro risulterebbe esentato; xchè se quella casa è in vendita – e non è facilissimo vendere di questi tempi – Nicolò l’IMU/ICI la deve ugualmente pagare, ma se l’immobile fosse di una società edile sarebbe esente per qualche anno. Se si vuole fare una patrimoniale – e credo che Nicolò sia contrario – almeno che sia patrimoniale per tutti, non che ci sia sempre qualcuno di “più uguale” degli altri). Non solo tante, troppe, ma anche non equamente distribuite e fatte per coprire spese che dovrebbero invece essere ridotte !!!
    Cosa voterà Nicolò quando ne avrà modo ??

  2. AlxGmb,

    Nicolò potrebbe considerare di studiare la chimica degli esplosivi…potrebbe risultargli utile per abbattere il tiranno che pretende, con la violenza, di mangiare dal suo piatto. Piatto che all’inizio della giornata sembrava sufficiente a sfamare il piccolo Nicolò. Povero Nicolò, da solo non riesce ad opporsi al Violento Oppressore e vede sfilarsi il cibo da sotto il naso senza poter fare nulla. Se Nicolò avesse abbastanza amici potrebbe decidere di organizzarsi in una banda chimicamente sapiente e cominciare ad agire.
    In alternativa, Nicolò deve cominciare a pensare che essere nato in itaglia è una grossa sfortuna; c’è da augurarsi che i suoi genitori non gli insegnino malsani sentimenti come l’amor patrio e altre bischerate del genere, in modo tale che non cresca con la mente ottenebrata da simili oscurantismi e possa un giorno, senza tema di perdere qualcosa, dirigersi altrove e scoprire che si può essere liberi, ma non in itaglia.
    Studiando la Storia Nicolò scoprirà che a Boston, tanti anni fa, alcuni ragazzi più grandi di lui agirono con violenza contro un Violento Oppressore e se ne liberarono; ancora oggi nella legge che quei ragazzi scrissero, le armi sono a loro consentite proprio per potersi difendere dal Violento Oppressore. Sempre dalla Storia Nicolò potrà apprendere che tutto ciò in itaglia è inimmaginabile. Come disse Churchill al ragazzo che parlava col prete: “Scappa, corri, salvati!!”

  3. Marco Tizzi,

    Per carità, cambia poco, ma se Nicolò mette insieme INPS e TFR la vedo dura che trovi qualcuno disposto a pagarlo 50 € l’ora…

  4. Leonardo Facco,

    Sono orgoglioso di essere stato il primo, nel 2009, a scrivere in un libro quella cifra, 70% di tasse!!! Altro che pressione fiscale al 45, 48, 50%!

  5. alessandro,

    Questo conto è sbagliato e verrebbe da dire tendenzioso.
    Il TFR non è un’imposta (+3000). Il lavoratore paga solo un terzo dell’inps (+18000). L’iva presunta (6000) è calcolata come se la cicala Nicolò spendesse tutto il suo magro stipendio in beni. L’IRAP (+3000) non la paga il lavoratore.
    Do i seguenti consigli a Nicolo’
    – studiarsi meglio la sua busta paga (o eventualmente fare causa al suo datore di lavoro che gli addebita imposte non dovute)
    – cercare di mantenere uno stile di vita un po’ più in linea con il suo stipendio (non può spendere tutto!)
    – contrarre un c/c con ING direct che paga i bolli statali.
    – Affittare la sua costosa casa (considerato che non potrà avere più di tanti risparmi, immagino che i 1500 siano tutti di IMU) e andare e prenderne una, in un comune con una più bassa aliquota addizionale, in canone concordato che può dargli benefici fiscali.
    – sposarsi e fare figli => detrazioni fiscali!
    – lavorare in nero => detrazioni fiscali totali
    – trasferirsi all’estero => in questo caso suggerirei UK o USA, considerato che, avendo Nicolò un’alta professionalità potrebbe beneficiare di un miglior trattamento economico, ma anche di una più favorevole tassazione.

