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Da Tempi

Oggi dal Fmi è venuta una frasetta che spiega perché contuinuo a tenere da settimane come primo post quello del suo arrivo in Italia. Da Washington hanno poi corretto, ma come certo sapete il direttore degli Affari Fiscali del Fondo, Carlo Cottarelli, aveva testualmente detto una grande verità: “l’Italia non può farcela da sola”. Partiamo da qui. Per spiegare che un modo ci sarebbe. Se qualcuno desse retta. Diversi lettori reagiscono alla proposta qui avanzata  – bisogna abbattere il debito pubblico lavorando sugli stock e non sui flussi, perché gli avanzi primari a spesa pubblica pressoché intatta nella sua crescita inerziale non fanno altro che ammazzare il paese con pressione fiscale sempre più record – chiedendomi di documentare meglio le basi documentali sulle quali insisterebbe la proposta. Giusta osservazione. A maggior ragione visto che lunedì il Corriere della sera ci ha rivelato che sarebbe allo studio una proposta che dell’attivo pubblico farebbe tutt’altro utilizzo. Oggi per fortuna liquidata dal ministro Corrado Passera.
Partiamo dai numeri, dunque.

Segnatevi per cominciare questo  indirizzo, dal portale del Tesoro, dove troverete gli estremi normativi e i criteri in base ai quali dal 2009 il ministero dell’Economia ha attivato una procedura di consultazione estesa ad oltre 9 mila soggetti diversi della Pubblica amministrazione centrale e periferica – novemila! – per compiere ogni anno una rilevazione sempre più accurata delle diverse componenti dell’attivo: crediti, immobili e terreni, concessioni, partecipazioni. E’ una ricognizione che affonda le sue radici e metodologie in proposte e criteri avanzate molti anni orsono da economisti come Gianfranco Imperatori e giuristi come Stefano Rodotà e Franco Bassanini, (gli interessati possono utilmente trovare i ragguagli più esaustivi a mia conoscenza nella corposa opera La finanza locale nello scenario globale, ed Gianfranco Imperatori onlus, 2010).
A questo indirizzo invece  troverete l’ultimo rendiconto  dei beni immobili censiti al 31 marzo 2011, poiché questa è la data in cui ogni anno gli oltre 9mila diversi soggetti pubblici dovrebbero inoltrare al Tesoro la ricognizione completa dei loro asset.  Domanda: avviene? ma certo che no! Naturalmente, non avviene. Lo Stato è inflessibile quando siamo noi cittadini-contribuenti a non ottemperare alla legge. Ma ovviamente chiude gli occhi quando sono pezzi di Stato, a sottrarsi al rispetto della legge. Troverete dunque che a marzo 2011 era solo il 53% delle amministrazioni pubbliche ad aver risposto. Il che comunque ha consentito di censire oltre 530mila unità immobiliari, per una superficie complessiva di oltre 222 milioni di metri quadrati, e quasi 760mila terreni, pari a oltre 13 miliardi di metri quadrati. Nel documento si indica la metodologia attraverso la quale seguendo i criteri dell’OMI, l’Osservatorio del mercato immobiliare dell’Agenzia del Territorio, e dell’AGEA, Agenzia per le Erogazioni in Agricoltura, si giunga a una stima approssimativa tra i 239 e i 319 miliardi di euro per gli immobili, e fino a 49 miliardi per i terreni. Ripeto. Si tratta di una primissima valutazione relativa a poco più del 50% dell’intera PA.
Per una altrettanto primissima valutazione complessiva invece del totale dell’attivo, andate a quest’altro indirizzo e troverete un pdf denominato patrimonio pubblico, le 19 pagine di slides presentate da Edoardo Reviglio al seminario sullo stesso tema tenutosi al tesoro, il 30 settembre scorso. La stima è ancora del tutto conservativa e per difetto, come spiega correttamente l’autore, che su questo lavora indefessamenteda anni, ora presso la CdP. Il totale dell’attivo è stimato in 1815miliardi, dunque poco meno del debito pubblico italiano che ha superato la quota che trovate in costante aumento a destra in altro sotto la nostra testata.. Di quei 1815 miliardi, i cui valori oggi sono sicuramente diversi, 276 erano cassa disponibile, 240 crediti e anticipazioni attive, 78 intangibles in buona sostanza le concessioni, 132 partecipazioni, 420 immobili  (la stima resta molto modesta, se arrivavamo a 320 per metà della PA sei mesi prima), 386 infrastrutture, 176 risorse naturali, 37 beni culturali, 70 beni mobili.
Ora i problemi, poi le soluzioni.
