Print Friendly

Da Panorama Economy

C’è qualcosa di molto significativo, nell’atmosfera diffusa nel confronto pubblico dell’Italia guidata dal governo Monti. No, qui non sto parlando della ripresa di considerazione nei confronti del nostro Paese da parte dell’Europa, di Washington e pressoché del mondo intero. Cosa di cui essere sempre e assolutamente grati all’attuale esecutivo e a chi lo guida. Parlo invece del confronto culturale, economico e politico che ferve a casa nostra, sui media, nelle classi dirigenti e nell’accademia italiana mentre il governo assume le sue scelte. In sintesi estrema, la metto giù dura. Caduto Berlusconi e finita l’era politica del suo diciassettennio e di tutto ciò che l’ha contraddistinto, si torna ad apprezzare meglio ciò da cui ha originato una delle sue debolezze di fondo. Ho detto una, perché ce ne sono state numerose altre. Ma questa “una”, in particolare, è tra le più serie.  Perché si tratta dell’assoluta debolezza, del drastico iperminoritarismo, nella società italiana e nelle sue classi dirigenti, di un autentico, sincero e convinto orientamento  davvero favorevole all’economia di mercato, ai suoi princìpi, alle sue regole. Tutti dicono viva lo Stato, il Corriere spiega ogni giorno che Cdp ci salverà, Repubblica che il debito pubblico senza berlusconi da problema numero uno è diventato un non problema.

La lotta a Berlusconi negava che la sua constituency e soprattutto la sua azione concreta fosse liberale e di mercato. Questo spiega perché una parte del mondo che lo ha combattuto, negli anni Novanta e fino alla crisi del 2007, abbia più o meno spericolatamente anche tentato di sostenere  che i veri liberali e il vero mercato stesse solo a sinistra, in Italia. Ma ora che Berlusconi è finito e che la crisi invece resta più che mai, ecco che non c’è più bisogno neanche della finzione. E a dire “mercato” possono finalmente inorridire in tanti –  insieme sulle colonne di Repubblica e del Corriere della sera – come lì fosse la radice obbrobriosa di ogni male.

Un rapido quiz. A chi appartengono queste parole?

“Il regno della libertà comincia soltanto laddove cessa il lavoro determinato dalla necessità… nella società.. in cui ciascuno non ha una sfera di attività esclusiva, ma può perfezionarsi in qualsiasi ramo a piacere, la società regola la produzione generale e appunto in tal modo mi rende possibile fare oggi questa cosa, domani quell’altra, la mattina andare a caccia, il pomeriggio pescare, la sera allevare il bestiame, dopo pranzo criticare, così come mi viene voglia; senza diventare né cacciatore, né pescatore, né pastore, né critico”.

“Si deve portare a perfezione l’arte stessa della vita, sebbene in modo completamente diverso da quello dei ricchi d’oggi. Renderemo onore a chi saprà insegnarci a cogliere l’ora e il giorno con virtù, alla gente meravigliosa capace di trarre un piacere diretto dalle cose, i gigli del campo che non seminano e non filano”.

“La condizione migliore per la natura umana è quella in cui, mentre nessuno è povero, nessuno desidera di divenire più ricco. Né deve temere di essere respinto indietro dagli sforzi degli altri per avanzare.. confesso che non mi piace l’ideale di vita sostenuto da coloro che pensano che lo stato normale degli uomini sia quello di una lotta per procedere oltre, che l’urtarsi e lo spingersi gli uni con gli altri, che forma il tipo esistente della vita sociale, sia la sorte meglio desiderabile per il genere umano, e non più uno dei tristi sintomi di una fase del processo produttivo. E’ soltanto nei Paesi arretrati che una maggior produzione è tuttora uno scopo importante”.

Scommetto che ai più piacciono eccome, queste frasi. Forse qualcuno non si stupirà, apprendendo che la prima è dal terzo libro del Capitale di Karl Marx. Uno dei pochi passaggi in cui il filosofo tedesco spiega che cosa avverrà all’avvento del comunismo. Molti magari invece stupiranno eccome, nel sapere che la seconda frase non è dello stesso autore, ma di John Maynard Keynes, nelle sue Prospettive economiche. E che la terza è da questi lodata e chiosata perché di un suo riconosciuto ispiratore, John Stuart Mill.

Sì, sì. Lo so bene che nelle classi dirigenti italiane Keynes e Mill passano per quintessenza del mercato vero. Il piccolo problema è che non è affatto vero. Non è per il mercato chi ha teorizzato e teorizza che esso fosse gravato alla lunga da contraddizione insanabile per via di crescita asintotica del coefficiente naturale utilizzato- da Malthus per la popolazione agli ambientalisti estremi di oggi, vari e diversi. Che sinora hanno avuto torto nei secoli. Non è per il mercato chi sosteneva e sostiene che alla lunga la sua contraddizione venisse dall’aumento del coefficiente di capitale a scapito del lavoro: tutti i ricardiani di sinistra, tra cui Marx et similia. Hanno avuto torto allo stesso modo, perché la scelta di più beni a prezzi decentrati è ciò che si è realizzato nel tempo con sempre minor utilizzo di risorse e con capitale che non è mai prevalso sull’uomo rendendolo disoccupato a centinaia di milioni, visto che le accelerazioni tecnologiche vengono ogni volta dall’uomo e il capitale segue.

Il dilemma finale è rimasto tra chi diffida dell’instabilità del mercato che va avanti per scoperta, e dunque corregge domanda e offerta e relativi prezzi anche attraverso strappi talora decisi verso l’alto e il basso, e diffidandone dunque in nome degli eccessivi costi sociali propone domanda pubblica e Stato invasivo. E chi pensa invece che solo così possa andare, ritenendo che servano sì meccanismi di stabilizzazione ma senza dimenticare che se eccediamo in nome della “crescita giusta” stabilita dal pianificatore pubblico a  fin di presunto bene, in realtà uccidiamo comunque il mercato impedendogli di formare prezzi liberi. E’ quest’ultimo il dilemma tra keynesiani (anche Mill la pensava così), che dicono a parole di volere il mercato giusto ma lo uccidono per eutanasia con troppo Stato, e  la scuola di mercato: austriaca e marginalista, microeconomista e individualista, imperfettista e concorrenzialista. La scuola che in nome della vita del mercato e dei suoi effetti “progressivi” respinge anche l’eutanasia del mercato, come respinge l’assassinio esplicito che volevano farne fisiocratici e marxisti.

Ma di fronte a questo dilemma c’è poco da fare: le classi dirigenti italiane, compresi in primis banchieri e industriali, e figuriamoci poi accademici e media, non riescono proprio a pensare se non che Keynes abbia ragione. Ed è così che fesserie come l’articolo 18 diventano bandiere di civiltà. O che si legga su Repubblica che la Modern Monetary Theory insegna finalmente che il deficit e il debito pubblico sono un bene assoluto perché la banca centrale li può e li deve ricomprare stampando moneta asintoticamente et voilà, ecco sconfitti gli avidi mercatisti con la loro fissazione delirante per meno spesa e meno tasse. E tutti o i più insegnano ai propri figli che l’unico sudore buono è quello dei nobili vittoriani di un tempo, quello dello sport ludico che affascinava sia Marx sia Keynes sia Mill, mica del duro lavoro per necessità e – sacrilego verbo! – per primeggiare.  Come mi ha gridato in faccia un’ospite a Matrix, “io voglio il reddito sociale minimo per poter respingere le offerte di lavoro da schiava che piacciono a Giannino!”.

Berlusconi e la sua banda erano indifendibili. Però mi spiace proprio, con tutte le differenze e cioè senza quelle ridicole cadute di gusto e pacchiane autotutele giudiziarie del rpedecessore e della sua banda, dal punto di vista cultural-statale il governo Monti è però esattamente della stessa pasta di tutti quelli precedenti. Ma c’è una differenza, rispetto a prima: lo statalismo dirigista è ancora più insopportabile oggi, quando tutti i media plaudono in ginocchio.

 

IBL Libri su Amazon

71 Responses to “Svolta? Macchè! Corriere e Repubblica dicono solo “viva lo Stato!””

  1. Marco Tizzi,

    Piccolo problema, caro Giannino: qui arrivano spesso (troppo spesso!) una serie immensa di critiche, anche ben argomentate come questa, ma poche, TROPPO poche proposte. E quelle poche sono spesso fantasiose (la richiesta di “liberalizzazione della distribuzione postale” resta ancora un mistero, essendo la logistica forse il settore più libero d’Italia).

