E vi stupite che i mercati scommettano contro l’Italia? Nel pomeriggio di oggi il governo ha svelato i suoi due “piani” per tornare a privatizzare e liberalizzare. Due tardivi ritorni di fiamma, della serie: non sappiamo più che pesci pigliare. Privatizzazioni e liberalizzazioni, però, non si fanno di norma perché l’ha ordinato il dottore. Si fanno perché, perdonate la frase da libro Cuore, uno ci crede. Si fanno perché rientrano nella visione complessiva che del futuro di un Paese hanno le forze politiche cui è toccato in sorte di governarlo. Si fanno perché si è capito che a frenare la crescita non è quanto sopravvive in Italia di un’economia privata, ma il socialismo introdotto surrettiziamente nel sistema.Questo non è il caso del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che di una visione trasparentemente illiberale dell’economia ha fatto un punto d’onore. E a pieno diritto, ci mancherebbe altro: meglio un nemico che si presenta come tale, dei liberalizzatori della domenica. Liberalizzatore della domenica ora Tremonti prova a fingersi, nella incomprensibile convinzione che, se nelle stanze del potere romano ancora non si parla inglese, gli operatori economici (scusate, intendevo: gli speculatori) non abbiano quattrini con cui pagarsi un traduttore dall’italiano.
Che cosa dicono infatti i due provvedimenti gemelli, su liberalizzazione delle professioni e privatizzazioni, partoriti dal governo nel travaglio di un giorno di feroci contestazioni, guidate da quella luminosa forza riformista, il drappello di circa 80 deputati pidiellini dotati di laurea in legge? Quanto segue si riferisce, ovviamente, alle versioni dei testi che ci sono capitati in mano.
Privatizzazioni: il governo si riserva, da qui alla fine 2013, riesumato il Comitato privatizzazioni, di decidere quali asset dismettere e di sottoporre tale decisione al vaglio del Parlamento. I calcoli azzardati da Perotti e Zingales o da Carlo Stagnaro su questo blog sono sbagliati? Ditelo, date un segno di vita, controbattete. Alzate, alla peggio, la vostra bandiera: statalisti siamo, e statalisti rimarremo. Tutto è meglio di una fiera presa per i fondelli di mercati e cittadini italiani.
Liberalizzazioni delle professioni: stessa solfa. Non si toccano quelle con l’esame di stato. Per le altre, il governo chiederà loro se, di grazia, gradiscono una liberalizzazione (medium rear, grazie). Ci sono sei mesi per ogni gruppo d’interesse italiano per farsi confezionare una leggina ad hoc. Dopo di che, e scusate se è poco, tutto quello che non è esplicitamente regolamentato è da considerarsi in libero mercato.
In democrazia i partiti dipendono dalle proprie constituency, si capisce. Ed è naturale e comprensibile che il PDL ritenga di non potersi alienare il voto di medici, avvocati, notai, eccetera. Ma allora, che bisogno c’era di montare questa ennesima carnevalata fuori tempo massimo? Detto fuori dai denti, ce ne sono di categorie fra cui il governo non piglia un voto che potrebbero utilmente essere esposte a una riforma radicale. Riforme, lo si ammette persino su questo blog che degli ordini professionali è un affezionato avversario, che darebbero di più al Paese che smantellare i fortini in cui sono asserragliati i professionisti. Due esempi soltanto: l’abolizione dell’articolo 18 e una riforma vera e drastica dell’università italiana.
Peccato che invece in manovra trovino posto inasprimenti fiscali, eterni ritorni come un taglio alla spesa farmaceutica ospedaliera riversato sulle industrie produttrici (tanto più comodo che affondare il coltello nella riorganizzazione della disfunzionale rete ospedaliera italiana), lo strangolamento fiscale delle imprese che operano in regime di concessione nel settore dei trasporti (non più le Autostrade ma, pare, tutti gli altri).
Il giudizio dei posteri sul governo Berlusconi sarà probabilmente più sfaccettato delle opinioni oggi contrapposte di partigiani e nemici giurati. Qualcosa di buono è stato fatto, anche se in modo pasticciato. Ma quello che si è davvero “bruciato” in questi giorni di “attacchi speculativi” e insperato accordo con l’opposizione, è una opportunità come non ne passavano da tempo di riformare davvero l’Italia. Si dice che le circostanze fanno l’uomo. Magari lo rivelano soltanto per quel che è. Cosa stanno rivelando di chi ci governa, fate voi.