  6. umberto fossali,

    Non solo Nicolo’ dovrebbe pagare un’enormità di tasse. Sarebbe anche considerato un presunto evasore, salvo dimostrazione contraria, gli arriverebbero un paio di cartelle pazze all’anno e difficilmente riuscirebbe a lavorare 7 ore al giorno, perche’ una parte dovrebbe dedicarla alla sua amministrazione e agli adempimenti fiscali. Un giorno potrebbe anche beccarsi il bollino fiscale…
    come descritto in questo articolo, http://www.impresaefficace.it/archives/956, non c’è solo la pressione fiscale, ma anche la semplicità, il numero di adempimenti e il tempo necessario per effettuarli. Se Nicolo’ ( e suo papa’) fosse saggio dovrebbe emigrare in altri lidi, piu’ rispettosi del lavoro e della libertà altrui, come già fanno tanti giovani meritevoli. Possiamo solo sperare in qualche “dissenato” che invece di emigrare resti qui ad aggiustare le cose. Ma forse, come cantavano i Nomadi, “Non non ci saremo”…..

  7. Mario,

    Chiederei a qualche esperto di esemplificare in una chiara tabella la differenza di tassazione che esiste tra la situazione di Nicolò in Italia, su cugino Mike che vive in Inghilterra e suo cugino Niki che vive negli USA. Sarebbe davvero bello saperlo.

  8. Davide Gionco,

    Io sono uno di quelli che nel 2009, conscio di pagare il 70% di tasse ha deciso di chiudere l’attività in Italia e di emigrare all’estero.
    Ora lavoro felicemente in Svizzera.
    In Italia mi tocca solo pagare le tasse locali sulla casa di proprietà che ho mantenuto (e che ora risulta seconda casa).

    I conti di Nicolò riportati nell’articolo sono ancora ottimisti.
    Infatti si presuppone che Nicolò abbia incassato i suoi 7’000 € al mese senza avere dovuto sostenere delle spese.
    Nel caso in cui fosse stato un libero professionista, avrebbe speso 8’000 € in più per la propria auto necessaria per fare il proprio lavoro ed altri 2’000 € in più per spese telefoniche.
    Però lo Stato glie ne farà detrarre dall’imponibile solo la metà, quindi attribuendo a Nicolò un imponibile di 75’000 € sul quale calcolare tutte le imposte sul reddito, mentre in realtà il reddito reale è stato di 70’000 € (80’000-10’000).

    La seconda ingenuità di Nicolò è supporre che le fatture emesse per il lavoro effettuato vengano regolarmente pagate.
    Nel caso in cui il 20% delle fatture non sia pagato, il reddito del povero Nicolò, tenendo conto della maggior tassazione di cui sopra, scende pericolosamente sotto la soglia dei 20’000 €.
    Anche perchè lo Stato non offre nessuna garanzia che i suoi crediti gli vengano pagati dai clienti. Dovrà attendere 10 anni per la fine della causa civile, dopo di che scoprirà che la società srl che non lo aveva pagato è stata sciolta da anni e che quindi nessuno gli riconoscerà il mancato incasso.
    A quel punto Nicolò potrà richiedere il rimborso dell’IVA ingiustamente pagata sull’emissione di quelle fatture.
    Dopo altri 6 anni, a 16 anni dall’emissione delle fatture, forse lo Stato gli riconoscerà ancora qualche cosa.

    Ma nel frattempo Nicolò sarà anche lui emigrato all’estero. Si farà una risata e al diavolo tutte le questioni ecojnomiche con l’Italia

  9. Alberto P.,

    STATO LADRO LADRO LADROOOOOOOOOOOOOO!!! ESURPATORE DEI NOSTRI DIRITTI CHE CI HA RIDOTTO A SUDDITI CHE VERSANO GABELLE AL SATRAPO DI TURNO!!!

    RIVOLUZIONE FISCALE !!!

  10. Alberto P.,

    Caro Sig. Leonardo Facco!
    Volevo scriverlo del tuo libro che ho puntualmente letto, non so se ti riferisci all’ELOGIO DELL’EVASORE FISCALE o ad altri!! Cmq lo consiglio a tutti!!
    Soprattutto l’esempio a fine libro del perché l’autonomo non vi chiede la fattura!! Appena torno a casa lo riscrivo qui sul blog!
    Permettimi di citarti : “Se le tasse sono un furto, non pagarle è legittima difesa”! Toglierei il SE…
    Ciao e continua la tua/nostra battaglia!