    Si rilegga il pezzo sopra: che conclusioni se ne deve trarre? Qual è l’alternativa? Di cosa stiamo parlando? A quale modello ci dobbiamo rivolgere? Austriaci? Ma si può davvero essere “austriaci” in questo sistema monetario?

    Comincio ad avere un sospetto: che Berlusconi sia crollato in miseria perché tante delle persone che hanno creduto in lui, come Giannino, sono molto bravi a criticare, ma non tirano fuori una proposta consistente?
    In questo le similitudini con l’intellighenzia del PD si sprecano. E forse non è un caso che si trovino insieme al governo.

  2. adriano,

    La “ripresa di considerazione” è solo apparente e direttamente proporzionale alla rinuncia ad una autonomia nazionale critica.Siamo rientrati nei ranghi dell’ossequio ai potenti e quindi andiamo bene,anzi meglio.Il resto del discorso può essere condiviso tranne lo stupore per la tendenza della cultura dominante.Su Berlusconi mi spiace ma dissento.Sarà anche brutto,sporco e cattivo ma lui e la sua banda non erano solo indifendibili.Erano eletti e con analogo strumento andavano rimossi.Concordare sulla deroga a questo principio non mi piace,può portare lontano e provocare danni imprevedibili.

  3. otto morselli,

    caro dott. non ne usciamo.
    la maggior parte del popolo italiano è come quello greco. meglio un tozzo di pane certo nel settore pubblico elargito dallo stato padrone che mettersi in gioco nel privato.
    i media scrivono quello che il popolo vuole sentirsi dire, per questo riempiono le pagine di sbrodolate deliranti pro stato.
    Purtroppo non c’è una soluzione al dilemma.
    Anzi una ci sarebbe .
    Andarsene

  4. martino,

    Gentile Giannino,
    prima di questo suo articolo, ne ho appena letto uno sul sito lavoce. info (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002877.html). Già dall’introduzione sono rimasto un po’ perplesso: “La manovra Monti è recessiva? Intanto, un intervento sulla spesa invece che sulle entrate produrrebbe effetti ancora più recessivi.” Cos’è, non capisco io, o siamo sempre a “viva lo Stato”???

  5. Guido Iodice,

    Giannino, le vorrei fare una semplice domanda: non ha mai pensato che forse l’azione umana, sia individuale che collettiva, possa essere indirizzata a cambiare, migliorare, lo stato di cose esistente? Cioè, ad esempio, invece di credere nelle virtù del mercato lasciato a se stesso, che nessuno ha mai dimostrato, si potrebbe magari cercare di migliorare, gradualmente, riformisticamente, l’economia in modo da renderla al servizio dell’uomo? E’ questo il punto. L’uomo modifica la natura per soddisfare i suoi bisogni. Perché non può modificare l’economia che in fondo è una sua stessa creatura?

  6. Guido Iodice,

    @martino: no, siamo alle basi della macroeconomia. Se lei non l’ha ancora capito che i tagli alla spesa riducono il PIL, ce ne faremo una ragione.

  7. Marco Tizzi,

    @martino
    Mi scusi, non riesco a non intromettermi. Premetto che considero “la voce” un simpatico gruppo di cialtroni che si ergono a salvatori del Paese, giusto per non dare ambito a dubbi.

    Però è ovvio che, nel breve periodo, i tagli alla spesa siano più recessivi che l’aumento delle imposte. Questo perché la spesa pubblica è una componente diretta del PIL (PIL= Consumi + Investimenti + Spesa pubblica + Export – Import), mentre la tassazione agisce in maniera indiretta sul PIL stesso, facendo aumentare eventualmente Consumi ed Investimenti.

    Quindi nel breve periodo i signori de la voce (del padrone) hanno ragione.
    Nel medio-lungo la cosa è un filo più complessa e sicuramente hanno torto, nel senso che non è detto che gli interventi sulla spesa pubblica siano più recessivi (non è detto nemmeno il contrario, a dire il vero).
    Il problema è che l’Euro non consente di ragionare sul medio-lungo periodo perché la recessione viene fatta pagare subito in termini di maggiori tassi si interesse e quindi il sistema implode.
    Non è un caso se Monti + una gran parte d’Europa hanno chiesto “provvedimenti per la crescita”. Quali provvedimenti mai potrebbe fare questa Europa? Investimenti. E non sono questi “spesa pubblica”, anche se a livello europeo?

    Certo. Purtroppo, però, tutti quanti confondono “spesa pubblica” con “dimensione dello stato” (apparato statale, se volete) e qui ci si incaglia sempre.

  8. Guido Iodice,

    @marco: difatti è necessario distinguere. Il tipico consiglio keynesiano è il seguente: finanziare con le tasse l’aumento di spesa corrente e invece mettere in capo gli investimenti in deficit.
    La spesa per investimenti, infatti, si ripaga da sola grazie al moltiplicatore. Inoltre, cosa ancora più importante, aumenta la produttività del sistema *sul lungo periodo* (alla faccia di quelli che parlano di Keynes come un economista dello short run).

    http://keynesblog.wordpress.com/2012/02/22/ce-deficit-e-deficit/

  9. alexzanda,

    @Marco Tizzi
    non ho capito quali sarebbero le sue “proposte consistenti” e idee per uscire da questa situazione……

  10. alexzanda,

    @Guido Iodice
    i soliti fissati di macroeconomia che credono di capire tutto e di risolvere le problematiche economiche, che sono fondamentalmente comportamentali basate su innumerevoli decisioni di moltissime singole persone, come si risolve un’equazione matematica……….
    non è così semplice, non funziona così, e l’unica verità storica accertata è che più spesa pubblica, comunque finanziata, genera sempre e solo più povertà, nel breve e nel lungo….

  11. Marco Tizzi,

    @alexzanda
    Posto che io non ho un blog, non sono un giornalista economico, non sono un politico e quindi, da libero cittadino, dovrei essere chiamato a scegliere tra proposte concrete di gente che ne sa più di me e che si propone di essere o un rappresentante politico oppure un “pensatore” che propone idee a chi ci deve rappresentare, se proprio le ineterssa posso anche dirle quali sono le mie proposte: o si cambia l’euro o si esce dall’euro.

    L’euro può essere cambiato in due direzioni: o si ritorna ad una moneta davvero “hard”, quindi con un controvalore reale, o si smette di prendere in giro il mondo e si investe moneta fresca.
    L’ibrido non funziona, non so cos’altro debba succedere per dimostrarlo.

    Se si esce, si deve riformare tutto. Si deve decidere se si vuole una moneta “hard” o “fiat”. Si deve decidere se si vuole uno Stato “grosso” o “snello”. Se si vuole uno stato sociale o meno.

    Ma dire che bisogna essere “austriaci” nel sistema Euro attuale è, senza offesa, una stupidaggine. E mi spiace molto che lo scriva Giannino.
    Perché, ripeto, tagli alla spesa peggiorano la recessione, che diminuisce introiti fiscali e aumenta gli interessi (vero problema della moneta), che quindi aumenta il deficit. E così via.
    Siamo in una moneta talmente stupida che i tagli alla spesa possono anche portare ad un aumento del deficit.

    L’euro è una moneta basata sul debito come qualsiasi altra moneta attualmente in uso al mondo. E’ un sistema banco-centrico, come tutti gli altri.
    Far finta che non sia così non è per niente serio.
    Volendo esser pignoli non ha niente a che fare col capitalismo, dato che il capitale, fondamentalmente, non c’è.

    La campagna elettorale USA ci sta insegnando quale deve essere il vero argomento in discussione: ritorno al gold standard o no.
    Ma se la scelta è “no”, allora si spenda in deficit e non si faccia finta che la moneta sia qualcosa di reale.