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L’ anno scorso, a maggio, fu fatta una manovra da circa 30 MLD che era basata, diversamente da quella attuale, esattamente su misure che in qualche modo volevano diminuire la spesa pubblica, soprattutto attraverso il taglio lineare del 10% delle spese rimodulabili dei ministeri, sul blocco degli stipendi dei dip. pubblici, e su sovragettito di circa 5 MLD l’anno del recupero dell’ evasione fiscale; la clausola di salvagardia imposta dall’ europa, di quella manovra approvata a luglio 2010, prevedeva che il mancato taglio di uno o più punti, rispetto al 10%, fosse forzosamente recuperato nell’ anno successivo.
Non venivano al riguardo e forse era impossibile che ciò fosse realizzato, alcun controllo budgettario dell’ avanzamento comparato della spesa nel rispetto di quelle misure, visto che per il nostro stato, attraverso la sua Ragioneria, manca qualsiasi possibilità di ricevere in tempo reale l’ avanzamento della spesa, per centri di costo e quindi il conseguente intervento di interventi di misure di rientro in tempi brevi; quella manovra dei tagli lineari, fatta dal prof. Tremonti con i suoi metodi tipici è stata evidentemente non in grado di risolvere poco o nulla, se oggi, dopo che aveva affermato nel 2010 (come nei precedenti anni) che ci sarebbe stato bisogno solo di piccoli aggiustamenti e ad oggi nessuno è in grado di capire quanto si sia raggiunto con quella manovra nel 2010 e soprattutto come si sta procedendo nel 2011.
Quella manovra, ribadisco, fu voluta così da Tremonti, ma era sbagliata da ogni punto di vista, sia perchè voleva tagliare senza criterio e sia perchè non c’ erano tagli strutturali di spesa, visto che voleva tagliare solo la parte rimodulabile, eppure, fin da allora era possibile impostare qualche cosa di diverso. Mi sembra che il capo di questo governo, d’ altronde, lo lasci libero (sbagliando ma evidentemente non è in grado di fare diversamente perchè inadeguato come PDC) di fare quel che vuole!
Ripeto quello che ho già detto : da questo blog che dovrebbe essere popolato di liberisti – e cioè di persone che vorrebbero uno stato minimale dedito solo alle cose essenziali ( per me solo difesa esterna ed interna dei cittadini , che sono le ragioni storiche per cui è nato ) e tutto il resto delegato ai privati che lo farebbero meglio e a costi più contenuti – emerge la vocazione statalista della stragrande maggioranza degli italiani e il carico di invidia, livore ed odio che anima una parte crescente della popolazione. In sostanza è ritenuto molto più importante far pagare quelli che secondo loro non pagano abbastanza o non pagano affatto piuttosto che agire in modo che il Mondo Pubblico venga drasticamente ridimensionato e quindi non assorba più oltre il cinquanta % della ricchezza prodotta come fa ora.
I politici sono ben contenti che i cittadini si comportino come i polli di Renzo e si becchino tra di loro , così continueranno a succhiare denaro per loro e per le numerosissime clientele che affollano il mondo pubblico.
Finchè la maggioranza dei cittadini non avrà chiaro in testa che il vero problema è la idrovora del mondo pubblico parassita che assorbe una massa crescente di denaro non cambierà nulla.
@giancarlo
Ho patrimonializzato con uno stipendio da laureato-lavorando, da dirigente per trentacinque anni con aliquote irpef al 45 e vai per cento, praticamente senza ferie per trent’anni e innumerevoli notti solitarie in trasferta all’estero, cioè con la fatica.
E siccome non avevo tempo per spenderli mi sono rimasti discreti soldini che ho investito.
Ora su quell’investimento fatto A BENEFICIO DELLA PATRIA, sottolineo, NON VOGLIO ALTRE TASSE: abbiamo già ampiamente dato.
E se me li tassano, svendo i miei titoli e me ne vado coi MIEI soldi.
Lei si aspetta che tutti quelli che hanno titoli di stato facciano la stessa cosa? Lei non ragiona con mente libera: è il risultato di sessant’anni di ideologia della repubblica fondata sul lavoro….quello di tanta gente come me.
Le tasse del dipendente le paga il povero prodotto, che si trova gravato di costi che non sono suoi e quindi va fuori mercato. I pensionati percepiscono un netto e lo stato fa un giroconto sulle tasse.