Il primo problema abbastanza scandaloso è l’arretratezza – a distanza di anni dalla legge – con cui lo Stato risponde all’obbligo di sapere che cosa ha in pancia. Per uno Stato oltretutto il cui rischio d’insolvenza è salito drasticamente negli ultimi 7 mesi, avere una cognizione tanto modesta di ciò che garantisce il proprio debito è assolutamente intollerabile. Per non parlare della cura inesistente, visto che tale patrimonio costa più di quanto rende ( è così per l’intero patrimonio immobiliare, a cominciare dal milione e mezzo di unità immobilliari in carico agli ex Iacp locali che non – ripeto: NON !-  sono compresi in questa prima stima ma vanno oviamente aggiunti).
Il secondo problema è il valore “vero”, cioè di mercato. Ma la soluzione a questo c’è: lo deve calcolare chi è del mestiere, non lo Stato.
Che cosa farne? Diceva lunedì il Corriere che nel governo sarebbe matura l’idea di proporre uno scambio, trasferire dal Tesoro alla Cdp quote di controllo per una cinquantina di miliardi di euro, abbassare così di 3 punti di Pil il debito pubblico poiché gli esborsi di CdP non configurano in Eurostat debito pubblico, e col ricavato il Tesoro pagherebbe buona parte dei 70 miliardi di euro che lo Stato deve a imprese fornitrici, che stanno morendo strangolate visto che lo Stato non ti paga a discrezione sua, ma le tasse e i contributi li pretende con puntualità assoluta.
Sono contrarissimo. Primo perché a Eurostat ci sparerebbero addosso. La Cdp grazie all’apertura del suo capitale al 30% in mano alle fondazioni bancarie e con peso rilevante nella sua governance, figura per questo come soggetto di mercato nel quadro contabile europeo. Ma se si usa raccolta postale – una passività, cioè debito pubblico – per una partita di giro al Tesoro, allora l’operazione non è affatto di mercato. E’ oltretutto un regalo improprio alle fondazioni bancarie: penso all’ipotesi che il Tesoro giri a CdP non solo quote di partecipate, ma anche concessioni, magari a cominciare da quelle televisive. Infine, è un modo travestito – ma neanche troppo – per dire che del recinto pubblico in realtà non si cede un bel nulla. Né ora né mai. Sai che affare.
La proposta che ci convince è molto diversa. L’intero mattone di Stato, per cominciare cioè almeno 400 miliardi che sono circa 27 punti di Pil, va girato in dotazione patrimoniale a un fondo immobiliare chiuso costituito come veicolo di mercato, gestito tramite gara da privati, che lo valuteranno e lo cederanno nei tempi più adeguato al miglior realizzo. Che il più del patrimonio sia in capo alle Autonomie, e che in una certa percentuasle sia utilizzato dalle stesse amministrazuioni pubbliche, non – ripeto: NON – rappresenta probklema ostativo alla sua cesisone, quando è il rischio default che bisogna affarontare. Un simile fondo, anche se usa una leva finanziaria bassa cioè non superiore a 3, con tutti gli abbattimenti e le cautele del potrebbe emettere obbligazioni pari a una volta e mezzo almeno la stima iniziale del patrimonio, e concedere ai detentori di titoli pubblici italiani uno swap volontario col quale si inizierebbe da subito ad abbattere debito, con abbattimento progressivo per la quota totale di patrimonio negli anni necessari alla sua alienazione totale.

Ecco in che cosa consiste, la strada alternativa per la quale con le cessioni pubbliche abbattiamo il debito, e nel frattempo tagliamo però anche la spesa pubblica per un equilibrio di entrate a ben più basso livello di quello immaginato con la manovra triennale del governo Monti. Di mezzo, tra le due ipotesi, c’è la sopravvivenza economica dell’impresa e del lavoro italiani. Oltre a uno Stato molto più magro, e per questo – proprio per questo – costretto a diventare più efficiente.

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36 Responses to “Il Fmi ha parlato, lo Stato non faccia l’indiano a spese nostre: venda!”

  1. Nicola Morini,

    Sono perfettamente d’accordo soprattutto se nel contempo si taglia la spesa!

  2. ilsensocritico,

    @carlo
    non crede che sia ingiusto che molte persone [ad esempio i lavoratori dipendenti] vengano strangolati dall’eccessiva pressione fiscale, mentre altri evadono comodamente le tasse andando in vacanza a Cortina?
    Essere liberali significa anche far rispettare le regole e chi le vìola, come gli evasori, vanno puniti.
    Una volta puniti si dovrebbero usare le risorse ottenute per abbassare le tasse.