  12. Bruno,

    Qui dice, arrivano troppe critiche, poche proposte. Se ho capito bene la sua proposta è : teniamo alta, ancor di più la spesa pubblica perchè così si limita o si esce dalla recessione. Un conto è se questa “parte” di spesa pubblica è costituita da investimenti in progetti utili per il Paese o per settori dell’econmia ,altro conto se le risorse umane e finanziarie si buttano e se tenere alta la spesa pubblica significa buttarne ancora di più dentro un calderone che desta più di qualche perplessità. Questa non mi sembra una soluzione nè rispetto a un rilancio e/o sostegno dell’economia reale nè a quello della etica socile e politica E non è che quest’ultima questione non abbia riflessi economici anzi, ne ha moltissimi. Se una parte del Paese e guarda caso quella che qualcosa produce, vede che altra parte consistente vive sotto il cappello dell’immunità, della intoccabilità sostanziale, se la percepisce come un peso e si sente costretta a mantenerlo e lo sente addirittura aumentare, questo ha risvolti economici pesanti anzi pesantissimi sulle scelte e sui comportamenti. Non è necessario essere economisti per capire che l’atteggiamento delle persone condiziona anche pesantemente l’ andamento dell’economia. Quindi ecco la proposta: mettere sotto valutazione tutto quel settore che possiamo raggruppare sotto la sigla P.A. e che comprende quanto viene gestito e speso da Enti e Istituzioni e imprese pubbliche o a partecipazione pubblica. Farlo da subito, rapidamente. Le risorse ,credo molto significative, che una riorganizzazione condotta con parametri e criteri in uso nelle aziende private renderebbe disponibili ben finiscano in investimenti! Resta irrinunciabile il controllo sul loro utilizzo e il problema sarà quello di trovare un modo efficace e che garantisca l’obiettivo per cui l’investimento è stanziato, evitando ingiustificati incrementi dei costi o gravi difetti di realizzazione. Non è così difficile mi pare, gli strumenti ci sono o possono essere adottati. In conclusione: se si vuole si fa!

    @Marco Tizzi

  13. Marco Tizzi,

    @Bruno
    Non ha capito affatto la mia proposta, perché io di proposte non ne ho mai fatte :)(legga il mio post precedente).

    La sua proposta è molto bella, ma temo che in questo paesuccio non si riuscirebbe mai ad applicarla.

    Quindi personalmente sono favorevole ad uno snellimento sostanziale dello Stato, che si limiti solo ed esclusivamente ai seguenti settori: infrastrutture, istruzione, ricerca e sviluppo, sanità, giustizia, sicurezza. La difesa la passerei ad organizzazioni internazionali.
    Ogni settore dello Stato dovrebbe essere compartecipato da privati che possono così far sì che le organizzazioni siano efficaci ed efficienti.

    Ma una cosa del genere richiederebbe innanzitutto una rivoluzione e poi TANTISSIMI soldi, che non abbiamo e non possiamo stampare.
    Quindi non si può fare.

  14. gianni elia,

    martino :Gentile Giannino,prima di questo suo articolo, ne ho appena letto uno sul sito lavoce. info (http://www.lavoce.info/articoli/pagina1002877.html). Già dall’introduzione sono rimasto un po’ perplesso: “La manovra Monti è recessiva? Intanto, un intervento sulla spesa invece che sulle entrate produrrebbe effetti ancora più recessivi.” Cos’è, non capisco io, o siamo sempre a “viva lo Stato”???

    Infatti la voce è un altro sito para-statale.
    Qualsiasi studio ha dimostrato che il taglio della spesa è meno recessivo che l’aumento delle tasse
    Non ci vuole molto per altro a capire perchè e un’identità contabile non dimostra un nesso causale

  15. Marco Tizzi,

    alexzanda :
    non è così semplice, non funziona così, e l’unica verità storica accertata è che più spesa pubblica, comunque finanziata, genera sempre e solo più povertà, nel breve e nel lungo….

    Lei confonde “ricchezza” e PIL.

    Il PIL è un numero e viene calcolato in un certo modo e questo è quanto. I metodi di calcolo possono essere diversi, ma il risultato finale è sempre lo stesso.
    E comunque si facciano i calcoli se si diminnuisce la spesa pubblica il PIL diminuisce perché ne è una componente diretta.

    Poi vogliamo dire “chissenefrega del PIL, io voglio vivere in uno Stato dove si stia bene e dove le cose funzionino”?
    Perfetto, sono d’accordo.
    Ma purtroppo con l’ingresso nell’euro noi ci siamo affidati ai “””mercati””” (in realtà la finanza non ha nulla a che fare col mercato, ma pace) per il finanziamento dello Stato e i mercati guardano il PIL.
    Che non dice se si vive “bene” o “male” non dice se le cose funzionano o meno, non dice nulla di importante tranne che girano un sacco di soldi finti al suo interno.

    Elmuth Kohl s’è lasciato sfuggire una frase, subito smentita ovviamente, qualche giorno fa: la Merkel sta distruggendo la mia Europa.
    Meditate, gente, meditate…

  16. Claudio Di Croce,

    Lo Stato è nato per difendere i sudditi dalle aggressioni esterne ed interne in cambio del monopolio della forza e cioè della loro rinuncia a farsi ” giustizia ” da sè . Tutte le altre funzioni – sanità, istruzione, welfare ecc.. – si sono aggiunte in base al principio che dovessero essere garantite a tutti e pagate con le imposte e le tasse dei sudditi.Il principio poteva anche essere positivo ma l’applicazione concreta si è rivelata un disastro economico – culturale crescente . Servizi pessimi , costi crescenti, corruzione crescente . Siamo arrivati al punto in cui – come hanno detto perfino i cinesi , i cinesi !!!! – il mondo occidentale , tutto il mondo occidentale non si può più permettere il welfare come lo abbiamo conosciuto . Il mondo che vive e prospera sullo Stato – milioni e milioni di persone che godono di un tenore di vita molto alto sulle spalle dei produttori privati di ricchezza – si sta opponendo in tutti i modi a un ridimensionamento dello Stato , ma la situazione oggettiva lo imporrà, volenti o nolenti . Non capisco chi dice che per fare queste riforme – cioè sostanzialmente ridurre drasticamente il costo del mondo pubblico – ci vogliono soldi , molti soldi . Io credo invece che si risparmierebbero soldi, molti soldi .

  17. martino,

    Bhè, scusate il commento precedente, scritto da poco conoscente di economia e un po’ di fretta. Visto che c’è chi mi risponde, provo a porre un po’ di quesiti da ignorante quale sono.
    Capisco anch’io che maggior spesa pubblica= maggiore pil. Porrei due obiezioni: ok nel breve periodo, ma nel medio/lungo periodo non conta soprattutto la qualità di questa spesa? E nel medio/lungo periodo non è deleteria una troppo alta pressione fiscale necessarie per sostenere una tal spesa? D’altronde non siamo un sistema chiuso e chi può scappa…
    Altrimenti di cosa parliamo: tassiamo e spendiamo senza neanche tanto guardare alla qualità della spesa.

  18. Marco Tizzi,

    @Claudio Di Croce
    Per l’ultima volta.
    E’ semplice, sono sicuro che lo capisce subito:
    1- per come è calcolato il PIL, la spesa pubblica ne è una componente diretta. In Italia quasi il 50%. Quindi se diminuisco la spesa pubblica diminuisce subito il PIL, istantaneamente.
    2- se diminuisce il PIL diminuisce il gettito fiscale.
    3- se diminuisce il PIL aumentano gli interessi perché noi abbiamo deciso che gli interessi sul debito pubblico siano “”liberi””, quindi che invece che deciderli la banca centrale come in tutto il mondo, li decide il “””mercato”””” (che in realtà son poche istituzioni finanziarie)

    Il bilancio pubblico è Entrate – Spesa pubblica – Interessi, che già oggi è in deficit.
    Se diminuisco tutti e tre, ottenere o meno risparmi dipende da quanto aumenta il fattore “interessi” che è l’unico sul quale io non posso fare assolutamente nulla.

    Infatti le famose “riforme tedesche” sono state fatte tutte in deficit, anche pesanti e spesso nascoste.

    Quindi: se fossimo in un sistema monetario sovrano e sensato noi potremmo mantenere interessi bassi al di là di quello che le banche pensano di noi e procedere serenamente alla riduzione delle spese e delle tasse, con la certezza di trovarci in con un bilancio all’incirca uguale dell’anno precedente, se non migliore.

    Negli anni successivi, poi, questo dovrebbe portare ad una maggiore crescita del PIL perché tendenzialmente libereremmo risorse per i privati, seguendo le sue considerazioni.
    Ma purtroppo in questo sistema monetario agli “anni successivi” non ci arriveremmo.

    Comunque la BBC qui lo spiega molto meglio di me.
    bbc.co.uk/news/business-16301630

  19. Marco Tizzi,

    @martino
    “nel lungo periodo saremo tutti morti”: con questa frase attribuita a Keynes i suoi critici lo hanno sempre tacciato di guardare solo al breve periodo.
    Eppure l’euro per come è fatto oggi è la vera dimostrazione che questa frase vale anche dall’oggi al domani, alla faccia dei fautori dell’austerity espansiva, qualunque cosa significhi questo ossimoro.
    Perché lei a ragione nel dire che la qualità della spesa pubblica è fondamentale e questo sia nel breve che nel lungo, ma purtroppo questa stupida moneta non consente di lavorare sia sulla qualità che sulla quantità (vd. risposta a Claudio Di Croce).