    P.s.
    Prima che qualche stupido mi dica che non pago le tasse, premetto che io le pago tutte perché rispetto le leggi dello Stato, anzi ne pago di più…nel paese dove vivo attualmente (Francia) e anche in Italia ogni anno!!

  11. Francesco P,

    Nicolò ha di fronte a se tre strade: 1) emigrare, ma non c’è spazio per tutti all’estero 2) subire sapendo che lo Stato gli chiederà sempre di più oppure 3) diventare anche lui uno dei tanti che vivono ai margini del politico/affaristico. Ma Nicolò è onesto e altruista. E’ molto triste perché vede che tutto il lavoro si suo padre è stato “mangiato” e non desidera fare una vita di sacrifici solo per premiare gente immeritevole. Così Nicolò, con la sua fantasia di bambino inizia a pensare di cambiare le cose, di rovesciare il rapporto iniquo che ha costretto suo padre a lavorare per arricchire gente senza scrupoli e senza la benché minima percezione del futuro.

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    All’inizio era solo una infantile fantasia velleitaria, ma crescendo e parlando con tanti amici che vivevano la medesima insostenibile situazione s’accorse che le cose potevano cambiare. Il cambiamento arrivò quel giorno che fece un po’ di conti e scoprì che la maggioranza delle persone vive per sostenere una minoranza di grandi privilegiati che basano il loro consenso sul mito dello Stato padre e padrone e su altre minoranze di gente che ha ricevuto solo piccoli e illusori privilegi e sicurezze. Così Nicolò iniziò ad agire e parlare con la gente e alla fine cambiò l’Italia per davvero proprio nel momento in cui sembrava che tutto stesse per crollare.

  12. Vincenzo,

    Concordo con il senso generale dell’articolo, anche io chiacchierando del più e del meno con dei colleghi l’altra sera ero arrivato alla stessa conclusione, anzi al 75 %.
    Vi è pero da dire che non viene tenuto in conto il fatto che alcuni servzi, se pur malandati, Nicolò li riceve in cambio. Va a scuola senza dovere pagare quasi niente in aggiunta.Lo astesso avviene quando viene curato; e, anche parlando con molti miei colleghi stranieri, tutto sommato il sistema sanitario italiano è tra i migliori al mondo, senza neanche costare troppo pur in mezzo a sprechi faraonici, forse anche perché ancora siamo capaci di indignarci di fronte alla malasanità, comunque non a caso siamo tra i popoli più longevi al mondo. Riceverà una pensione, per quanto piccola e tardi, che gli consentirà di vivere per alcuni anni senza lavorare. E via discorrendo.
    Cosa voglio dire con questo? Che non conta il livello assoluto di imposizione fiscale, conta cosa si riceve in cambio, almeno nei limiti dati dal fatto che uno poi deleghi tutto a mamma Stato e non si assuma responsabilità in proprio. I soldi spesi per la giustizia sono, ad esempio, buttati nella tassa del gabinetto.
    Guardimao un attimo cosa noi facciamo per essere pressanti nei confronti dello Stato nel chiedere una qualità degna del costo che paghiamo

  13. Massimo74,

    @Vincenzo

    Migliore al mondo?Stai scherzando vero?

  14. Mario Protagoras,

    Una nomenklatura privilegiata ed intoccabile, un’ economia agonizzante, un impoverimento sistematico della popolazione, un clima di delazione e di denuncia del vicino potenziale evasore fiscale, una voglia diffusa di scappare all’estero e molto altro. Non vi ricorda niente tutto questo? Realizzato per via fiscale e non politica, ma non è questo il comunismo?

  15. Stefano,

    …. aveva ragione Cossiga, il comunismo reale è rimasto solo da noi, come metastasi nascosta nei vari organi della società ??
    X fortuna, comunque, la felicità non la danno i soldi (che però aiutano), ma amore, figli, salute, impegno …. anche solo nel cercare di raddrizzare le tante cose sbagliate che ci sono.