  3. adriano,

    Complimenti per il suo intervento nella trasmissione di ieri notte a canale 5.Impeccabile.L’ultimo riferimento ai doveri esclusivi ed insostituibili della politica è stato magistrale.Dell’impiego di intelligenze come la sua ci sarebbe bisogno,non di pallidi fantasmi dalla parola insipida.

  4. ennio,

    Concordo pienamente con la proposta di risanamento dei conti attraverso la vendita di asset immobiliari e non, purché sia una vendita reale e non una svendita in cui le solite cricche di furbi si infiltrano per farci speculazioni; ma la cosa più importante, come ricordato da alcuni interventi, è che tutto si faccia dopo un draconiano taglio della spesa parassitaria che nonostante tutto continua a rubare risorse dalle casse dello stato, a partire dalle corruttele e tangenti che pesano su ogni appalto o fornitura pubblica fino agli stipendi regalati a persone che non fanno nulla in enti inutili e non !!

  5. giacomo iazzetta,

    io sono solo un piccolo imprenditore , e forse nel definirmi piccolo sono gia ottimista, ormai . credo, che ci sia poco da fare , l’ottusita’ della macchina burocratica sfiora l’idiozia , penso che sia tempo di prepararsi alla ricostruzione di uno stato civile , adesso con torto o con ragione, tutti i discorsi vanno a cozzare contro il pachiderma stolto che e’ il nostro stato .

  6. Claudio Di Croce,

    Io non capisco come faccia OG a credere che un governo di burocrati , professori universitari , magistrati contabili ecc.. ecc.. abbia in mente di snellire , ridurre lo STATO , cioè la mucca dalle cui mammelle tutta la classe attualmente al governo trae un latte molto ricco per se e per le proprie famiglie ( l’esempio di Martone è illuninante ). Smettiamola di illudere la gente.

  7. Robespierre,

    Se qualcuno spera che questo paese si riformi da solo è un illuso.
    Qui è in atto un guerra civile mascherata da democrazia.
    Da un lato una massa informe di dipendenti pubblici, politici di professione, grandi industriali, appaltatori di partito, raccomandati e posizioni di rendita varie, con tutti i relativi familiari.
    Dall’altro, alcune milioni di partite iva da spremere per mantenere il costo dei primi. Questi difenderanno con ogni mezzo le loro posizioni, anche perchè detengono potere legislativo, esecutivo e giudiziario. Non esiste nessuna possibilità di condizionarli con movimenti d’opinione, manifestazioni, in gioco c’è la loro sopravvivenza.
    Due possibilità:
    1)Espatriare per rimettersi in gioco in un paese dove la libertà di impresa non sia solo una bella frase.
    Tanto ce l’abbiamo fatta senza raccomandazioni, da soli, in Italia. Figuriamoci in un paese civile.
    2)Fare la rivoluzione, dando 5-6 anni di giacobinismo a questo paese impossibile da guarire con le mezze misure. A voi la scelta di chi oggi rappresenta i nobili, il clero e il terzo stato.

    Sia come sia se volete vivere da uomini liberi e non da schiavi di questa tirannia, non sarà a costo zero.

    Per quanto riguardo l’agenzia delle entrate ed equitalia, per me non sono altro che lo sceriffo di Nottingham e quando questi “servitori dello stato”, da vecchi, penseranno a quante vite hanno distrutto nella loro brillante carriera, se riusciranno a narcotizzare la propria coscienza, dovranno comunque risponderne a Dio se hanno agito sapendo quello che stavano facendo.

  8. Massimo74,

    @ilsensocritico

    Ancora con questa cazzata di Cortina?Ma dove stà scritto che quelli di Cortina erano evasori?C’è forse già stata una sentenza di condanna definitiva?E se poi i tribunali stabilissero che invece non c’è stata alcuna evasione?Lo sai o no che le sentenze nel 60% dei casi sono a favore del contribuente e non del fisco? (nonostante i giudici tributari siano tutt’altro che soggetti terzi ma sono di fatto parte concomitante dell’amministrazione tributaria).