    E lavorare sullo sulla qualità è molto problematico.

    Le faccio un esempio: a me piacerebbe una riforma del lavoro che preveda libertà di licenziamento per tutti, pubblici e privati, a fronte di una buonuscita fissa e, poi, di un reddito fisso minimo a fronte di lavori socialmente utili e formazione obbligatori.
    Si potrebbe finanziare tale operazione con un taglio degli stipendi e delle pensioni pubbliche più alte.
    Questa sarebbe una manovra qualitativa, ma basterebbe?
    E chi lo sa. Non posso sapere quanta gente verrà licenziata in un dato anno. Posso solo dire che sarebbe una manovra anticiclica e che solo quello sarebbe molto positivo, ma non posso sapere a priori quanto costerebbe.
    Quindi potrebbe servire deficit.
    Ma deficit non posso farne.
    Quindi non faccio la manovra.

    P.S.
    La manovra sul lavoro descritta sopra è, epr sommi capi, quello che propone l’MMT. Vi sembra una cosa “statalista”?
    Forse Giannino dovrebbe informarsi meglio prima di attaccare.
    E anche Repubblica, dato che la MMT non dice affatto che deficit e debito pubblico siano “beni assoluti”.
    Purtroppo si spara molto a caso e, ripeto, si attacca a sproposito e non si propone nulla di concreto.

  20. Claudio Di Croce,

    Di fronte agli ultimatum mi arrendo e faccio una ultima sciocca osservazione tutti gli stati che hanno una spesa pubblica elevata sono in difficoltà o sull’orlo del fallimento o già falliti. Gli stati che hanno una bassa spesa pubblica sono in una situazione molto migliore da tutti i punti di vista . Lo è stata perfino l’Italia dalla fine della guerra agli anni 70. Con la degenerazione della spesa pubblica fatta dai governi di centro sinistra con l’appoggio esterno del PCI ( mi pare fosse già allora in politica il Presidentissimo Napolitano ) la nostra situazione è continuamente peggiorata fino alla situazione attuale.Sono sicuro che politica monetaria di un tipo o dell’altro ,per non fallire saremo costretti a diminuire la spesa pubblica . E se falliremo sarà ancora peggio . E se si troverà l’inchiostro per stampare moneta la situazione di fondo non cambierà per nulla .
    Non mi sono mai formato le opinioni in base a quanto detto dai giornalisti – di cui ho una pessima opinione – e mai lo farò , BBC , RAI , Sky , Mediaset compresi .

    @Marco Tizzi

  21. Marco Tizzi,

    @Claudio Di Croce
    Giappone sta per fallire?
    USA stanno per fallire?
    U.K. stanno per fallire?

    E la spesa pubblica tedesca è molto nascosta con quei “trucchetti contabili” che nell’articolo Giannino accusa il Corriere di portare avanti come soluzione. Casualmente questo Giannino neo-tedesco (ovviamente per un liberale vero la Germania è come l’acido muriatico) se ne dimentica.
    Legga qui: presseurop.eu/it/content/news-brief-cover/981591-l-imbarazzante-verita-sul-debito

    Io sono d’accordo che lo Stato deve diminuire, che deve snellirsi.
    Ma purtroppo in questo sistema monetario non si può fare, come le spiegavo prima.
    Comincio ad avere qualche speranza che in un modo o nell’altro si cambi il sistema monetario.

    E mi piacerebbe che lo Stato Italia diventasse uno stato della federazione europea e che mi piacerebbe poter votare un Kohl a capo del governo europeo e un finlandese (a caso) a capo dello stato italiano. Poi magari vedrei bene un olandese alla regione lombardia e un norvegese come sindaco di Milano. Che possano esistere ancora le province non ce la faccio a pensarlo.

  22. Marco Tizzi,

    Marco Tizzi :

    Perché lei a ragione …

    Sono febbricitante, chiedo umilmente perdono per la carenza della lettera h

  23. oscar giannino,

    @Marco Tizzi
    Vedo che le obiezioni sono le più varie e diverse.
    Che in questo sito da anni non ci siano proposte tranne la liberalizzazione èpostale, perdonate ma invito a leggere le migliaia di post: poi per carità, la satira e il pregiudizio sono liberi per tutti.
    Che sia il sistema monetario a impedire il taglio alla spesa pubblica insieme a quello delle imposte, semplicemente non è vero, perché altrimenti tutti i membri dell’euroarea avrebbero una situazione analoga alla nostra, anzi peggiore visto che il deficit aggiuntivo di questi anni lo devono ad altro cioè ai salvataggi bancari, cosa che noi abbiamo evitato.
    Il che non significa affatto che sia un difesnsoredell’euro: ma per tutt’altra ragione, non certo per ciò che dà fastidio ad alcuni qui e cioè che a giudicare del rischio sovrano siano i mercati. I mercati non valutano spread sono ion base a deficit e debito, ma anche a produttività divergente, ed è questa la componente più debole dell’euroeduificio. I politici he difendono euro a spada tratta chiedono una BCE come la FED, ma difeodnono in piena contraddizione mercati dei beni e dei serivizi separati a livekllo nazionale, con prezzi tariffe e prestazioni d’opera decisi dai singoli parlamenti governi e PA. Nessuna moneta nella storia regge su aree che non equilibrino produttività per vasi comunicanti, perchè altrimenti le curve di costo a tasso d’interesse unico spingono i meno rpdouttivi all’azzardo morale, esattamente come ha fatto It. Sp. Gr , Port etc, ioncamerando vantaggio che nel caso italiano è stato di 7 èpunti di Pil ‘anno di minor spesa interessi sul debito grazie a minori tassi guadagnati stando nell’euro, e al contempo buuttando nel cesso questo vgantaggio alzando spesa corrente e imposte invece di tenere spesa reale e prelievo fermi in equiolibrio, lasciando tutto il dividendo all’economia reale per crescere di più. Quanto ionfine ai difensori della spesa pubblica e della Modern Monetary Theory per la quale ogni deicit e debito pubblico è positivo e sosteniobile basta stampare moneta, mi faccio una grassa e amarissima risata: sono quelli che criticavano deficit e debito finché c’era berlusconi, e ora con Monti vorrebbero fare Obama che ha accresciuto del 45% debito pubblico USA in soli 3 anni, rispetto ai 232 precedenti! Grazie a tutti comunque: diciamo che c’è una letteratura economica sterminata sul fatto che, storicamente, quando livello d’intyernmediazione pubblica sul Pil suopera una certa percentuale – 30-35% del Pil, 40% solo in caso di PA “calvinista” a basso regime osmosi con sistema partiti – i disincentivi alla crescita suoperano SEMPRE gli incentivi e gli effetti a breve della domanda pubblica e della massa salariale dei suoi dipendenti. E’ esattamente questa presa d’atto che mi aspettavo dal governo attuale, ma al contrario seguita su un’assoluta linea di continuità con Amato, Ciampi, Visco, Padoa Schioppa e Tremonti: avanzi primari per via fuiscale, su le tasse e niente serio programma di riduzione pluriennale di molti punti di Pil attuali di spesa pubblica.

  24. Marco Tizzi,

    @oscar giannino
    @oscar giannino
    Non frequento il sito da anni, mi limito a dire che negli ultimi mesi le proposte sono state poche, le critiche tantissime e che raramente una proposta aveva un respiro “sistemico”, se mi si passa il termine. Poi veda lei se considerarla una critica costruttiva o un insulto. Nello scegliere, faccia conto che non mi perdo un post.
    Veniamo a noi: lei mi dice che un aumento della recessione non farebbe crescere i tassi. Ora, posto che non ci sono controprove, potrei farle notare che nessuno dei “maledetti economisti”, per dirla con Ricossa, la pensa come lei. Ma sempre maledetti sono e la scienza sempre inesistente resta, quindi poco conta. Chi ha fatto tagli a spesa e tasse nell’eurozona l’ha fatto in periodi di vacche grasse e anche il suo odiato Keynes diceva di spendere in recessione e tagliare in espansione. Che i nostri politici non siano capaci di farlo siamo d’accordissimo, non c’è nemmeno da discutere. Ma allora l’Italia era da commissariare nel 2002, non adesso. Comunque il Portogallo aveva conti pubblici più che decenti nel 2009 eppure oggi paga interessi da strozzinaggio; Singapore, per citare un’eccellenza, ha un debito pubblico quasi pari al nostro e paga l’1,5%. Dire che sia solo una questione di produttività mi pare un filo eccessivo, non crede? Se mettessimo denaro fresco di conio in un bel fondo chiuso e dicessimo “signori governanti europei, chi fa queste e queste riforme può rifinanziare il proprio debito per x anni allo specialissimo tasso del 1% se non trova di meglio in giro” non sarebbe meglio? Giusto per dare una proposta alternativa.
    (continua)