  16. Antonio,

    I conti di NICOLO’ sono molto ottimistici!!!
    Se svolge una attività da libero professionista, deve lavorare e sperare di non ammalarsi mai!
    Una febbre, un dolore che ti blocchi la schiena una spalla e non puoi guidare…….
    Sei fermo, non puoi lavorare.!!!! Ma le tasse le paghi a prescindere!!!!!! Mica puoi metterti in mutua!!
    Per la tua attivita’ anticipi soldi che se ti va bene prenderai dopo un 10-12 mesi. E se una azienda fallisce, puoi sempre sperare che dopo 10-12 anni tu possa incassare qualche cosa.
    Pero, le tasse, l’iva sulle fatture vanno pagate immediatamente e non quando hai incassato….

    Altro esempio.
    15 gg. Fa sono andato in Austria. Al confine ho comprato la Vignette per il pedaggio autostradale.
    Bollino per 10 gg paghi 8 euro
    Bollino per un anno , paghi 78 euro
    Io lavorando pago ogni mese 250 euro di autostrada, che in un anno fanno circa 3.000 euro!!!!!
    Non parliamo del gasolio, ovvero 1,500 al litro quando a Bologna siamo a 1,750 al litro.
    Moltiplicato i km di ogni anno ci sono altri 2.500 euro di differenza…….

    Ovvero solo di autostrada e gasolio, per gli stessi km in Austria spenderei 5.000 euro in meno all’anno.

    Non credo che. Ci sia bisogno di aggiungere altro”…

  17. Ecate,

    Il discorso non è terminato. Mi permetto di aggiungere che se il reddito lordo di Nicolò è di 1000 € a cui viene prelevata una percentuale del 70%, a Nicolò rimangono 3000 € per le spese correnti.

    Il sig. Alessandro, ritiene che il calcolo fazioso. Sia come sia nessuno potrà negare che se i 3000 € (o 4000 € per accontentare il sig. Alessandro) servono per l’acquisto, ad esempio, di un televisore, di una lavatrice e di un frigorifero su questi prodotti ci sarà un margine lordo su cui, detratti i costi, il venditore dovrà pagare le imposte. Quindi Nicolò acquistando dei beni per 3.000 € parte di questi andranno allo stato come altre imposte del venditore, poi dovrà contribuire al canone RAI, alle tasse di smaltimento dei vecchi elettrodomestici …a quanto ammontano ora le entrate dello stato fatto 100 il reddito lordo di Nicolò.

  18. Alberto,

    @alessandro

    Caro Alessandro, del lungo elenco che hai fatto, condivido solo la parte relativa al “trasferimento all’estero”, come ha fatto uno dei miei 3 figli 25enne laureato in scienze politiche, ironia della sorte si chiama proprio come te, che attualmente vive in Australia.
    Guadagna in una settimana, con mobilità lavorativa di quattro mesi in quattro mesi, quello che io, cinquantottenne ex manager espulso dal mondo del lavoro ed attualmente inserito, fortunatamente, in un call center con contratto a progetto di 4 mesi, porto a casa in un mese.

    Ma quello che é più importante per me é che quando ci sentiamo via skype, lo vedo e lo sento SERENO, mentre quando era universitario a Milano era perennemente INCAZZATO !!!!

    Capisci l’importante differenza……??