  9. Alberto Magnago,

    Perfetto Giannnino. Trovi qualche decisore disponibile (non ne vedo molti), o si impegni assieme ai tanti che le daranno supporto (IO CI SONO!!). Ma, al contempo, strangoliamo la parte parassita dello stato (almeno il 30%!!, magistratura e sindacati compresi!!) e steriminiamo le varie camorre, ‘dranghete e mafie. Altrimenti è creare illusione e reiterare opportunità di ricrearsi e proliferarsi

  10. Mario,

    Salve

    Sono d’accordo con lei sulla strategia per abbattere il nostro debito pubblico, solo che, non conviene alle banche e non conviene ai costruttori, in quanto ci troviamo difronte ad una offerta nettamente superiore alla domanda, dove i valori di mercato sono artificiosamente alti. Visto che nel decreto delle liberalizzazioni si è messa una leggina a favore dei costruttori (Possibilità dei sindaci di non far pagare Imu o a tassi ridottisimi) prevedo che tutto il suo ragionamento rimanga una bellissima teoria…… a meno che non piazziamo l’immobiliare di stato a vendere tutti questi immobili a quei soggetti che si vogliono disfare dei nostri Bot e Cct, naturalmente al prezzo di Mercato!!! (Sia degli immobili da una parte…. sia dei Titoli dall’altra)…..Un grande riacquisto delle nostre obbligazioni sul mercato pagate esclusivamente con immobili. Non so se giuridicamente sia possibile chiedere di essere pagati esclusivamente con Titoli dello Stato….. però si avrebbe un duplice effetto, per chi non ha Titoli ma contante, sarebbe costretto ad acquistarli sul mercato aiutandone la valutazione (anche se per un breve lasso di tempo), chi invece li ha e se ne vuole disfare (quindi preme sul mercato per la vendita contribuendo alla valutazione in discesa), acquistando gli immobili, contribuisce a toglierli dal mercato (quindi meno spinta alla vendita)…. altri presi dal pensiero di fare un buon affare comprerebbero titoli per poterli spendere rapidamente per l’acquisto (spinta positiva) ….. se si innesca un trend positivo con il gioco delle aspettative molti operatori ne approfitterebbero dal lato esclusivamente finanziario….. una folle teoria?!

    Saluti

    Mario

  11. stefano,

    Premetto che sono d’accordo sul fatto che per abbattere il debito NON basti agire sui flussi, e concordo pure che la soluzione più facile sia quella di vendere gli stock.
    Come però anche lei, Doot. Giannino, spesso dice, non possiamo fare un unico fascio di tante cose diverse; se gli inglese hanno potuto (per esempio) adottare con successo questa strategia, sono molto dubbioso su cosa accadrebbe in Italia percorrendo questa via.
    La prima proiezione che mi verrebbe, sarebbe quella in cui tutti i beni dismessi finirebbero, nella migliore delle ipotesi, nelle mani di amici degli amici (ovvero gli unici che possono ricorre al credito), oppure direttamente nelle tasche delle organizzazionui malavitose (gli unici che oggi dispongono di vera liquidità).
    Cosa ne pensa ?

  12. Luca Celetto,

    Sottoscrivo. Il parlamento fa le leggi e decide se abbattere o meno il debito pubblico attraverso cessioni. Il problema è che non vedo una rappresentanza politica che si sia presa questo impegno. Occorre trovarne/costruirne una.

    Caro Giannino, come facciamo?

  13. lodovico,

    ennio :
    Concordo pienamente con la proposta di risanamento dei conti attraverso la vendita di asset immobiliari e non, purché sia una vendita reale e non una svendita in cui le solite cricche di furbi si infiltrano per farci speculazioni; ma la cosa più importante, come ricordato da alcuni interventi, è che tutto si faccia dopo un draconiano taglio della spesa parassitaria che nonostante tutto continua a rubare risorse dalle casse dello stato, a partire dalle corruttele e tangenti che pesano su ogni appalto o fornitura pubblica fino agli stipendi regalati a persone che non fanno nulla in enti inutili e non !!

  14. lodovico,

    la cosa importante è vendere. nulla vieta che potresti esser tu il compratore, in barba ai furbetti.

  15. antonio beltrani,

    il Beato Giovanni Paolo II si esprimeva così:
    “Intervenendo direttamente e deresponsabilizzando la società, lo Stato assistenziale provoca la perdita di energie umane e l’aumento esagerato degli apparati pubblici… con enorme crescita delle spese”.

  16. Renato Amato,

    Oscar, seguo con grande interesse quotidianamente la tua trasmissione “nove in punto”. Stimo in particolar modo la tua professionalità, la tua competenza, la tua lucidità e libertà di pensiero. La tesi da te esposta sulla dismissione dello stock pubblico, abbattimento del debito e riduzione della spesa pubblica è l’ennesima posizione che può solo essere condivisa. Questo paese avrebbe bisogno di molti più Oscar Giannino, soprattutto in posizioni di rilievo in ambito pubblico, governativo e politico (al posto degli attuali vergognosi politici). Grazie e continua sempre cosí. Renato Amato

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