  25. Marco Tizzi,

    @oscar giannino
    (continua da sopra)
    Ma certo la produttività conta e conta tanto. Io per anni ho lavorato per un’azienda tedesca e adesso da anni faccio il consulente in aziende italiane, anche grandi. Qual è il problema della produttività italiana? L’art. 18? Sì, anche. Ma molto, molto parzialmente. Il vero problema è la classe dirigente, che è assolutamente impreparata, gerontocratica, spesso corrotta. Del tutto simile alla classe dirigente pubblica. Solo che i dirigenti e i manager si possono licenziare, ma non si licenziano mai, nemmeno di fronte a risultati agghiaccianti. Aggiungiamo il fatto che le aziende italiane sono troppo piccole per diventare davvero capital-intensive e che devono pagare interessi da rapina ed otteniamo un mix micidiale.
    (continua)

  26. Marco Tizzi,

    @oscar giannino
    @oscar giannino
    (continua da sopra)
    E giungiamo quindi al fulcro della questione: certo che il problema è un mercato frammentato sotto una stessa moneta. Bisognava fare prima lo Stato e poi la moneta, non viceversa. Ma lo Stato Europa, che è la soluzione di tutti i problemi, non lo faremo mai a meno che Kohl non si svegli una mattina e cominci ad urlare nel suo Paese. Perché tutti i politici vogliono solo VOTI, nient’altro. A qualunque costo. Se un giorno arriverà il governo europeo in Italia le offrirò un bicchiere di vino e un sigaro e saremo lì a scambiare quattro chiacchiere quando arriverà un attuale membro del parlamento a cercare di venderci una rosa. Chi, tra i tanti, non importa, ma il livello dobbiamo capire che è quello. Con tutto il rispetto e la stima per i venditori di rose.
    (continua)

  27. Marco Tizzi,

    Niente, l’ultimo pezzo non lo prende nemmeno a martellate

  28. Marco Tizzi,

    (continua da sopra)
    Nel frattempo le consiglio di informarsi un po’ meglio sulla MMT, per quanto non ne sia un fan, dato che ridurla ad un “stampiamo moneta e distribuiamola agli angoli delle strade” non è degno di un gattaccio graffiante come lei.
    (continua)

  29. Renzo,

    @Marco Tizzi
    Mi allaccio alla risposta di Marco (che a quanto pare è a pacchetti ma non riesco a ricostruirla; puoi mettere i numeri, per favore?).
    Concordo sulla assoluta scarsezza e inadeguatezza della classe dirigente italiana (lo dico da dipendente di una azienda privata): tranne rari casi non c’è “visione” (nemmeno per un’orizzonte di medio periodo), non c’è strategia, non c’è spinta all’efficienza (la classica soluzione è “lavoriamo di più”), non c’è impegno per far crescere “teste pensanti”, non c’è né organizzazione né pianificazione del lavoro, c’è troppa attenzione ai propri obiettivi e troppo poca a quelli aziendali (ennesima dimostrazione del palese fallimento del “lavoro per obiettivi”), c’è troppa superficialità … Potrei continuare ma credo che ciò basti a rendere l’idea.
    Eppure tali persone continuano ad essere stipendiate, magari anche premiate in maniera sproporzionata, come se le proprietà fossero impotenti o incapaci di trovare alternative o colpevolmente disinteressate o … semplicemente della stessa pasta…
    Con queste premesse, maturate sul campo, e con l’aggiunta di una cronica repulsione degli italiani verso la creazione e il rispetto di processi strutturati ed efficienti, dove pensate che vadano le società del nostro paese? A gambe all’aria, ovviamente.
    Spero davvero di aver visto solo il 5% peggiore dell’intero quadro ma, purtroppo ci credo poco…

  30. Marco Tizzi,

    Oggi il sito è censurante. Tempi che cambiano? :)
    Riproverò

  31. Marco Tizzi,

    Renzo :

    Mi allaccio alla risposta di Marco (che a quanto pare è a pacchetti ma non riesco a ricostruirla; puoi mettere i numeri, per favore?).

    Purtroppo ho dovuto riscriverla 4 volte perché mi spariva all’atto della pubblicazione. Quindi l’ho scritta in word e l’ho fatta a pezzi.
    Ci ho perso la serata.
    Credo ci sia qualche problemino tecnico. :(

  32. Piero Di Bello,

    Solo una disobbedienza fiscale senza sosta porterebbe alla rottura di schemi ed equilibri.
    I giornalisti sono leccaculo del governo perché vivono dei contributi statali …..

  33. claudio,

    Non so cosa dire! Non so da che parte iniziare! Purtroppo il problema che dobbiamo risolvere, prima ancora di valutare quale sia la teoria economica più appropriata per il nostro paese, è che nel nostro paese, chi vuole cambiare la situazione, non è la maggioranza.
    I dipendenti pubblici (salvo quelli che lavorano e che costituiscono un’eccellenza) non hanno subito contraccolpi dalla crisi. A Roma i negozi di beni di lusso continuano a proliferare e ad essere frequentati (anche durante le ore lavorative) “tanto i funzionari statali sono pagati due o tre volte quelli privati”. I lavoratori della sanità, della scuola, dei comuni, degli enti regionali parastatali enti territoriali …..e chi più ne ha più ne metta ma, non dimentichiamo, i dipendenti dei giornali che vivono con contributi dello stato all’editoria dei partiti, insomma tutta gente che in un modo o nell’altro vengono pagati con fondi provenienti dalle imposte dei privati e che possono solamente rivendicare di pagare le imposte alla fonte. Si peccato però che le loro imposte siano pagate con le imposte dei privati e che loro guardino solamente il netto e non il lordo. Se vengono bloccati i contratti? Non c’è problema! Promuoviamo tutti! Così lo stipendio aumenta. Insomma non so proprio da che parte cominciare ad elencare privilegi e diversità tra quelli che lavorano nel pubblico e quelli del privato.
    Qual’è il problema? Che queste persone rappresentano la maggioranza del paese e nessuno è disposto a rinunciare ai propri privilegi. Quindi un bel fallimento dell’Italia riporterebbe la situazione a “palle ferme” . <> e intanto per pagare il diritto acquisito i ragazzi con i contributi versati da COCOPRO pagano i diritti acquisiti e ….. scusate, i fermo, so che sono stato poco elegante e forse qualunquista ma poter scrivere a Giannono è il mio privilegio!!

  34. Claudio Di Croce,

    @Marco Tizzi
    Gli USA hanno subito il downgrading da parte di Agenzie americane , ma fino a quando saranno in grado di mandare portaerei in giro per il mondo i dollari saranno accettati come moneta di riserva , debito interno altissimo o no.Il Giappone ha il suo debito come una partita di giro . I giapponesi imprestano soldi allo stato che li restituisce. Vedremo – ma io spero di non vederlo – quando il giochino finirà. Anche l’Italia fino a luglio 2011 con lo stesso debito pubblico di adesso non manifestava problemi , per non parlare della Grecia fino a due anni fa.Gli UK sono talmente legati agli USA che ne seguiranno la sorte nel bene e nel male . In ogni caso vorrei ricordare che fino a pochissimi anni fa – che nella storia umana sono secondi- il problema del debito pubblico non esisteva . Da pochissimo tempo è diventato il problema numero uno del mondo occidentale – che vive da decenni sopra le sue possibilità – e contiunerà ad esserlo fino a quando non si sarà intrapresa la strada di ridurlo con le buone o con le cattive.

  35. Marco Tizzi,

    @Claudio Di Croce
    Spero oggi funzioni, ieri mi ha fatto impazzire ‘sto sito.
    Io non voglio difendere il debito pubblico a tutti i costi, voglio solo osservare i fatti. Poi ognuno può trarre le proprie conclusioni.

    Escludiamo dai discorsi la Cina perché sulla qualità dei suoi bilanci ci sono parecchi dubbi. Diciamo che non scommetterei un centesimo sulla loro veridicità.

    Per il resto, delle 10 economie più forti del mondo, in termini di pil nominale, solo Brasile e India hanno un dbeito intorno al 50% del PIL. Il resto è sopra l’80%, trucchetti vari compresi.