    Con simpatia

    Alberto

  19. Alberto Mag,

    @alessandro
    Comprendo bene che a lei sia sfuggito il punto iniziale della questione (non disperi, a molti italiani i particolari sfuggono): cito “.. ci sarà qualcuno disposto a spendere 50 euro l’ora per assicurarsi i suoi servigi..” ovvero che i 50 euro sono il costo del lavoro del giovane Nicolò. Essì, perchè è questo il punto che spesso si trascura o si lascia volutamente da parte. Non sono i costi orari troppo bassi ma le tasse troppo alte!! Proporrei, pertanto, di tornare al vecchio sistema: tutto, proprio tutto, in busta paga e poi lo stato a recuperare le tasse, i contributi ecc.. Tanto i lavoratori dipendenti “per definizione” sono onesti e solo gli autonomi evadono.
    Ora, saltando le cose belle ma impraticabili, il giovane Nicolò dovrebbe pensare che sarebbe opportuno andare a capire dove il 70% del suo costo viene impiegato. Probabilmente potrebbe pensare, è giovane e inesperto, che anche con così poco che gli rimane vive però nel paese del bengodi, con servizi di altissimo livello, con persone della pubblica amministrazione che si occupano di lui e degli altri oberandosi di lavoro , che la scuola ha insegnati bravissimi, selezionatissimi e in grado di metterlo in condizioni di competere in futuro con i propri coetanei di altri paesi, che se un insegnante non vale è licenziato, che se ha un problema la giustizia è certa e tempestiva ecc… Però, dicevamo, Nicolò è giovane e inesperto. Appena potrà uscire di casa vedrà un paese con un mucchio di gente che parla e non produce, che si lamenta di essere oberata di lavoro e guadagnare poco a fronte di zero rischio di perdita di posto di lavoro, che fa’ lavoretti in nero e truffa lo stato con false malattie e presenze. Vedrà un paese in cui lo stato continua l’ipocrisia di mantenere accise per guerre passate (e perse!!), per terremoti, per ….. l’aria che si respira. E scoprirà che se va da Torino a Milano l’autostrada la paga tanto pur avendo da oltre 15 anni lavori in corso continui e quindi pagandola come se fosse perfetta e funzionante. Vedrà, allora, che se si fà furbo fonderà un onlus, una fondazione o qualcosa di simile per non dover rispondere di nulla. Se si fà ancora più furbo vorrà fare il sindacalista: zero (o quasi) lavoro in fabbrica ma tanti permessi, una associazione che ha miracolosamente accumulato un patrimonio faraonico ecc… Se diventa furbissimo si dedica alla politica e fonda un partito: i fondi li conferisce alla fondazione che aveva creato quando era furbo ma non così furbo, li gestisce lui (con i suoi amici e parenti) e compra immobili che affitta al partito. Trova qualcuno (è furbissimo) che lavori gratis (magari con spese rimborsate in nero) che gli prepari una campagna elettorale: meglio che investire in azioni di questi tempi: rimborsi garantiti a fronte di spese che non ci sono! Poi… poi si guarda allo specchio e dice : che m..da!! Va all’estero e lavora seriamente per guadagnare il giusto. Oh! anche lì ci sono i furbi, ma almeno lo stato non ti ammazza.

  20. Alberto P.,

    Molto d’accordo con Alberto Mag, tranne sull’ultima riga: anche all’estero lo Stato e’ esoso (non che si paghino poche tasse in Germania o Francia per esempio) ma almeno ha un ritorno in servizi a piu’ alto rendimento! Il che mi piace di piu’ ma non mi va cosi’ a genio, preferisco pagarmeli e sceglierli io i servizi…
    Per andare in Paesi davvero liberali e non usurpatori bisogna andare in SVIZZERA, LUSSEMBURGO, NUOVA ZELANDA!

    Chissa’ se mai da qui alla fine dei tempi potremmo anche noi poveri italiani aspirare a vivire in paese davvero liberare e non statalizzato come il nostro! Mah…

    Si dice che la speranza sia l’ultima a morire…ma credo che ora sia proprio al lumicino…

  21. Stefano,

    …potrebbe Nicolò iniziare la sua rivolta civile pretendendo che le norme che i comuni stanno adottando per modificare le aliquote dell’IMU/ICI non abbiano valenza retroattiva dall’inizio del 2012 ma si riferiscano solo ai mesi successivi alla delibera comunale stessa ?!?!

  22. Stefano Nobile,

    Nicolò potrebbe anche decidere di non pagare l’IMU.
    Perché la realtà è che questi stanno solo depredando i cittadini, senza alcuna intenzione diversa dal portarci a compiere lo stesso cammino della Grecia.
    Purché le banche riescano a rientrare, a lorsignori va bene anche buttarci tutti in strada.
    E’ giunta l’ora di dire basta.

  23. Stefano,

    …un primo passo potrebbe essere anche solo di diffidare i comuni dal prevedere la retroattività della applicazione delle nuove aliquote IMU, inondare comuni, giornali, difensori civici, …. di comunicazioni per pretendere l’applicazione delle norme che – in uno Stato democratico – prevedono la non retroattività delle leggi. La rinascita della Politica, quella vera, quella con la P maiuscola, quella fatta per la polis e per i cittadini, non si deve limitare a pretendere l’onestà dei politici, ma anche che non ci considerino ‘sudditi’. Da qualche parte si dovrà iniziare ….