Stesse bbuono
@Angelo
Caro Angelo anche io ritenevo Tremonti uno dei meno peggio. Poi ho ragionato a lungo e mi sono accorto che lo stesso da anni ci raccontava una marea di stupidaggini:
http://www.paologuzzanti.it/?p=1756#comment-137914
E’ chiaro che è stato portato in alto da tutti, ognuno aveva i suoi buoni motivi. La Lega perchè era un suo uomo. Il PDL per gli equilibri di governo, il csx in quanto è oramai assodato che le finanziarie di Tremonti si avvicinano maggiormente a finanziarie di sx che liberali.
Poi comunque esistono i fatti, e quando entrano in scena loro le chiacchiere stanno a zero:
http://printfu.org/read/continuavanoachiamarlovoltremont-270f.html?f=1qeYpurpn6Wih-SUpOGumaenh6_e5Nnd1trR6Mrc46e41c7N3NfX4Ne7397d4NnT5NvZjqrpn6aih-Tmi6nnoKaen47Z69jo1dXAws7a2Yiw4J-dqZjLlqPYqqmbqJbO6eHVpp6l3Ovfk9XV2Nyi1O7ik9HT65Tp28riocvX58_jzpSv3uTZ3dba0ejK3OOnuNXOzdzX1-DXu9_e3eDZ0-Tb2Zrf2suWo-I
Gianluca
I depredeti non sono capaci di identificare i predatoti perchè l’ industria che produce 24 ore su 24 distrazione, ha debilitato milioni di italiani inducendoli a riflessi Pavloviani su simboli consumistici, ha azzerato capacità autonome di giudizio ed ha distrutto il distinguo che eleva l’ uomo: il senso critico. Milioni di persone sono incapaci di formulare un concetto compiuto. I mandanti ed i diffusori a tempo pieno di scimpiaggini sono responsabili di questa grave patologia sociale.
Cinque commenti di carattere diverso, derivanti sia da quanto scritto da Alberto Mingardi, sia sa alcuni commenti.
Il primo.
Su che basi si afferma che, con la liberazione delle professioni il PDL si alienerebbe il voto di medici, avvocati, notai, eccetera? Chi scrive è un ingegnere che per lunghi anni è stato dirigente di una società di ingegneria, essendo stato certificato idoneo dallo stato, con un suo esame, a svolgere la professione ingegneristica. Perché mai ho dovuto pagare un balzello all’ordine, ente da elencarsi in prima linea tra quelli inutili, se non per chi ne occupa le poltrone che, proprio per questo ottiene incarichi prestigiosi anche se è un mediocre? Per contro, pur favorevolissimo all’abolizione del valore legale del titolo di studio, andrei cauto con l’abrogazione dell’esame di stato, eseguito, ovviamente, come dio comanda e non come è stato il mio, per amore di verità. Mi pare che sia assolutamente necessaria una certificazione che la preparazione e la capacità di una persona sia congruente con l’attività che intende svolgere. Dato che ci siamo smettiamola di premettere il titolo accademico (usanza che mi ricorda gli spagnoli di manzoniana memoria) e prendiamo esempio da tedeschi ed anglosassoni, utilizzando solo l’equivalente di Herr e mister.
Il secondo.
Do per scontato che quasi tutti vorrebbero sbarazzarsi di questa classe politica, sia che si guardi o si voti a destra od a sinistra (oddio, qualche dubbio mi sorge pensando che esistono ancora epigoni/zombi che si richiamano ad un’ideologia che non io, ma la storia ormai, ha dimostrato palesemente fallimentare). Resta un problema. Non vedo all’orizzonte giganti e, forse, neppure persone di statura normale. Per contro vedo molti nani, ballerine e saltimbanchi, per usare termini abusati ma indicativi. Forse è perché sto diventando vecchio (o forse già lo sono) e, quindi, l’ottimismo è svanito, come accade a molti in questa fase della vita. Ma ho la netta sensazione che, a meno di eventi fortemente traumatici (un default?), siamo incastrati.
Il terzo
Ho letto che, seppur con ironia, tutta la colpa della situazione attuale è di Di Pietro. Al di fuori di questa, inscrivendolo nella categoria delle buone braccia sottratte all’agricoltura e, come minimo, non apprezzando certi suoi comportamenti (consorteria amicale con quelli che poi non si sono dimostrati esempi di specchiata virtù, telefonini e Mercedes a gogo, prestiti estinti per contanti con denaro contenuto in una scatola da scarpe, attraversamento di incroci, quando tornava a Curno, con una Pantera lanciata a velocità folle mentre Borrelli se ne stava tranquillamente in coda nel traffico di corso XII marzo a Milano, considerazioni sul suo operato da parte del tribunale di Brescia, sospensione comminatagli dall’ordine degli avvocati di Larino, ecc.), pur non apprezzandolo, dicevo, ho al netta convinzione che, in realtà, altri personaggi lo abbiano usato, sfruttando la sua indubbiamente non piccola ambizione.
Nella mia mente il richiamo a Di Pietro si collega immediatamente al periodo di “mani pulite”, definizione che mi è oscura e cercherò di spiegare il perché, divagando in dallo stretto contenuto di questo blog, ma credendo di scrivere qualche cosa di utile in questo delicato e pericoloso periodo, nella speranza che non accada più un’adesione acritica (in cui io stesso sono stato all’inizio colpevole) se si presentassero situazioni analoghe, fomentate da un forte sentimento anticasta, come quello attuale, indubbiamente giustificato, ma ciecamente limitato solo a quella dei politici e non esteso anche alle innumerevoli altre (ad esempio, chi non ha, di fatto, responsabilità per errori ed omissioni e viene giudicato solo dai propri colleghi non appartiene ad una casta? E come definire quella di chi percepisce stipendi da oltre 115.000 euro annui essenzialmente per portare acqua ai deputati e di chi incassa circa il doppio per stenografare. E quelli che, come i sindacati, ricevono soldi dallo stato, da tutti noi, ma sono esentati dal presentare bilanci pubblici?).
Nel ’92, per motivi professionali, avevo contatti per lo meno settimanali con alti funzionari di imprese edili tra le più importanti d’Italia e con proprietari di esse: alcune posso menzionarle, tanto per essere chiaro, perché non esistono più (Cogefar, Girola, Lodigiani, Impresit, Torno, non quella attuale che nulla ha da spartire con quella precedente), altre no essendo ancora in vita. Quindi ciò che affermo è vero e può essere dimostrato.
Corrisponde a verità che, per lo meno a Milano, non si ottenevano appalti pubblici se non si pagavano tangenti, ma è altrettanto pacifico che i veri beneficiari del gioco erano gli imprenditori. Le tangenti erano intorno al 7%, ma il lievitare dall’appalto, con le numerose perizie di variante, era assai maggiore, molto e molto al di sopra della revisione prezzi. Esempio classico è stata la realizzazione della linea 3 della metropolitana milanese. Da un valore d’appalto di circa 270 miliardi di lire si è arrivati ad una cifra compresa, in base a dichiarazioni ufficiali comparse sui giornali, tra 2.300 e 2.700 miliardi, la cifra esatta rimane un mistero. Orbene, la clausola di revisione prezzi comportava un fattore d’aumento non superiore, probabilmente un poco inferiore, a 2. E’ vero che in corso d’opera si decisero aggiunte e varianti, ma basta sapere ciò che è stato realizzato,non servendo essere esperti nel ramo delle costruzioni, bastando banali “conti della serva”, per capire che qualcosa non quadra. Dove si trovavano gli arcangeli dalla spada fiammeggiante?
Prada è stato definito il collettore delle tangenti, di cui, per quanto mi è stato riferito dagli imprenditori e funzionari sopra detti, beneficiavano tutti i partiti, nessuno escluso. Tuttavia sui giornali apparivano solo alcuni di essi. Possibile che il democristiano Prada si sia preoccupato di salvare formazioni politiche diverse dalla sua?
Plausibile che le uniche imprese concusse o esercitanti concussione fossero praticamente solo Torno e Lodigiani? Chi scrive progettò, in fase di gara d’appalto, un’opera per Girola, essendo insistente la voce che avrebbe vinto l’appalto, come effettivamente fu. Ma non lessi mai di un coinvolgimento di essa.
Ancora su MM3 un fatto curioso, raccontatomi da un imprenditore che era in consorzio con Torno per la realizzazione di una sua parte. Quando, a lavori già avanzati, furono fatte entrare alcune cooperative nella joint venture, questo impresario decise di uscire da essa, ritenendo la cosa “troppo sporca”, parole sue. Orbene alcuni dirigenti della sua impresa finirono in carcere. Per contro qualcuno sa cosa accadde a queste cooperative?
Uno dei primi arrestati fu l’allora presidente dell’IRI, che rimase non poco in carcere. In termini cronologici, non si può affermare causali, ne uscì pochissimi giorni dopo che sui giornali comparvero notizie di un suo stancarsi di stare in galera ed essere pronto a dichiarare tutto.
In quel periodo fu condotta una perizia di variante su un lavoro che si stava svolgendo sull’Autocamionale della Cisa. In base a questa perizia le stesse opera, nel medesimo sito, erano stimate dal doppio al triplo dei valori d’appalto, ad un solo anno di distanza da questo. Naturalmente i prezzi iniziali e di perizia ottennero entrambi da ANAS parere favorevole circa la loro congruità, giudizio richiesto dalla legge. Tutto ciò fu oggetto di esposto/denuncia dagli allora presidente e direttore tecnico dell’Autocamionale. Che fine a fatto la conseguente inchiesta?
Infine ricordo anche una perquisizione a Botteghe Oscure in cui, essendo tardi, si decise di riporre i documenti sequestrati in un armadio, con l’altissima protezione di alcuni pezzi di nastro adesivo. Alcuni giornali, relata refero, scrissero che ciò fu fatto per un non meglio precisato ordine proveniente da Milano. Sfortuna volle che durante la notte i documenti vennero rubati e gli inquisitori non riuscissero più ad avere prove.
Da tutto ciò ognuno ricavi le conclusioni che più ritiene giuste, assieme ad una maggior cautela nel valutare le situazioni simili.
Il quarto.
Oggettivamente non mi posso lamentare della mia situazione economica, anzi sono un riccone visto che la mia pensione è stata congelata perché un poco superiore a 2380 euro mensili, ovviamente lordi e non è mi è chiaro se in questa cifra rientri la spalmatura della tredicesima. Per la verità non mi interessa molto saperlo e da buon servo della gleba aspetto l’ineluttabile.
Per giunta non ho sperperato, ma investito, la liquidazione e mia moglie è proprietaria dell’abitazione in cui viviamo, per altro regalataci dai miei munifici suoceri che in ciò hanno investito il loro trattamento di fine rapporto.
Perciò patrimoniale! patrimoniale! Quello che mi conforta è il sapere di essere in ottima ed abbondante compagnia di ricchi, perché l’80% degli italiani è proprietario della propria abitazione e dubito assai che non abbiano in banca od investito neppure un euro.
Ultimo commento
Tremonti. Premetto che aborro i salvatori della patria: li ritengo molto pericolosi. Penso sia d’esempio quel tale di quasi un secolo fa, perché, pur non bevendo la becera vulgata che gli attribuisce il male assoluto disceso da Marte (pare che, contrariamente ali aforismi, ciò si ripeta nella storia italiana) e riconoscendogli alcune azioni positive (l’introduzione della tredicesima, le bonifiche, un netto miglioramento di quello che ora si definisce welfare, un’avanzata legislazione per la sicurezza, tra cui un articolo ancora recepito dal codice civile, il 2087, che è ben più incisivo di molte parte del D.M. 81/2008 emanato dal governo Prodi, ecc.), reputo la sua esperienza fallimentare. Per lo stesso motivo mi si torcono le budella quando sento invocare un governo tecnico, richiesto,per giunta, da chi abdica alla propria funzione politica (PD ad esempio) o rappresenta i propri interessi (è noto che Confindustria rappresenta, di fatto, solo i grossi gruppi industriali, cui, guarda caso, sono legati l’attuale presidente di essa ed anche l’altro oracolo Montezemolo, e non le piccole e medie imprese, che, per inciso, sono quelle che assicurano lavoro a molte più persone di quelle grandi). Ciò scritto aggiungo che quella del governo tecnico è una grossa ipocrisia, perché o ha il coraggio di varare riforme sostanziali, per farci uscire dalla situazione in cui ci troviamo, ed allora è un governo politico andato al potere senza consenso popolare, ma solo per maneggi di palazzo e/o per volontà di poteri forti, magari proprietari di giornali, oppure è un burattino in mano altrui, come è molto più verosimile. Parafrasando Stalin, quante divisioni ha un governo tecnico?