    Ora voglio ricordare che in teoria il limite per stare nell’euro è il 60%.

    Inoltre noto che alcuni tra gli Stati più “virtuosi” hanno in realtà un altissimo debito privato, cosa che per esempio in Italia (per fortuna, a mio parere) non succede.
    Se guardo il debito esterno pro capite, quindi debito pubblico + privato detenuto da stranieri, noto che tutto il nord europa sta messo maluccio.

    E quindi mi chiedo: ma questi debiti sono davvero ripagabili?

    In termini reali, intendo. Ripagabili con la produzione di beni o servizi.

  36. oscar giannino,

    @marco

    Che MMT non sia SOLO quanto ho polemicamente scritto in mezza riga, naturalmente lo so.
    Ma lascio volentieri l’ebbrezza per MMT a tipini come Paolo Barnard, convinti che ci sia stato il colpo di Stato delle grandi corporations ai danni degli Stati….

    MMT sostiene chicche del tipo “con l’aumento del deficit pubblico aumenta il risparmio dei privati” grazie al fatto che lO Stato NON deve finanziariarsi da privati ma abbattere il divorzio con banche cenytrali autonome e forzarle a emissone di fiat money pari al risparmio pubblico negativo da finanziare…..

    idest puro postkeynesismo statalista, ovviamente incardinato sull’acchiappafantasmi della riserva frazionaria che ha trasformatoioscure cupole di illuminati rosacroce bancari nei veri padroni del mondo, da spodestare rimettendo tutto nelle sante mani di illuminati di Stato….

    roba da Tremonti, se mi si passa l’accostamento, con tutto che i mnattacchio i amwericani che la sostengonomi stanno pure simpatici..

  37. Marco Tizzi,

    @oscar giannino
    Chissà se oggi ce la farò. Sembra di cercare di parlare a Gesù Cristo e io sono ateo!! La tecnologia si rivolta!!!! :)

    Il mio invito era a saltare gli intermediari e coloro che citano perché ovviamente lo fanno a caso e soprattutto parzialmente. Di solito funziona così: cito un medico che ha detto che un bicchiere di vino a pasto fa bene alla salute e sostengo che l’alcolismo è l’elisir di lunga vita.

    (continua)

  38. Marco Tizzi,

    @oscar giannino
    Il mio invito era a saltare gli intermediari e coloro che citano perché ovviamente lo fanno a caso e soprattutto parzialmente. Di solito funziona così: cito un medico che ha detto che un bicchiere di vino a pasto fa bene alla salute e sostengo che l’alcolismo è l’elisir di lunga vita.
    (continua)

  39. Marco Tizzi,

    @oscar giannino
    E’ chiaro che il grande limite della MMT sia quello che lei indica: CHI decide di stampare ‘sta moneta, quando e quanta? E qui finisce il discorso, almeno finché qualcuno non se ne esce con un superalgoritmo che decide autonomamente come gestire la cosa.

    Però io le chiedo: l’euro non è una moneta basata sul debito come le altre? Non è comunque necessario debito, pubblico o privato che sia, perché questo sistema stia in piedi?

    (volevo consigliare un link, ma non me lo prende. Magari le scrivo sull’indirizzo della radio, qui è un incubo)

  40. oscar giannino,

    @marco

    bene, nella mia scuola – non ideologica, ma che tenta di imparare dalle crisi – l’offerta monetaria – che è diversa dalla base monetaria, come NON capiscono tutti coloro convinti che il debito bancario sia creatore di moneta “privata” aggiuntiva – va dichiarata ex ante agli operatori da parte delle banche centrali perché possano sontarle nei loro comportamenti, secondo quella che fino alla crisi era la banale formula della cosiddetta legge di John Taylor, di cui ti consiglio il blog: formula che, da bravi imperfettisti hayekiani quali siamo, uil caposcuola e altri tipo Stephen Cecchetti – della BIS di basilea, uno dei pochissimi al mondo che avevano argomenti e fegato per criticare ogni anno a Jackson Hole di fronte a tutti i banchieri centralid el mondo Alan Greenspan, quando tutti si inginocchiavano invece di fronte al nuovo suo paradigma della sostenilbità di tassi bassissimi violando la legge di Taylor che pure la FEd dichiarava di seguire sul suo sito – cercano di aggiornare alla luce della crisi che da cinque anni ci ha rivelato pecche di una troppo sisinvolta valutazione dei rischi prenditore ed emittenti collegati a derivati OTC, e del loro impatto proprio su creazione monetaria. la finalità è quella di banche centrali così poco distyorcenti da essere predittive nei loro compiortamenti, anche nelle fasce di oscillazione dovute a fronteggiare imrpevisti. l’esatto opposto di MMT, che rende banche centrali serve della politica e stampatrici ad libitum, con l’idea di far tornare banche private a quanto facevano nel Cinquecento o poco più…

  41. Marco Tizzi,

    @oscar giannino
    Perfetto, Giannino, ma allora vede che serve un cambio sistemico?
    Questa è la mia critica. Sta tutto qui. Perché oggi NON funziona così, nemmeno l’euro! Abbiamo tassi al 1% e riserva obbligatoria sempre al 1%. Entrambi con outlook in discesa, se posso scommettere in nichelino.

    Perché MMT è facilmente sostenibile? Perché non dice “questo sistema non funziona e va cambiato”, ma dice molto più semplicemente “signori il sistema questo è: abbiamo (in USA) una moneta sovrana, fiat e floating, fatta di carta, aria e numerini in un computer. Possiamo spendere quanto ci pare perché il nostro debito può sempre essere formalmente “ripagato”: ovviamente abbiamo il problema dell’inflazione. Quindi il nostro non è un problema di solvibilità, ma semmai di valore”. Questo giustifica, per esempio, spendere e abbassare le tasse contemporaneamente come sta facendo Obama. E ovviamente piace a tutti.
    Salterà in aria? Essendo uno schema Ponzi, la matematica ci dice che teoricamente sta in piedi finché si alimenta, ma è anche vero che un minimo alito di vento sembra un uragano.

    Però giungo alla domanda finale, che è quella che più mi arrovella: piaccia o meno questa situazione a Tizzi e a Giannino, tutto il mondo tranne l’Europa ha scelto di entrare nello schema Ponzi. Se noi ne restiamo fuori, saremo salvi se gli altri salteranno in aria?
    Per metterla diversamente: l’austerità tedesca ci salverà dal debito mondiale?

  42. Marco Tizzi,

    @oscar giannino
    P.S.
    Ma la BCE non comunica i target di offerta monetaria?

  43. oscar giannino,

    La BCE da tre anni ha sostanzialmente cessato di indicare aggregati ex ante, li rileva ex post, si limita a target inflazione, perché offerta monetaria è cosa ancora diversa da quel che conta di più nel canale credito-economia reale, cioè il moltiplicatore monetario: puoi alzare M3 M4 M5 quanto vuoi, ma se le banche ridepositano in Bce te li fai fritti….

    quanto a tua domanda austerità, mia modestissima opinuione è che deficit di competitività idest produttività attualmente così ampi tra eurodeboli ed euroforti che solo unificando in frtta alcuni mercati eurom regge com’è oggi, altrimenti ci si divide

  44. Giuseppe D'Andrea,

    @Marco Tizzi

    Deliziato dalla discussione (peccato fossi ammalato).

    Un punto che spesso non è considerato attentamente, quando si paragona noi al resto del mondo, è che l’Europa è un caso ‘sui generis’ ; quante altre nazioni o gruppi di nazioni hanno una federazione economica che condivide una valuta e la politica monetaria, ma non la politica economica e fiscale, avendo economie altamente eterogenee? Nessuno e spero presto questa ‘bizzarria’ possa avere fine, nel modo più pacifico e tranquillo possibile.

    Il fatto che il mondo creda che si possa andare avanti a debiti e certificati del tesoro, non significa che questo corrisponda a realtà, invero questo è un altro grande ‘esperimento’ economico, o meglio, di ingegneria sociale a sfondo economico che si concluderà con un grande, grandissimo disastro, prima o poi tanto per confermare l’ovvio;

    Non si può manipolare l’economia dall’alto, perchè l’economia è il frutto del comportamento dei singoli, di quei 7 mld di persone che a vario titolo comprano, vendono, scambiano, desiderano e risparmiano dai questi non si può prescindere, si possono influenzare ma non si possono schiavizzare. Chiunque pensa di poter gestire dall’alto è destinato a percorrere lo stesso tragitto che altri illustri ‘leader’ hanno percorso con gli stessi esiti.