  24. Robespierre,

    L’UOMO CHE ACCETTA LA TIRANNIA LA LEGITTIMA. Senza alzare la voce non si otterrà nessun cambiamento. Gridatelo a chiunque vi capiti di incontrare:
    Stato Ladro e Tiranno, ladro lui, i suoi mantenuti, i suoi boiardi. Ladro il dipendente pubblico raccomandato e superfluo, ladro l’appaltatore dei lavori pubblici fatti come cani, ladri gli industriali sgravati e assistiti, ladri tutti i dirigenti dei ministeri. Morte al Tiranno!

  25. Stefano,

    ….non rischiamo di passare dalla parte del torto: facciamo sentire la nostra protesta, ma in modo civile e fermo, senza fare di tutta l’erba un fascio. Con la forza della verità e della giustizia

  26. Stefano Nobile,

    @Stefano
    “in uno Stato democratico” : hai messo il dito nella piaga, l’Italia non lo è.
    Capisco la rabbia di Robespierre che condivido, anche perché non ha fatto di tutta l’erba un fascio, a parte forse, e ripeto forse, i dirigenti dei ministeri.
    Sul modo civile e fermo concordo nel modo più assoluto.
    La violenza come estrema ratio per difendersi.

  27. Alberto P.,

    L’ho scritto e lo ribadisco, lo STATO E’ LADRO!

    Ma per favore togliamo da tutto ciò anche la minima apparizione della parola “violenza” e del suo uso!
    In questo sono completamente d’accordo con Oscar Giannino (quando lo ripete a Radio24) e con Stefano quando dicono che affermiamo le nostre idee dentro le regole e dentro le istituzioni con proteste dure forti ma che non abbiamo il men che minimo accenno di violenza!
    Saremmo squalificati subito dall’opinione pubblica e otterremmo l’effetto contrario, cioè quello di essere marginalizzati, invece dobbiamo diffondere queste idee con numeri e dati di fatto a più persone che conosciamo.

    P.s.
    La rabbia di Robespierre sappiamo dove ha portato! Per favore quindi escludiamolo!

  28. Rosario,

    In effetti Nicolò potrebbe molto semplicemente portare le sue competenze altrove, il governo sembra volere capitali stranieri, ma sta accettando passivamente la sempre maggiore fuoriuscita di “cervelli” dal paese

  29. Marcello,

    Il problema è ciò che si riceve in cambio in termini di qualità e quantità dei servizi a fronte di questo esproprio forzoso!
    In ogni caso tenete ben presenti i continui elogi al premier Monti per spremerci come limoni…e nessuno nessuno nessuno che gli fa notare che stiamo andando a sbattere contro un muro!!!
    Alla faccia dello spread che, se è calato, è solo merito di Draghi.

  30. forteconiforti,

    tax rate in deflazione per per le multinazionali ed in inflazione per i peones http://www.portafoglioreale.it/page.aspx?p=67

  31. alessandro,

    Non ho detto che il calcolo è fazioso, ma tendenzioso, poiché gli errori commessi sono tutti nella direzione che giustifica la tesi.
    Poi concordo anch’io che la pressione fiscale è eccessiva, ma non è al 70% secondo il prospetto, errato, qui presentato.
    Per coerenza, andrebbero rifatti i conti, presentato un altro numero che magari sta intorno al 50% e poi commentare questo numero come eccessivo. Sono d’accordo.
    Oppure potete anche dire che la pressione fiscale è al 99%, però si fa torto al responsabile di questo blog che è sempre un acuto (e preciso) commentatore.

  32. Leo Carlo,

    Seisachtheia Italia

    UN MILIONE DI FIRME PER L’ “EUROPA DELLA SOLIDARIETÀ”.

    L’articolo 8 del Trattato di Lisbona, che riguarda un (1) milione di firme, entrerà ufficialmente in vigore il 1/4/2012. Da quella data, i cittadini europei potranno presentare istanze per la votazione di Leggi nell’Unione Europea.

    SCOPO DELLE FIRME:

    OPPOSIZIONE all’immiserimento economico ed all’assoggettamento nazionale e personale. Solidarietà nazionale. Ciò costituisce un enorme dovere e responsabilità.

    SI CHIEDE:

    LA CANCELLAZIONE del gravoso Debito. Quando i Paesi si trovano in «stato di necessità» (tracollo del sistema sanitario, di istruzione, salari e pensioni), il pagamento del gravoso debito viene accantonato. A quel punto hanno la precedenza le necessità di sopravvivenza e di dignità dell’uomo.

    Per aderire alla petizione:

    http://www.1millionsignatures.eu/?a=it

    http://www.youtube.com/watch?v=kLlzQYDAKpA&feature=youtu.be

    Spero che aderirete in molte, perchè oggi è successo alla Grecia, domani forse a noi.

  33. Ecate,

    @alessandro
    Ipotizziamo che aboliscano le imposte dirette. Su 10.000 € di reddito lordo, 10.000 € sono completamente disponibili alle spese. Acquisto un’automobile per 6.000 su cui grava l’IVA del 21% (sono 1.041 €), devo pagare la tassa di circolazione per 150 €, l’assicurazione obbligatoria di 800 € su cui circa 110 € di imposte, con quello che mi rimane faccio benzina su cui tra accise imposte e chiamalecomevuoitu ogni 100 €, 60 € vanno allo stato.

    Quindi :

    acquisto auto imposte 1.041 €
    tassa circolazione imposte 150 €
    assicurazione imposte 110 €
    benzina imposte 1.830 €

    Totale imposte 3.131 € che sono il 31%

    Il calcolo è approssimativo per difetto, le tasse/imposte/chimalecomevuoitu di immatricolazione auto non conteggiate, le tasse sulla vendita auto del concessionario non conteggiate, i pedaggi autostradali e parchimetri vari non conteggiati, altre cose che mi sfuggono non conteggiate.

    Come vedi dal tuo ragionamento lo stato non dovrebbe avere entrate in quanto la tassazione diretta è stata abolita e la pressione fiscale è ZERO. Un pugno ti fa male anche se invece di chiamarlo pugno lo chiamo pigna…

  34. Claudio Di Croce,

    @Leo Carlo
    Da sempre una parte – minoritaria per fortuna – di coloro che si sono indebitati non pagano i loro debiti, con le scuse e le motivazioni più varie .
    Non eravamo ancora arrivati al ” Comitato per l’Europa della solidarietà ” cioè una organizzazione di persone, orgogliosa di non pagare i debiti.
    Ma questo comitato si è chiesto come mai si è formata questa massa enorme di debiti ?
    E coloro che stupidamente hanno imprestato i loro risparmi allo Stato , cosa dovrebbero pensare ?

  35. Ecate,

    @Leo Carlo
    Si chiama legge marziale.

    Quando chi comanda prende con la forza quello che gli serve a chi c’è l’ha (nel tuo caso non restituisce quello che deve) nell’interesse suo raccontandoti che toglie a Tizio per dare a Caio per la sopravvivenza dello stato o per difesa nazionale.

  36. alessandro,

    come ho detto, si può fissare a priori una aliquota per la pressione fiscale a cui indignarsi e poi infarloccare (ovvero calcolare i contributi inps a carico del datore di lavoro sul lavoratore, ipotizzare l’acquisto medio di un’automobile all’anno) i conti finché non si ottiene. Si noti però che non sto negando l’eccessiva pressione fiscale, ma solo il modo barbino di fare i conti.

  37. Luca,

    @alessandro
    Il punto non è chiedersi se la pressione è fiscale è alta o bassa e fare interminabili discussioni che non approdano a nulla.

    Il punto è chiedersi perché si arrivati all’attuale pressione e cosa si riceve in cambio e come vengono spese le tasse.

    Se realizzare un portale internet il mercato chiede 5.000 € ma lo stato spende 45 milioni di euro per poi non finirlo (http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/scienza_e_tecnologia/portale-italia-polemiche/portale-italia-polemiche/portale-italia-polemiche.html), mi indigno anche se la pressione fiscale fosse del due % perché sono rubati e un furto rimane tale anche se lo chiami in modo diverso.

  38. Massimo74,

    @Ecate

    Guarda che sei in errore.Nei calcoli sulla pressione fiscale sono conteggiate anche le imposte indirette (iva,accise,bollo auto,ecc) e quelle sui patrimoni come pure i contributi previdenziali.Anche se si eliminano le imposte dirette, quindi , la pressione fiscale non sarebbe comunque a zero visto che essa rappresenta la percentuale del gettito erariale annuo di tutte le imposte rapportato al prodotto interno lordo.Facendo un calcolo sommario direi che senza imposte sui redditi (ire,ires e irap), la pressione fiscale generale dovrebbe scendere dal 45% attuale a circa il 33%, cioè circa 12 punti percentuale in meno.Una sensibile riduzione, certo, ma non zero come affermavi tu.

  39. Ecate,

    @Massimo74
    L’argomentazione era rivolta a dimostrare che solo la somma delle imposte dirette e quelle indirette è elevata e non è un mero calcolo tendenzioso asserire che sia nell’intorno del 65-70%.
    La pressione fiscale calcolata come media implica che qualcuno pagherà meno e qualcun altro pagherà di più. Forse il sig. Alessandro paga di meno e contesta i valori, qualcun altro ne paga di più e smentisce il sig. Alessandro.

    Comunque ho commesso un errore nell’asserire che la pressione fiscale fosse zero.

  40. debora peraldo,

    Io non credo che emigrare sia la cosa giusta da fare! sono italiana e ne vado fiera….
    che la vita nel bel paese stia peggiorando di giorno in giorno è vero ma cosa facciamo per cambiare le cose? ok chi ha avuto la possibilità di rifarsi una vita all’estero con i dovuti vantaggi ha fatto bene però la nostra rivincita deve partire da qui! Le èlite che ci controllano e ci mungono come vacche da latte, dormono sonni tranquilli contando sulla nostra ignoranza e passività ed esautorandoci dai nostri diritti…non so quanti giorni di vita avrebbero quelle facce di M…a di Monti &Co se TUTTI gli Italiani sapessero veramente il motivo della crisi….io non vorrei essere al loro posto se ciò accadesse! Rigore crescita equità…..ma dove?

  41. Massimo,

    @Alberto P.
    Hai ragione, oramai è proprio al lumicino.

  42. antonio,

    anche facendo i conti in modo meno tendenzioso e cioè sottraendo dagli 84000 iniziali 9700 di INPS, 3700 di TFR (nell’articolo si equipara ai contributi ed è spiegato il perchè) il 43% di IRPEF, i 1300 di tasse locali e pensando che il povero Niccolò sia formichina e invece di spendere tutto, spende metà di ciò che gli resta e vale a dire spendere circa 19000 euro su cui calcolare l’IVA in media al 18%, circa 3400 euro, al povero Niccolò restano alla fine dell’anno circa 36000 euro (senza contare la nuova IMU, sperando non ci siano disgrazie con cui aumentare di 5 cent l’accisa sui carburanti, e così via), che a conti fatti rappresentano a spanne il 43% di quanto guadagnato da Niccolò: nel nostro bel paese, ad essere ottimisti, la pressione fiscale è almeno al 57% che imho è degna di una “repubblica” di stampo sovietico. @alessandro

  43. MASSIMO FORMENTI,

    Caro Nicolò, non hai sbagliato di una virgola – anzi di un centesimo, nel far di conto. E questa è l’esatta e triste realtà di questo STATO LADRO e ingordo.
    Quindi correttissimo puntare fina da subito ad ottenere un trattamento migliore andando a sondare il livello di qualità di rapporto Stato-Cittadini in altri Paesi.
    E’ la stessa cosa che faranno Camilla e Riccardo, di cinque e sei anni, e molti, molti dei loro amici…
    Non dimenticatevi mai che Voi siete il Centro di tutto; tutto il resto deve essere in funzione maggior felicità, soddisfazione e benessere dell’essere umano.
    Diversamente non si è più essere umani, ma bestie.
    E scrivo appositamente bestie, non animali.
    E lo Stato italiano tratta – appunto – come bestie i propri cittadini…. Ops, mi correggo: contribuenti.
    In Italia si ha valore solo in quanto contribuente (vessato), perché il contribuente vessato non ha diritti – ma solo doveri.

  44. Ronnie,

    @Leonardo Facco
    Il primo a scrivere di 70% e anche 80% del totale delle “tassazioni” sui lavoratori di questo tipo, di imprese etc. Fu Montanelli circa 20 anni fa.

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