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Riguardo le agevolazioni fiscali per le compagnie petrolifere.

Che si nutra affetto oppure no per le grandi compagnie petrolifere, ciascuno dovrebbe essere preoccupato dal potere del governo di emettere “agevolazioni fiscali” selettive e di abrogarle ogni volta che un politico ha bisogno di soldi. Non mi sorprenderete a dire qualcosa di positivo su alcuna tassa, ma riserbo uno speciale animus per ogni sistema che dà ai politici il potere di trattare le diverse attività produttive in maniera diversa. Bisogna prendere sul serio l’uguaglianza di fronte alla legge.Nel suo tentativo di ridurre il deficit il Presidente Obama spera di ricavare 44 miliardi di dollari in dieci anni mettendo fine a certe agevolazioni fiscali per l’industria petrolifera; i 35 miliardi di dollari di profitto nel primo trimestre 2011 delle big five companies le rendono un obiettivo allettante per i politici improvvisamente colti da un senso di responsabilità fiscale. Ovviamente le compagnie petrolifere non sono estranee al potere, avendo avuto una relazione di vicinanza ai decisori nazionali e statali per generazioni. Si dovrebbe dire, chi di lobbisti ferisce, di lobbisti perisce.

Non che questo dovrebbe essere in questione, ma per la cronaca, anche con i prezzi del petrolio e del gas in crescita, la redditività dell’industria è tutto fuorché straordinaria. Nel primo trimestre l’industria si è piazzata 114esima su 215, con un profitto medio sulle vendite di 6,2 centesimi per dollaro. Gli esperti che inveiscono su questo non sono propensi a menzionare che la media dell’industria della telecomunicazione è 10,5% e che la media dell’industria dei periodici è 51%.

Potere discrezionale
Ma lasciamo l’industria petrolifera da parte (per oggi) e concentriamoci sull’arbitrarietà e sulla discrezionalità del potere implicita nella controversia sulle tasse. Nel 2004 è stata emanata la Domestic Manufacturing Deduction (DMD), che l’Associated Press dice “permette alle compagnie di qualsiasi tipo di dedurre dal loro imponibile fino al 9% dei profitti delle manifatture domestiche. Secondo tale legge, le compagnie petrolifere e di gas vengono classificate come industrie, ma non possono dedurre più del 6%”. Come indicato, lo scopo della deduzione era di incoraggiare le industrie nazionali. I soldi che l’industria petrolifera risparmia grazie a tale deduzione rappresentano il 42% del totale su cui Obama sta provando a mettere le mani. (Il resto dei 44 miliardi verrebbe dalla fine di specifiche deduzioni dell’industria petrolifera che riguardano costi immateriali, la svalutazione dei pozzi, e le royalty pagate ai governi stranieri.)

Se giudichiamo la mossa del governo secondo standard di libertà, si potrebbe concludere che il DMD è stato un errore per due motivi. Primo, è un modo inefficiente per ridurre le tasse. Il peso dell’attività economica dovrebbe essere sollevato non da deduzioni ad hoc concesse da politici che provano a far sembrare di “fare qualcosa”, bensì da tagli lineari – se non una totale abrogazione delle tasse. (Che è sempre preferibile, considerando la peculiarità che la tassazione ha in comune con il furto – come ha affettuosamente detto un precedente direttore di Freeman, Frank Chodorov.) Secondo, la deduzione è manipolativa: non si applica a tutte le attività economiche, ma solo all’industria domestica, quindi introduce un differenziale che favorisce alcuni rispetto ad altri e distorce il mercato. (Al margine, alcuni faranno ciò che è necessario per avere la deduzione rispetto a qualcosa che ha un vero senso economico.)

I politici, ovviamente, amano il potere di premiare e punire che gli deriva da un codice fiscale complesso, ma il resto di noi dovrebbe essere preoccupato da tale discrezione. Considerando la confusa copertura dei media, sarebbe utile distinguere i sussidi da “crediti” di imposta, “loopholes”, eccetera. I sussidi sono soldi provenienti dalle casse dello Stato con gli omaggi dei contribuenti. Il resto sono esenzioni da una tassa: per esempio, una deduzione dalla base imponibile o un credito rispetto alle imposte “dovute”.

Distinzione morale
La distinzione morale tra il sussidio e l’agevolazione fiscale dovrebbe essere palese. Con l’una i beneficiari prendono i soldi di qualcun altro con la forza; con l’altra il beneficiario si tiene quello che altrimenti gli sarebbe stato preso.

Io offrirei anche una distinzione tra i vari tipi di agevolazioni fiscali. C’è un mondo di differenza tra un taglio trasversale delle tasse (o la loro abrogazione) e un taglio o deduzione o credito mirato. I sostenitori della libertà dovrebbero sempre applaudire il primo e dubitare del secondo. Perché? Per la ragione già citata: la discrezione è pericolosa. I politici non hanno bisogno del tradizionale potere di un pianificatore centrale per imporre schemi economici. Tutto quello di cui hanno bisogno è il potere di scrivere politiche fiscali discriminatorie. Virtualmente ciò che può essere fatto con la regolazione può anche essere fatto con politiche fiscali selettive. Negli anni ‘80, quando i costruttori di automobili giapponesi stavano surclassando le Big Three americane, qualche membro del congresso propose una detrazione fiscale solamente per gli acquirenti di veicoli nazionali. (Non venne approvata.) Quando un governo può modellare il comportamento economico attraverso la leva fiscale, non c’è certo il libero mercato. La neutralità fiscale è una chimera, ma dovremmo opporci ogni volta che i legislatori provano a manipolare il processo economico.

E adesso?
Questo ovviamente non ci dice cosa accadrebbe in presenza delle attuali preferenze fiscali, nello specifico le agevolazioni per l’industria petrolifera. Ho delle ragioni per consigliare di non toccarle (in attesa di drastiche riduzioni o abrogazione delle tasse.) Primo, rimuoverle ora aumenterebbe il carico fiscale, cioè l’aumento innaturale, dunque immorale, del trasferimento di risorse al governo. Secondo, un’eliminazione selettiva sarebbe un altro esercizio di pianificazione economica attraverso il fisco. Terzo, mettere fine alle deduzioni darebbe ai politici il mezzo per commettere ulteriori danni.

Tagliare il deficit dovrebbe essere un passo verso la riduzione del bilancio pubblico, che a sua volta dovrebbe condurre a ridurre le dimensioni dello Stato. Lo Stato non ha bisogno di altre entrate. Deve smettere di fare cose.

Questo articolo è stato originariamente pubblicato su The Freeman, che ringraziamo per la gentile concessione alla pubblicazione in italiano.
Traduzione di Costanza Gallo
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