    Tutto il resto sono solo favole che narrano di pentole piene d’oro alla fine degli arcobaleni, numeri magici che si moltiplicano all’infinito, pietre filosofali e paradisi terrestri favole a cui gli uomini a volte vogliono credere sapendo in cuor loro di fantasticare.

  45. Marco Tizzi,

    @oscar giannino
    Eh, infatti la “massa” ovviamente a fini economici è completamente inutile perché può benissimo trattarsi di massa ferma o massa che gira nella sola finanza.
    E poi fare un’analisi a livello BCE ha poco senso perché la differenza nella circolazione della moneta tra i vari paesi è ENORME, basti pensare che oggi un’azienda in Germania paga il denaro una frazione di pari azienda in Italia. Con conseguenze che possiamo immaginarci.

    Se sull’euro ha ragione lei, allora io dico: FREGHIAMOCENE delle coperture incerte e facciamo tutte le riforme che ci servono, a partire da quella del lavoro, vera e seria, senza articoli 18, senza casse integrazioni o gingilli simili, che sia allargata ai dipendenti pubblici. E proseguiamo con tutte le altre.

    Peggioriamo il deficit nel breve? Pace. Sbilanciamo per un po’ le uscite perché abbiamo diminuito la tassazione sul lavoro? Chissenefrega.
    Togliamo per un attimo il focus dal debito pubblico, rivoluzioniamo tutto e poi ci riguardiamo.

  46. Marco Tizzi,

    @Giuseppe D’Andrea
    Sì, la discussione è piacevole davvero, anch’io sono malato, ma son riuscito a trascinarmi, nonostante gli indecenti problemi tecnici.

    La mia “lucidamente folle” considerazione è la seguente: il mondo ha deciso di andare avanti col giochino dei numerini e della carta. L’Europa sta dicendo “ma siete matti? non è sostenibilie!”. Loro vanno avanti lo stesso. Al di là del possibile dissolvimento dell’Euro, vedo due possibilità:

    1- abbiamo ragione noi: il giochino non è sostenibile. Quindi loro se la godono qualche anno mentre noi tiriamo la cinghia. Poi loro saltano in aria e di riflesso saltiamo in aria anche noi.

    2- hanno ragione loro. E passeranno anni a guardarci tirare la cinghia mentre noi tiriamo la cinghia.

    In entrambi i casi questa idea di austerità espansiva mi pare… perdente nell’ambiente attuale, mettiamola così :)

  47. Marco Tizzi,

    Marco Tizzi :
    2- hanno ragione loro. E passeranno anni a guardarci tirare la cinghia mentre noi tiriamo la cinghia.

    Ovviamente volevo dire: passeranno anni a guardarci tirare la cinghia mentre loro se la godono.

    La febbre…

  48. Giuseppe D'Andrea,

    @Marco Tizzi

    Ti capisco io solo ora ho potuto ‘scrivere’ qualcosa.

    Non credo per un solo istante che l’Europa sia questo campione della stabilità monetaria che ‘fa finta di essere’, il fatto che trattiene la BCE dall’unirsi agli allegri compari dal fare ‘di più’ facendo crescere i suoi aggregati monetari sino alle stelle è che alcuni paesi la cui produttività è molto alta, vedi la Germania, non tollera una politica monetaria fantasiosa come la maggior parte degli altri ‘eurobaraccati’ vorrebbe. Il problema europeo è dunque questo, siamo per la prima volta ad un punto morto ‘totale’ sulla politica monetaria, che porterà all’esplosione delle contraddizioni all’interno della zona Euro.

    L’austerità è a mio modo di vedere un modo come un altro di seguire un ‘piano’ di unificazione che è stato innescato con la creazione dell’euro. Ricordo un intervista di Romano Prodi che diceva di sapere benissimo che l’euro era insostenibile di per se per l’europa, ma che la sua creazione doveva condurre ad un processo di unificazione politica, uno stato europeo. Quello che penso è che le misure di austerità serviranno per fare ‘accettare’ qualsiasi cessione di sovranità da parte degli stati nazionali verso l’europa, fino a farci diventare un unica nazione continentale.

  49. Marco Tizzi,

    @Giuseppe D’Andrea
    Un po’ di amarcord: nel ’92 avevo 17 anni, scoppiava mani pulite, da poco era caduto il muro e si cominciava a parlare di europa unita. Io mi sono detto: “è fatta. Entro pochissimi anni avrò la possibilità di votare un tedesco come capo del governo o un inglese come sindaco. I problemi son finiti”.

    Parecchi anni dopo stavo viaggiando per il sudest asiatico e per le prima volta ho chiesto ad una persona “da dove vieni?” e questo mi ha risposto “sono europeo”.

    Nutrivo davvero speranze.

    Ma adesso, sinceramente, è un sogno disilluso. Per fare l’Europa serve innanzitutto un grande leader europeista in Germania e in Francia. Servono Kohl, Mitterand, non ‘sti quattro cioccolatai che non riescono a tenere insieme nemmeno la Grecia.

    Spero quindi tanto che tu abbia ragione, al di là del fatto che i sistemi economici implodano o meno. Perché se riusciamo a fare davvero l’Europa, anche se poi salta tutto in aria riusciamo a riprenderci bene, forse anche più forti.
    Altrimenti sono stati 20 anni di sogni buttati nel cesso.
    Al che me ne torno in Sudafrica e tanti saluti.

  50. guiodic,

    “l’unica verità storica accertata è che più spesa pubblica, comunque finanziata, genera sempre e solo più povertà, nel breve e nel lungo….”

    E’ davvero singolare che tu mi dica questo usando Internet, uno strumento nato da un investimento pubblico di pochi milioni di dollari da parte della difesa americana e poi sviluppato in collaborazione con una università pubblica degli stati uniti. Che magnifica contraddizione!

  51. guiodic,

    @oscar giannino

    Che ha da dire contro il post keynesismo? sono tra i pochi che hanno previsto e descritto la crisi. Gli altri hanno tutti ammesso che non lo sapevano e che i loro modelli non lo prevedevano. E continuano a farlo. La BCE e la COmmissione UE fanno stime ridicole, sembrano le fattucchiere che incontri per strada. Dopo 4 mesi si sono accorti che il 2012 è un anno di recessione. Geni! Però ancora dicono solo -0.5 vedremo alla fine dell’anno cifre decisamente peggiori.

    Quanto alla MMT si può criticare quanto vuole. Non ho una idea precisa in merito. Ma certo non si può negare la validità del principio keynesiano della domanda effettiva. Se continuiamo a tagliare gli investimenti pubblici ci condanneremo alla fine del Portogallo e dell’Irlanda, i campioni dell’austerity e delle liberalizzazioni.

  52. Giuseppe D'Andrea,

    @Marco Tizzi

    Sono stato sempre ‘euro-perplesso’, cosa strana per uno che ha vinto un concorso con annesso viaggio tutto pagato alla comunità europea, ma più mi sforzavo di voler vedere con positività il ‘progetto’ più le mie convinzioni storiche ed economiche mi dicevano ‘diffida’. Oggi posso dire di aver intuito abbastanza bene.

    Credo, anzi posso sottoscrivere, che questo è stato tutto tempo ‘buttato’. Quella che è stata progettata non è un europa ‘dei popoli’ ma un europa ‘politica’, dove i popoli si devono semplicemente adeguare. A mio modo di vedere questo è un altro tentativo forzoso di creare un europa unita, certo questa volta non ci sono ne imperatori, cesari o fuhrer di sorta, questo è un procedimento burocratico, nessuna diretta imposizione, solo una cascata di ‘manovre a tenaglia’. E anche questa volta non funzionerà anzi farà danno, già ora i greci diffidano dei francesi e dei tedeschi, gli Inglesi sembrano tornare nel loro ‘glorioso isolamento’ e gli altri procedono in ordine sparso. Il fatto è che questo continente europeo è un po il paradigma ‘in grande’ dell’Italia; La ricchezza dell’europa sta nella sua grande eterogeneità, in quale spazio del pianeta convivono così tante culture nazionali così variegate e caratterizzate in così poco spazio? Noi siamo unici, amalgamarci ‘come un singolo stato’ non è facile, richiede tempo e pazienza, sopratutto richiede progressività, vent’anni o quarant’anni sono niente se si considera che meno di un secolo fa eravamo sui campi di battaglia a massacrarci a vicenda.

    Io sono ‘euro-perplesso’ e non ‘euroscettico’ perchè credo che un Europa unita forse verrà un giorno, ma dovrà partire dalla gente non dagli statisti, per quanto geniali.

  53. Massimo74,

    @guiodic

    Ma quando mai i keynesiani (o post keynesiani) avrebbero previsto la crisi?A me risulta che semmai siano stati gli economisti “austriaci” a mettere tutti in guardia su quello che stava accadendo (vedi a riguardo le dichiarazioni dell’economista Peter Shiff o del senatore degli Stati Uniti Ron Paul).

  54. adriano,

    Dibattito interessante anche se esageratamente complicato.Falliremo molto più semplicemente.Per quanto riguarda l’Europa,l’unione politica non ci sarà fino a quando parleremo con lingue diverse.In tutti i sensi.

  55. oscar giannino,

    Spot – in Italia abbiamo il 52% di Pil di spesa pubblica tagliando da anni spesa per investimenti mentre cresceva e cresce spesa corrente: la PA gli investimenti non li sa e non li può fare strangolata da impugnative, gare al ribasso, oneri compensativi alle Autonomie, etc etc etc

    – quanto a “fare la fine dell’Irlanda” ditemi dove si firma perché io ce la metto eccome, la mia! la bolla scoppiata immobiliare e bancario ha fatto innalzare deficit per copertura pubblica, ma dopo 18 mesi la crescita è ripresa a tassi tra tre e quattro volte superiore ai decimali italiani pre nuova recessione, proprio grazie alle basse tasse su lavoro e impresa che GIUSTAMENTE l’Irlanda nonn ha voluto alzare malgrado il diktat franco-tedesco, che volevano eliminare con la scusa della crisi la concorrenza irlandese per attrazione IDE, grazie a cui l’Irlanda ha risolto il suo stocio problenma sottosviluppo nell’yultimo quindicennio….

  56. guiodic,

    Massimo74 :
    @guiodic
    Ma quando mai i keynesiani (o post keynesiani) avrebbero previsto la crisi?A me risulta che semmai siano stati gli economisti “austriaci” a mettere tutti in guardia su quello che stava accadendo (vedi a riguardo le dichiarazioni dell’economista Peter Shiff o del senatore degli Stati Uniti Ron Paul).

    @Massimo74: Roubini, Steve Keen + chiunque abbia letto Minsky.

  57. Marco Tizzi,

    @oscar giannino
    Con lei posso anche essere d’accordo, con Monti no: non si può sbandierare un Paese con deficit del 10% e debito/PIL del 110% come un paese rigoroso nel bilancio.

    Non ci sto a dire che il deficit va bene se si salvano le banche, altrimenti così vale tutto. Non eravamo per il libero mercato?
    Privatizzare gli utili e socializzare le perdite non ha niente a che fare col libero mercato.

    Diciamocelo, Giannino: qui vanno tagliati spesa e tasse, subito e tanto, FREGANDOSENE del bilancio. Una botta coraggiosa con un’ottica medio-lunga, ad ogni costo, anche la ristrutturazione.

  58. Marco Tizzi,

    Domanda per tutti: qualcuno sa dove posso trovare dati relativi a stipendi e pensioni pubblici per fasce?
    Vorrei capire quanto si potrebbe risparmiare mettendo un tetto a stipendi e pensioni pubbliche.
    Ho cercato ovunque, ma fallisco miseramente.

  59. Claudio Di Croce,

    @Marco Tizzi
    Se lei aveva 17anni nel 1992 significa che adesso ne ha 37 ? Se è vero , complimenti . Riesce a lavorare e a passare molto tempo al pc . Prima di andare in Sud Africa si tinga di scuro : se no corre rischi in confronto ai quali i guai italiani sono risibili.Ricordiamo infine che fino a 70 anni fa noi europei ci scannavamo non con lo spread , ma con le bombe , i cannoni, le mitragliatrici e crepavamo a milioni .E lo abbiamo fatto per secoli con quei mezzi o con altri.

  60. Marco Tizzi,

    @Claudio Di Croce
    Faccio il consulente freelance, in questo periodo non sto lavorando anche perché quel poco lavoro che c’è non lo pagano. E posso permettermi di restare fermo: la libertà di essere imprenditore di se stessi.

    In Sudafrica ci ho già vissuto e si sta benissimo.
    Lei può stare pure qui, non si preoccupi. Anzi, mi raccomando, non ci metta piede in Sudafrica! Bisogna essere di mentalità un po’ aperta per girare il mondo.

  61. Claudio Di Croce,

    @Marco Tizzi
    Considerando la mia età , il lavoro che ho svolto e il mio interesse per i viaggi , credo di avere girato il mondo molto più di lei. Per quanto riguarda il Sud Africa , dove ho conosciuto famiglie di bianchi che facevano di tutto per far avere passaporti ai figli che consentissero loro di espatriare verso UK, USA, Canadà , Australia , dove viveva lei ? Aveva una casa protetta da barriere di cemento e filo spinato e sistemi di allarme di tipo militare come moltissime case di bianchi ? O viveva nelle zone della Garden route o vicino a Cape Town , in cui la magggioranza , ancora per poco , è discendente dei boeri , popolo che ha fatto diventare il Sud Africa il paese più prospero del continente?

  62. guiodic,

    Claudio Di Croce :
    @Marco Tizzi è discendente dei boeri , popolo che ha fatto diventare il Sud Africa il paese più prospero del continente?

    non ci vuole molto a diventare prosperi con la schiavitù. Magari sarà la riforma successiva all’abolizione dell’art.18. Non bisogna avere tabù.

  63. Marco Tizzi,

    @Claudio Di Croce
    Vivevo a Durban, nel bluff.
    Barriere e filo spinato li ho visitio a Jobo e Pretoria che, diciamocelo, sono un mondo a parte.
    A cape town proprio no.
    Non mi sembra questo il luogo e il tempo per discutere dello stile di vita in Sudafrica e, se non le dispiace, lavoro dove mi pare QUANTO mi pare e vivo dove mi pare e quando mi pare.
    Oppure il suo concetto di liberismo è che lei può fare quel che vuole e gli altrio no?

  64. Claudio Di Croce,

    @Marco Tizzi
    Lo credo che le riesce difficile trovare lavoro siddisfacente : è troppo suscettibile, si calmi.

  65. Marco Tizzi,

    @Claudio Di Croce
    Mai avuto alcun problema a trovare lavoro soddisfacente. Ripeto: lavoro quando mi pare, quanto mi pare e dove mi pare.
    E, posto che sono calmissimo, forse sarebbe il caso che lei smettesse di prendere per i fondelli perché non siamo né parenti né amici.

  66. tommy mas,

    @ guiodic

    Speriamo, cosi’ci sara’ più’ gente che lavora e meno che va in giro a straparlare (spero non si senta tirato in causa…)!

  67. Claudio Di Croce,

    Sono rimasto sgradevolmente sorpreso dall’atteggiamento umile e sottomesso del nostro OG nella trasmissione sulla 7 della signora delle pashmine in cui era presente anche il compagno Cofferati , beatamente in riposo a Bruxelles a spese nostre, dopo aver detto che non si ricandidava a Bologna perchè voleva restare a Genova a fianco della giovane compagna. ( Si vede che ha imparato da Veltroni , perennemente sul punto di partire per l’Africa e sempre in Italia) Se penso alla veemenza ampiamente giustificata con cui descrive su questo blog lo stato ladro paragonata ai toni sottomessi in cui esponeva sottovoce le sue tesi che inoltre ammorbidiva sempre cercando i punti di contatto con il compagno Deputato europeo e con la tedesca che evidentemente lo imtimoriva , sono dispiaciuto .Spero sia solo trattato di un incidente di percorso.

  68. guiodic,

    @tommy mas
    raschia raschia e sotto il liberista esce lo schivista.

  69. Tommy mas,

    guiodic :
    @tommy mas
    raschia raschia e sotto il liberista esce lo schivista.

    La mia era chiaramente una provocazione, ma non so di cosa si occupi lei, perche’ gli unici a rischio di schiavitu’ in questo paese sono quelli che vogliono fare e intraprendere, schiavi dei milioni di statali e parastatali che bruciano miliardi di euro ogni anno, schiavi dei sindacati ottusi e della magistratura ideologizzata ferma agli anni 70, schiavi di una classe politica parassitaria e senza idee!
    Del resto non avra’ mica sperato di inneggiare impunemente all’art.18 in un blog di liberisti?!? Schiavisti no, ma addirittura filo-cgiellini…mai!!!
    Giannino for President!!!

Leave a Reply

Login with Facebook: