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L’Italia del passato ha una storia nucleare sofferta e gloriosa. L’Italia del presente ci ha riprovato, ma l’illusione è durata un battito di ciglia. Forse avevano ragione quelli che dicevano che il nostro paese non è capace di gestire sistemi complessi. Fatto sta che l’odierna decisione di soffocare l’atomo è una esemplare testimonianza di pressapochismo politico ed elettorale.

Il primo ciclo del nucleare civile e commerciale iniziò negli anni in cui l’atomo era la frontiera più esaltante della tecnologia energetica, e finì sigillato nel sarcofago di Chernobyl. La costruzione del primo reattore commerciale, quello di Borgo Sabotino, iniziò l’11 gennaio 1958. L’impianto, della potenza di 153 MWe, raggiunse la criticità il 27 dicembre 1962, venne connesso alla rete circa un anno dopo, e continuò a produrre energia fino allo spegnimento, qualche mese prima del referendum del 1987.

Gli ultimi reattori a essere portati in “shutdown” furono quelli di Caorso e Trino Vercellese, mandati in pensione lo stesso giorno, il 7 gennaio 1990. Quindi, sull’immaginaria lapide di Mr Nucleare Italiano Sr, dovrebbero stare scolpite le date: 11 gennaio 1958-7 gennaio 1990, e la scritta: nato da madre privata e allevato da patrigno statale. Invece, Nucleare Italiano Junior non avrà mai una lapide. Nucleare Italiano Junior, concepito durante una sveltina con gli elettori nel 2008, è morto di aborto (quasi) spontaneo. L’anestesista Giulio Tremonti e l’ostetrica Silvio Berlusconi non hanno saputo, potuto o voluto salvare il feto.

Il Consiglio dei ministri ha approvato un emendamento che abroga tutte le norme approvate nell’ambito del percorso di ritorno al nucleare che era stato uno dei punti qualificanti del programma elettorale del Pdl (PDF). La prima conseguenza di questa decisione è quella di far saltare il referendum previsto per il 12-13 giugno. Presa singolarmente, questa è una buona notizia. Non solo perché, come ho già spiegato, tenere un referendum su una tecnologia è una bestialità intellettuale, ma anche perché il modo in cui il governo ha gestito la faccenda – già prima di Fukushima, ma soprattutto da Fukushima in poi – è stato talmente imbarazzante da rendere il paese del tutto privo di attrattività per chiunque abbia intenzione di scommettere finanziariamente sul nucleare. L’ottimista potrebbe commentare, insomma, che in fin dei conti grazie a questa decisione eviteremo che sia l’orgia referendaria a sancire una rinuncia che è scritta nei fatti.

La seconda conseguenza, però, non è altrettanto spensierata. Rinnegando le decisioni prese negli ultimi due anni, il governo contribuisce ad acuire la percezione dell’Italia come un paese inaffidabile, lunatico e confusionario. A ciò contribuiscono almeno due fatti. Il primo è che, secondo persone vicine al dossier, a monte del colpo di spugna sta un colpo di mano: a giugno gli italiani dovranno pronunciarsi su quattro quesiti, uno sull’atomo, due sull’acqua (di cui temo parleremo a breve), e uno sul legittimo impedimento. Temendo che Fukushima avrebbe spinto alle urne un numero troppo alto di italiani, l’esecutivo avrebbe scelto di sacrificare il nucleare (e vedremo l’acqua) sull’altare del legittimo impedimento. Personalmente non ho una posizione sul tema, e non sono un accanito osservatore di quel che accade nel letto del premier. Trovo però che passare dalle leggi (presunte) ad personam alle abrogazioni para culum sia un deciso salto di qualità. In tutto questo si inserisce la partita di potere che Tremonti sta giocando, nella quale la freddezza con cui il ministro parla dell’atomo (incluse le ripetute contraddizioni sul “debito atomico”) non è altro che il suo modo di mandare segnali più o meno obliqui (nella sua testa, nucleare è sinonimo di Francia, e Francia significa Parmalat ed Edison). Vedere in modo strumentale gli investimenti ad alta intensità di capitale – investimenti di cui il nostro paese ha dannatamente bisogno, e non solo nel nucleare – è il modo migliore per scoraggiare gli investitori e mettere in fuga i capitali.

Se poi dietro all’operazione c’è la tentazione di consumare la furbata – far saltare il referendum per poi riproporre le stesse norme appena abrogate – si sappia che questo non è solo politicamente sconcio, ma anche tecnicamente patetico. I mercati hanno ricevuto forte e chiaro il codice Morse emanato da Palazzo Chigi, e questa sequenza di punti e linee dice una sola cosa: questo non è un paese serio.

Come per la radioattività di Fukushima, le conseguenze di questa incredibile decisione del governo arriveranno molto lontano, nello spazio e nel tempo. Forse il governo salverà il legittimo impedimento, forse Tremonti ha lanciato l’ennesimo segnale ad antenne in grado di captarlo, ma noi che non siamo legittimamente impediti e che abbiamo antenne più rozze in tutto questo vediamo solo la testimonianza di un ceto politico allo sbando. Un ceto politico senza idee e senza la forza di difendere le idee che dice di avere. Un ceto politico senza progettualità, senza capacità e senza credibilità. Per gli italiani, farsi governare da questo ceto politico non è impossibile: è inutile.

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76 Responses to “Nucleare. Incapaci”

  1. Franco Baldussi,

    Sono completamente d’accordo. Quanto accaduto è sintomo di una spregiudicatezza e di una sconcezza assolutamente imperdonabili. Nessuno potrà mai più dare credito ai programmi energetici, vitali per lo sviluppo di un paese, di un governo che compie virate a 180 gradi. E per dare credito non intendo unicamente credito politico. Chi accetterebbe mai di investire in Italia se, come è, un qualsiasi Romano e un qualsiaisi Tremonti cancellano dall’oggi al domani, con un tratto di penna, senza discussioni, programmi pluriennali di grande impegno? Che triste fine, per quelli che si proclamavano liberalizzatori. Voglio poi sperare, sarebbe se possibile assai peggio, che non si sia trattato di una “furbata” ipocrita, che non voglio nemmeno commentare.

  2. Valerio Ricciardi,

    @ Marco L. – La ringrazio, ma non deve sopravvalutarmi. Sono solo una persona che cerca di ragionare, e di non farsi condizionare da appartenenze politiche e da contingenze di tipo emotivo.
    E, fra l’altro, non è che sono un “nucleoentusiasta” purché sia Torio, o purché sia fusione, penso, immagino realisticamente, che l’umanità in futuro non possa in alcun modo fare a meno di una certa quota parte di energia prodotta da reazioni di tipo nucleare. I combustibili fossili, specie il petrolio, andranno presto centellinati per essere usati dove indispensabili = ossia di difficile sostituzione.

    E il carbone, di cui l’umanità possiede riserve impressionanti, col ritmo di crescita delle economie indo-cinesi ci farebbe veramente morire tutti soffocati, CO2 o non CO2.

    Però dico:

    – visto che è una tecnologia costosissima
    – visto che è una tecnologia difficile da controllare sul piano dei rischi
    – visto che è una tecnologia che ha delle ricadute negative di tipo sociale pesanti (es. militarizzazione del territorio, esigenze di sicurezza che rendono NECESSARIAMENTE meno trasparente il comportamento delle autorità sul piano della comunicazione
    – visto che è una tecnologia che proprio per via delle gravissime conseguenze di una dispersione di radionuclidi può essere, molto più di altre, bersaglio potenziale di attacchi terroristici o anche francamente militari (es. la centrale in costruzione vicino Baghdad fu bombardata ben due volte, la prima in modo “chirurgico” e senza conseguenze ambientali dagli israeliani, la seconda in modo folle e indiscriminato dagli americani che provocarono una dispersione di materiale radioattivo di cui però non si doveva parlare)
    – visto che è una tecnologia che per via del lunghissimi tempi di ammortamento dev’essere gestita in modo lungimirante
    – visto che il problema delle scorie E’ IRRISOLTO ALLO STATO ATTUALE

    …visto tutto questo, se debbo adottarla per una certa quota percentuale che almeno lo faccia con un pizzico di sale in testa, badando all’interesse comune e non al ritorno elettorale (o di mazzette) del breve-medio periodo.

    Lei se ha una vecchia automobile che va ancora benissimo, ha 170.000 km ma parte al primo mezzo giro di chiave, e che ha pagato molto a suo tempo (magari un’ottima Mercedes o BMW a benzina dei primi anni ’90) quando sta per scadere il termine oltre il quale per legge non si può più immatricolare una vettura con standard Euro 3, già si vendono el Euro 4 e su Quattroruote legge che entro marzo varie case inizieranno a mettere in vendita modelli omologati Euro 5, che fa?

    Va di corsa dal concessionario a comprare un Euro 3 – che ovviamente è anche un modello complessivamente datato – o magari pensa “adesso prendo il mio BMW, con pochi soldi ci monto l’impianto GPL che mi paga in parte lo stato con gli incentivi, altri 30-40000 km ce li faccio di sicuro, poi coll’impianto a gas troverà certamente un compratore, e passo direttamente a una Euro 5 magari ibrida, che nel frattempo avrà avuto un buon collaudo dagli utenti e non rischio una fregatura”?

    Io penso, con la logica del “buon padre di famiglia”, che propenderà per la seconda ipotesi. PERCHE’ E’ LA COSA CHE CONVIENE DI PIU’ A LEI E ALLA SUA FAMIGLIA.

    I nostri governi no.
    Ed è già la seconda volta!
    La prima, pronti (in cambio di che?) ad “accattarsi” le tredici centrali USA che lì avevano visto i potenziali compratori (tutti privati) tirarsi indietro, stavolta un modello EPR che tutti criticano e che, nonostante molto avanzato, è più efficiente per certi aspetti ma crea più problemi – pure belli pesantucci – per altri.

    Perciò non è in astratto che non ho fiducia nel nucleare, perché la cosa in sé per me ha poco senso: essere “contro il nucleare” lo vivo come se qualcuno mi dicesse che è “contro il mercoledì”.

    Una tecnologia non ha ideologie. Ma il modo con cui la scegli e la applichi, si che ce l’ha ed è soggetto alle vicissitudini politiche. Purtroppo.

    Senta, lo sa come la Sogein vuole chiamare i siti dove si metteranno scorie in Italia? Parchi tecnologici. Parchi. Un’idea di divulgazione, di apertura al pubblico; han già dichiarato che saranno luoghi in cui si fa anche ricerca. Ed una geologa dell’INGV “di recente” divenuta dirigente – e qui mi taccio – ad un recente convegno ha dichiarato che “in Campania e nel Lazio, soprattutto nel secondo, si può fare di tutto, perché specie il lazio non è sismico”.

    Sic. Chissà se ricorda che il 9 settembre 1349 il terremoto nell’aquilano di magnitudo 6.6 si risentì con livelli del VII-VIII grado Mercalli nella capitale, e che sulle rovine degli edifici rinascimentali crollati nacquero i primi nuclei di quella che sarebbe stata, con rimaneggiamenti delle facciate, la Roma barocca. Crollò ad esempio il tetto della Basilica di San Giovanni in Laterano. A San Paolo, fuori le mura, crollò campanile e parte del tetto. Venne giù il terzo livello della Torre delle Milizie, la parte superiore della solidissima Torre dei Conti in cui si aprirono fenditure che facevano impressione. Ed il Colosseo stesso perse un bel pezzo del suo anello esterno. Crollato. Guardi che il Colosseo è robustino assai, sa?

    Il terremoto che spianò l’Aquila (molto più di adesso) il 2 febbraio 1703, a Roma produsse un VII Mercalli. Lesionò la cupola di San Pietro, parte della volta del colonnato del Bernini (lato Porta Cavalleggeri), caddero pezzi della volta di Trinità dei Monti, vennero già altri due o tre archi del Colosseo (secondo anello).

    A Roma il 22 marzo 1812 ci fu una scossa, con epicentro poprio in città, del Vi-Vii Mercalli, stimata in un 5.0 Richter che non è certo una catastrofe ma nemmeno un buffetto. Caddero pezzi di cornicione a Palazzo Venezia e parte del tetto della c.d. “chiesa degli artisti” (S. Maria del Popolo). Si lesionò la cupola di S. Ignazio, e venne giù una loggia coperta attigua.

    Il 1 novembre 1895 ci fu una scossa a Castelporziano! Praticamente vicino alla spiaggia! Manco piccolissima. Un 4,6 Richter, con danni del V-Vi Mercalli a Roma. Si lesionò persino al cupola, compatta e solidissima, di S. Ivo alla Sapienza, progettata dal Borromini, mica bau bau micio micio.

    Quattro anni dopo è la volta dei Castelli: 5,2 Richter, effetti del VII grado Mercalli lì e del VI a Roma.

    E la catastrofe del 13 gennaio 1915 ad Avezzano? Lì, fu molta più la popolazione che morì di quella che soppravvisse: a Roma, un VI-VII Mercalli fece cadere l’enorme statua di San paolo dalla facciata della basilica di S. Giovanni, quella più a destra, che infatti è “rifatta”; si lesionò seriamente il campanile di S. Andrea delle Fratte, ed anche – meno – l’aula del Senato e il Quirinale.

    Mi fermo qui, se no la cosa diventa noiosa. Il concetto l’ho espresso, ed ho parlato solo di sismicità. E notare che negli annali restano solo i danni ai monumenti, delle case magari malfatte che vengon giù in periferia non scrive forse che qualche parroco.

    Poi, arriva uno e mi dice che nel Lazio la centrale di Montalto di Catro ri-convertita un altra volta verso il nucleare va bene, che il Lazio non è sismico.

    Peccato che anch’io abbia studiato Scienze geologiche, nella stessa facoltà della stessa Università, e gli stessi suoi professori siano stati prima i miei.
    Se la dott. Quattrocchi avesse detto in un esame a Maurizio Parotto che il Lazio non è granché sismico, dubito che avrebbe ancora passato Geologia Generale. Starebbe a rivedersi ancora gli appunti delle lezioni.

    Quando sento dire da certa gente, che pure gli strumenti di conoscenza per dire cose ragionevoli e prudenti ce l’ha, mi chiedo se ci fa (e allora ho paura di essere in mano di decisioni prese col contributo di certa gente) o c’è (e allora ho ancora più paura, se possibile.

    Si diceva che la guerra è una cosa troppo seria per farla gestire ai generali; io aggiungerei che il nucleare è un argomento troppo delicato per farlo gestire ai politici italiani.

    Adesso aspetto con ansia l’intervento di qualche imbecille che, senza avermi letto, mi classificherà come “verde” e, accomunandomi a noti minus habens come Pecoraro Scanio, o a qualche imbonitore d’altro segno come Beppe Grillo, mi scriverà che sono contro il progresso, che per colpa di quelli come me i nostri nipoti leggeranno alla luce delle candele, che sono vegetariano, oscurantista, nemico del progresso e magari perché no un po’ gay (che ci sta sempre bene), di certo sotto sotto simpatizzante comunista (come se tutta l’ex URSS non fossero zeppa di vecchie pericolosissime centrali).

    Non si posson fare discorsi seri che non sconfinino nel tifo calcistico, in Italia.

  3. Valerio Ricciardi,

    Scusate qualche refuso, ho scritto di getto cercando di seguire dappresso il filo dei pensieri e non sono un buon dattilografo. Devo impormi di usare la tastiera con più lentezza.

  4. Stefano2,

    @Valerio Ricciardi
    Sono perfettamente d’accordo che si debba valutare una scelta economica/energetica in maniera completa senza emozionalismi politici, tant’è che dovrebbe essere il mercato stesso, confrontandosi con le comunità locali, a “decidere sul campo” se il nucleare in Italia conviene o meno.
    La Sua esposizione tecnica è limpida e, per quanto possa sapere dell’argomento, completa, tuttavia secondo me Lei trascura completamente un fattore secondo me importante, quantunque difficile da valutare, soprattutto per luoghi e momenti storici non definiti. Le faccio questa critica perché la mia “deformazione” professionale (sono ingegnere, ma non nucleare) mi costringe a vedere, della medaglia, il dritto, ma anche il rovescio.
    Concordo con Lei sulle pericolosità della scelta nucleare, ma, come ho sostenuto più volte anche con conoscenti/colleghi, non possiamo vedere i costi senza vedere i benefici e, soprattutto, i limiti che lo stato dell’arte della tecnologia ci impone. Le faccio due esempi per tutto.
    Esempio 1: costi elevati. I costi elevati non sono di per sé un fattore negativo. Lo sono se al costo elevato non si contappone un beneficio altrettanto rilevante. Ma nel caso del nucleare, vi sono alcuni benefici (che devono essere ovviamente valutati), tipo maggiore sicurezza nell’approvvigionamento energetico, sganciamento parziale dalle fonti fossili, riduzione dell’inquinamento ambientale diretto (attraverso i fumi).
    Esempio 2: le scorie. Le scorie sono per il nucleare quello che l’immondizia e i fumi sono rispettivamente per le case e per le centrali a carbone. Ragionando su questo parallelismo, non è possibile addurre contro il nucleare la ragione che il problema delle scorie non è risolto, in quanto l’esistenza di residui, più o meno tossici, è connaturata a qualsiasi processo. Lo stato dell’arte della tecnica non ci consente di ottenere un output positivo e benefico senza caricarci del costo dello smaltimento dei rifiuti, e per giustificare la critica dovremmo postulare la possibilità di ottenere energia (in quantità rilevanti ovviamente) senza un minimo di scarto. Semmai si può discutere se le tecnologie attuali di conservazione/smaltimento delle scorie non richiedano accorgimenti particolari (tipo: depositi geologicamente stabili) tali da ridurre i papabili depositi a un numero risibile, e aumentare i costi a un livello tale da compensare i benefici che ho citato sopra.
    Insomma, i lati negativi li vediamo tutti, ma non culliamoci nell’illusione che il lato negativo non debba essere accettato come prezzo da pagare per benefici validi e riconosciuti.

  5. Marco L.,

    Posso continuare a sperare di avere una illuminazione sul ciclo del Torio?
    Non tanto a livello di particolari tecnici quanto sul riucire a capire se questa è una tecnologia implementabile in tempi ragionevoli e che mantiene i vantaggi che promette o se è solo un campo buono per studi accademici e pubblicazioni scientifiche.

  6. Mirco Romanato,

    @Marco L.
    L’India ha dei reattori sperimentali al torio che funzionano da anni.
    Gli US hanno interrotto decenni fa la ricerca sul Torio (che era la prima scelta per produrre energia atomica, ma non produceva materiale per fare bombe nucleari).
    Qui, in inglese, c’è un mucchio di dati:
    http://energyfromthorium.com

  7. Valerio Ricciardi,

    Stefano2 :
    @Valerio Ricciardi
    Sono perfettamente d’accordo che si debba valutare una scelta economica/energetica in maniera completa senza emozionalismi politici, tant’è che dovrebbe essere il mercato stesso, confrontandosi con le comunità locali, a “decidere sul campo” se il nucleare in Italia conviene o meno.

    Esempio 1: costi elevati. I costi elevati non sono di per sé un fattore negativo. Lo sono se al costo elevato non si contappone un beneficio altrettanto rilevante. Ma nel caso del nucleare, vi sono alcuni benefici (che devono essere ovviamente valutati), tipo maggiore sicurezza nell’approvvigionamento energetico, sganciamento parziale dalle fonti fossili, riduzione dell’inquinamento ambientale diretto (attraverso i fumi).

    Esempio 2: le scorie. Le scorie sono per il nucleare quello che l’immondizia e i fumi sono rispettivamente per le case e per le centrali a carbone. Ragionando su questo parallelismo, non è possibile addurre contro il nucleare la ragione che il problema delle scorie non è risolto, in quanto l’esistenza di residui, più o meno tossici, è connaturata a qualsiasi processo. Lo stato dell’arte della tecnica non ci consente di ottenere un output positivo e benefico senza caricarci del costo dello smaltimento dei rifiuti, e per giustificare la critica dovremmo postulare la possibilità di ottenere energia (in quantità rilevanti ovviamente) senza un minimo di scarto. Semmai si può discutere se le tecnologie attuali di conservazione/smaltimento delle scorie non richiedano accorgimenti particolari (tipo: depositi geologicamente stabili) tali da ridurre i papabili depositi a un numero risibile, e aumentare i costi a un livello tale da compensare i benefici che ho citato sopra.

    Ho citato i punti salienti di quanto espone.

    Quanto ai costi: il problema del costo del nucleare è proprio in primo luogo il costo, non prevedibile nel futuro, dell’approvigionamento.

    Per capirci: qualsiasi “bruto” può fare un buco per terra, trovare del petrolio (sto semplificando a titolo di battuta solo per far passare il concetto) e mettere ciò che ha estratto in un barile, per vendermelo.

    In realtà ciò comporta impianti e tecnologie avanzati, ma non poi sofisticatissimi e alla portata di un gran numero di competitors.

    La tecnologia per produrre le pastiglie di ossido di Uranio arricchito “energy-grade” da mettere nelle barre di zirconio utilizzate in BWR e PWR è invece alla portata di pochissimi Paesi, essenzialmente USA, Russia, Francia, e in misura minore Cina, Regno Unito e Giappone. Nessuno di questi mi sembra propenso a grandi livelli di filantropia nei nostri confronti.

    Quanto alle ragioni per cui la Francia si è così nuclearizzata, ne ho già scritto sino alla noia. Che facciamo, ci cerchiamo anche noi uno stato africano con riserve di Uranio, lo destabilizziamo coi nostri servizi segreti, vi teniamo deste sanguinose guerre civili striscianti e senza visibilità mediatica per decenni e ci andiamo a prendere il minerale uranifero a costi simbolici (magari in cambio di armi per il “generale dello Stato libero di Bananas” di turno)? Mi sa che in tutti i “posti buoni” questo ruolo se lo son conteso inglesi e americani…

    Quanto poi alla frase “si può discutere se le tecnologie attuali di conservazione/smaltimento delle scorie non richiedano accorgimenti particolari (tipo: depositi geologicamente stabili) tali da ridurre i papabili depositi a un numero risibile, e aumentare i costi a un livello tale da compensare i benefici che ho citato sopra”, Lei da solo ha centrato il problema in un modo così perfetto e sintetico, da non dover aggiungere nessuno dei miei recentoi sproloqui.

    E’ proprio quello il punto.

    Gli americani – gli americani! – dopo tre decenni di studi, hanno declassato il livello di sicurezza minima garantita del loro famoso deposito sotterraneo per le scorie in progetto, e son giunti alla conclusione che là vi potranno tenere con ragionevole fiducia solo le scorie a più basso tenore (quelle di terza categoria).

    E le altre? Dall’accensione della prima centrale per usi pacifici di interesse commerciale, quella di Calder Hall in Inghilterra (1956 se non ricordo male), son passati cinque decenni e mezzo, e ancora NESSUNO sa con certezza cosa fare di quanto di più pericoloso, insieme alle diossine e al VX, l’uomo abbia prodotto nel corso della sua storia.

    Le scorie nucleari, non sono un “normale rifiuto”, come i metaboliti del nostro corpo, la cacca e la pipì. Magari…

    Andiamo bene… passiamo la patata bollente ai suoi nipoti?

  8. Valerio Ricciardi,

    Marco L. :
    Posso continuare a sperare di avere una illuminazione sul ciclo del Torio?
    Non tanto a livello di particolari tecnici quanto sul riucire a capire se questa è una tecnologia implementabile in tempi ragionevoli e che mantiene i vantaggi che promette o se è solo un campo buono per studi accademici e pubblicazioni scientifiche.

    Bé, quella che per ora va bene per Convegni, studi accademici e pubblicazioni scientifiche piene di speranza è la tecnologia del nucleare a fusione.
    Per ora, è un wishwilling che non ha superato la fase di costosissimi esperimenti per dimostrare che è possibile il confinamento del plasma (il problema tecnico principale).
    I tempi? ogni volta si parla di vent’anni, e poi passati cinque… in realtà ce ne vogliono forse ancora venticinque, e poi dopo altri cinque ci dicono che fra trenta sarà una realtà produttiva, e poi dopo altri cinque garantiscono che entro mezzo secolo avremo il nucleare da fusione per far girare la nostra lavatrice… non so se ho reso l’idea. Man mano che vanno avanti scoprono sempre nuovi problemi da risolvere, perciò per ora non ci facciamo conto.

    Il reattore al Torio, invece, a livello sperimentale ha già funzionato, e la sua implementazione pratica – peraltro molto più economica dei reattori a fissione tradizionali – richiederebbe circa 15 anni e un costo dell’ordine di 500 milioni di euro ad impianto: bassissimo, fra un ottavo e un decimo rispetto ad una centrale a fissione tradizionale. Però bisogna volerlo: Cina e India sono interessatissimi, e stanno già studiando il modo per fare i primi, non in un altro secolo, il prima possibile.
    E Rubbia in Spagna lavora come un matto: in Italia lo abbiamo praticamente licenziato – a rigore lo ha fatto questo governo, di cui aveva criticato le scelte in termini di gestione dell’energia. Cacciato. Uno dei tre premi Nobel Italiani viventi, a che mi risulti (con Renato Dulbecco e Rita Levi Montalcini).

    Ma abbiamo una consolidata tradizione in questo: le leggi razziali firmate da Mussolini costrinsero nel 1938 Enrico Fermi a fuggire negli USA, dal momento che la moglie era ebrea… passò a Stoccolma a ritirare il Nobel appena conseguito, e proseguì per gli Stati Uniti. Il resto è storia.

    E un altro piccolo uomo, ultimamente, ha ottenuto in modo certo meno potenzialmente violento ma non meno efficace nei risultati, in definitiva la stessa cosa con Rubbia.
    Colpevole di pensare con la sua testa di fisico, e di non averlo omaggiato a sufficienza.

  9. Mirco Romanato,

    @Valerio Ricciardi
    La questione della fusione è abbastanza complessa:
    1) ITER è un leviatano che non combinerà nulla di buono. Semplicemente l’approccio, anche se funzionasse, costa troppo.
    Il prototipo costa 20 miliardi di € (se andasse tutto bene), un impianto funzionante costerebbe 10 volte tanto e richiederebbe 10-15 anni per la costruizione. Economicamente è meglio la lignite.

    Comunque, ci sono alcuni progetti privati (con qualche input pubblico)

    2) C’è http://www.lawrencevilleplasmaphysics.com
    3) Helion Energy http://nextbigfuture.com/2011/04/helion-energy-nuclear-fusion-by.html
    4) Energy/Matter Conversion Corporation http://www.emc2fusion.org/
    e almeno un paio di altre che lavorano su tecnologie differenti per ottenere la fusione

    L’ultima è la più promettente, dato che viene finanziata dalla US Navy, ed ha già completato con successo vari test di fattibilità:

    Energy/Matter Conversion Corporation (aka EMC2) is currently studying the feasibility of net power from fusion using Dr. Robert Bussard’s Polywell confinement concept.

    The U.S. Navy awarded them a contract in 2009, with the money coming from the Recovery Act. The Recovery Act requires quarterly updates from recipients of Recovery Act money. The latest update (for the Oct. 1 – Dec. 31, 2010 quarter) was recently posted. EMC2’s latest update can be seen here.

    The device under testing is known as the WB-8. I had assumed it would begin testing in the early summer of 2010, as the device was due to be completed by Apr. 30, 2010, but it looks like they didn’t really start testing until the fall. They achieved first plasma on Nov. 1, 2010, a little over a year after FF-1 achieved first pinch. Their final report is due at the end of this April, so they only have six months of testing. Note that the WB-8 isn’t intended to be a net power machine. What it is intended to do is thoroughly test the scaling properties of the Polywell design to see if a net power reactor is practicable.

    Also, EMC2 will only be testing D+D fusion in the WB-8. However, if the results are promising enough, they have an option to extend their contract to test p+B11 fusion. If they do, the new device (WB-8.1) will be due by Oct. 31, 2011, and the final report will be due a year later.

    If either the WB-8 or the WB-8.1 produces promising results, EMC2 will go on to build the WB-D, a 100 MW demonstration reactor.

  10. Mirco Romanato,

    Dimenticavo, di fusione ci sarebbe anche l’ “energy catalyzer” (e-cat) di Rossi e Focardi, che è stato presentato a Bologna in gennaio e sta suscitando interesse e controversie.
    Di questo si saprà qualche cosa di sicuro solo in Ottobre 2011, quando dovrebbero inaugurare il primo impianto da 1MW termici in Grecia. La cosa buona di questa tecnologia, se funziona, è che usa nickel e idrogeno come carburante (quindi roba che costa pochissimo), produce molta energia e il modulo base (4 kW) ha dimensioni ridottissime; quindi può essere prodotto su larga scala industrialmente abbastanza facilmente (il segreto starebbe nella preparazione della polvere e in un catalizzatore che facilita la reazione).

  11. Luca Bevilacqua,

    Da ingegnere condivido quanto scrive il dott. Valerio Ricciardi. E’ un piacere leggere da persone competenti ed equlibrate. Potrei aggiungere ltre considerazoni tecniche (assenza di caratteristiche di sicurezza passiva atte a prevenire un meltdown in assensa di sistemi attivi a fronte di una potenza nominale partcolarmente alta: ricordo che sostanzialmente in proporzione alal poenza nominale cresce la potenza da disipare per raggiunger il “cold shutdown” fallito a Fukushima), etiche (caratteristiche di safety “enfatizzate” invece confondendo un pò le acque anche rispetto all’impatto di un eventuale aereo sulla cupola del reattore), economiche (meccanismi di formazione del prezzo sulla borsa dell’energia, LCOE, praticabilità e trend di costo delle alternative rinnovabili – denigrate molto spesso molto oltre i loro effettivi limiti, che peraltro sono quelli si in continuo miglioramento anno dopo anno e non a cicli ventennali),….

    i francesi ci vendono energia nucleare .. scusatemi ma se facessimo sul nostro territorio centrali con tecnologia francese, esercite da una aienda francese, con combustibile preparato da una azienda francese ed estratto (in Niger) da una aizneda francese credete che lo pagheremmo meno ?
    e perchè mai ? EDF vuole fare altre centrali ? I francesi sono orgogliosi del loro EPR ? ma ne costruiscano qualcun altro in francia llora sarà sempre meno un pò più lontano e meno pericoloso anche in caso di incidenti estremi

    saluti

  12. Luca Bevilacqua,

    prima di parlare di futuristiche e improbabili ipotesi di fusione nucleare controllata, preferirei vedere consolidata l apiscina 4 di fukushima, sommersi i rods dei reattori 1 e 3, immagazinata e trattata l’acqua altamente contaminata, “pluggato” il wetwell del reattore 2, finalmente incapsulati almeno nelle tende a filtraggio i reattori 1,2,3,4.

    Ma ci rendiamo conto che l’incidente è tutt’altro che concluso, la gente rischia ancora la vita e il Giappone un bel collasso economico ?

    La fusione, Terrapower e i traveling wave, i piccoli reattori modulari (NUSCALE) tenuti in piscine che misteriosament e “attenuerebbero” le onde sismiche (davvero forse valerio ci vorrà dare un parere anche su questo) e compagnia bella…. quando in Giappone hanno fatto disastri sulla tecnologia più semplice e collaudata ?

    Ma un pò di sana ottimizzazione energetica, investimenti mirati sulle rinnovabili, sulla intelligent grid no ?

    Troppo poco “sexy” per l’ego dominante dell’uomo ?
    Troppo poco redditizie per i privati ?

    ma davvero non ci è bastata Fukushima ?
    Vogliamo davvero la fine del mondo ?
    Fosse per me francamente non me ne fregherebbe più di tanto, ma ho dei figli..

  13. Riccardo,

    Ogni anno muoiono 2500 minatori cinesi per l’estrazione del carbone, e gni settimana, sempre in Cina, si inaugura una nuova centrale di rozza tecnologia a carbone.
    Tutto questo mentre l’organizzazione mondiale della sanità stima in 1 milione all’anno i morti indotti per la combustione di combustibili fossili nel mondo.
    E’ interessante la querelle sul nucleare e la legittima paura che la catastrofe giapponese ha generato.
    Ma i nostri problemi non si stanno spostando di 1 mm, mentre i nostri ecologisti credono che la salvezza arrivi dai parcheggi di fotovoltaico (comprato in Cina) o da centrali a biogas che bruciano cibo(mais) per ottenere elettricità.
    Il prof. Coppi del MIT di Boston,ai tempi di Chernobyl era in Russia e fu tra i primi a sapere dell’incidente. Quando, tornato in Italia, cercò di spiegare che il disastro fu di completa responsabilità politica e militare e che il nucleare rimaneva l’unica opportunità dei prossimi quarant’anni per sostituire startegicamente il petrolio, non gli diedero nemmeno retta per timore di siluramenti elettorali.
    Il Prof. votò no al referendum, per essendo tra i più grandi fisici nucleari del mondo, perchè ritenne pericolosa la pavidità e l’incompetenza della classe politica italiana.
    La società italiana non è migliore della politica che esprime, perciò meglio comprare all’estero il frutto di scelte che non sappiamo fare.
    Questo pensiero non si contrappone alle sensate osservazioni del sig. Ricciardi ma ne ricordano il contesto.

  14. Valerio Ricciardi,

    @ Luca Bevilacqua: sa che nemmeno due mesi fa un signore che ha un ruolo in Sogein manco piccolo è andato a parlare nel programma Zapping di Aldo Forbice (una delle figure di “giornalista” più lontane da come si dovrebbe a mio avviso stare al mondo, un uomo che non nega mai il diritto di parola a nessuno che la pensi esattamente come lui e come il Governo) e sul fotovoltaico ha tagliato corto dicendo che “al massimo va bene per accendere le lucine dell’albero di Natale”?

    Io condivido completamente quanto scrive, fermo restando che con mio sommo dispiacere sospetto – magari mi sbagliassi!!!!!! – che di una certa quota, bassa quanto umanamente possibile, di energia dall’atomo non si potrà fare a meno per molti decenni.

    Tanto vale, invece che essere genericamente antinuclearisti ed essere facilmente tacciati di ogni sorta di nefandezze luddiste da gente… che nemmeno tipicamente sa chi erano e che volevano i luddisti, si entri nel merito del problema e si discetti con ragionamenti e valutando le varie possibilità di casi specifici, modelli specifici di reattori, tpipologie specifiche di centrali.

    E, ad oggi, l’idea di Rubbia mi sembrerebbe (se qualcuno mi può coreeggere penderò dalle sue labbra) che nell’ambito della produzione di energia elettrica (e calore residuo per teleriscaldamento, perché no?) da fissione nucleare sia di gran lunga la meno peggio.

    Non fosse perché la necessità di un acceleratore di particelle acceso e focalizzato sul bersaglio di Torio per permettere alla reazione di autosostentarsi sarebbe una sicurezza intrinseca, in quanto non legata al rispetto di una procedura o al funzionamento di una stramaledettissima valvola che… più da progetto ha un aprobabilità su cento miliardi di non funzionare, più nei fatti quando qualcosa va storto è la prima a bloccarsi…

    Se a un reattore “filosofia Rubbia” uno tsunami allaga e spazza via la sala di controllo, la prima cosa che si spegne di sicuro è l’acceleratore, rimasto senza energia… e almeno la fissione si ferma, da sola, punto e stop, non perché qualcosa alla bisogna ha funzionato con te che stai con le dita incrociate, ma proprio perché qualcosa non funziona più.

    Poi, naturalmente c’è sempre il problema di smaltire il calore residuo, che è sempre una grana enorme, mica un bruscolino, ma almeno la tua pellaccia e quella dei tuoi vicini, parenti e nipoti non è subordinata alla discesa regolare e senza intoppi sino in fondo delle barre di controllo o al funzionamento di un circuito che controlla un circuito che sovrintende a un circuito…

    Nel mentre, la macchina della disinformatcja va a tremila: prima di Three Miles Island nulla poteva mai succedere, le centrali erano sicure, poi dopo Three Miles Island alla fine si, qualcosa di serio può succedere ma come vedete alla fine è andato tutto bene perciò le centrali sono sicure, poi c’è stato Chernobyl, si, ma quelli erano reattori a canali moderatoi a grafite tipo RBMK, in Occidente non sarebbero stati, oggi come oggi, nemmeno omologati, lo sanno tutti che i russi sono matti e poi quella è una dittatura ottusa e burocratica che non permette il controllo democratico sulle tecnologie, in Occidente non potrebbe mai succedere, le centrali OCCIDENTALI sono sicure, adesso…

    …adesso il Paese che a detta di tutti ha scritto la storia delle tecnologie antisismiche e della sicurezza generalizzata degli impianti, quello in cui i bimbetti di tre anni fanno esercitazioni di protezione Civile e vengono fotografati dagli ammirati fotoreporter stranieri mentre alla simulazione di terremoto si mettono da soli sotto i banchi per proteggersi dagli eventuali calcinacci…

    …arriva una scossa (credetemi, almeno quello in vita mia l’ho studiato decentemente) assolutamente non imprevedibile vista la natura geologica di quel paese e la sua storia sismica… e subito salta tutto, perdono il controllo e si ritrovano terrorizzati a cercar di tirare sopra al vessel getti di acqua di mare con le pompe dei VVFF… come a Windscale, oggi Calder Hall (solo che lì era un piccolo fiume la fonte) il 7 ottobre 1957… son passati 53 anni, e stiamo ancora a tirare l’acqua sui vessel per cercare di domarli?

    Già ci hanno detto “si, è vero, però quella era una centrale di vecchia generazione, con quelle di nuova non sarebbe mai potuto succedere…” …ah, ho capito, sissi, certo.

    Che ci diranno la volta dopo?

  15. Valerio Ricciardi,

    @ Riccardo: condivido la sostanza e la forma delle sue puntualizzazioni.

    E’ verissimo, non vero che “Ogni anno muoiono 2500 minatori cinesi per l’estrazione del carbone, e gni settimana, sempre in Cina, si inaugura una nuova centrale di rozza tecnologia a carbone.
    Tutto questo mentre l’organizzazione mondiale della sanità stima in 1 milione all’anno i morti indotti per la combustione di combustibili fossili nel mondo”.

    Così come dice la pura verità quando afferma

    “i nostri problemi non si stanno spostando di 1 mm, mentre i nostri ecologisti credono che la salvezza arrivi dai parcheggi di fotovoltaico (comprato in Cina) o da centrali a biogas che bruciano cibo (mais) per ottenere elettricità”.

    Guardi, noi di ecologisti degni di questo nome forse non ne abbiamo nemmeno: l’incompetenza e la faciloneria regnano sovrane. L’ecologia è materia troppo seria per lasciarla gestire ai c.d. verdi…

    Quanto poi a

    “Il prof. Coppi del MIT di Boston,ai tempi di Chernobyl era in Russia e fu tra i primi a sapere dell’incidente. Quando, tornato in Italia, cercò di spiegare che il disastro fu di completa responsabilità politica e militare e che il nucleare rimaneva l’unica opportunità dei prossimi quarant’anni per sostituire startegicamente il petrolio, non gli diedero nemmeno retta per timore di siluramenti elettorali”.

    E’ verissimo! Come scrisse anche pochi anni fa un nuclearista pensante, l’ing. Pio Spezia, quello fu un incidente generato da una catena di errori uno peggiore dell’altro, uno più presuntuoso dell’altro decisi da chi aveva il potere di decidere più che il senno, errori che se ne fossero stati fatti invece che sei, solo cinque,forse non saltava nulla…

    Però non le sfuggirà davvero di aver riportato (evidentemente le sembrava significativo) anche che

    “Il Prof. Coppi votò no al referendum, per essendo tra i più grandi fisici nucleari del mondo, perchè ritenne pericolosa la pavidità e l’incompetenza della classe politica italiana”.

    Che è una frase pesante. Proprio quel che penso io. No, dico, in Sicilia hanno arrestato un po’ di gente di un grande cementificio, già indicato fra i contractors predestinati per la Grande Opera Ponte sullo Stretto già stava vendendo cemento depotenziato, ossia insacchettato come 4.25 o 9.00 (da pilastri) ma che non rispettava nemmeno il capitolato per il livello 3.25… a ‘sta gente qui daremo parte del lavoro per fare una centrale nucleare? Ma che Dio me ne scampi e liberi! Si userà il manuale Cencelli per ripartire fra aziendi di famiglia di esponenti politici la fabbricazione di componentistica da cui dipenderebbe la pellaccia di generazioni?

    “Questo pensiero non si contrappone alle sensate osservazioni del sig. Ricciardi”

    Grazie di cuore.

  16. Emilio Odescalchi,

    Ascoltavo Radio Radicale Domenica ed ho ascoltato…. La lezionidi Prodi a Bergamo.

    Ho trovato il suo discorso molto interessante, soprattutto il dibattito dopo e le sue risposte.

    Morale: sudditi fummo, siamo e saremo. Cosa che penso da tempo.

    Mi è piaciuto: “quando siamo al G20, il nostro posto è ZERO. nonchè le sue considerazioni geopolitiche.

    http://www.radioradicale.it/scheda/326314/cosa-sta-capitando-al-mondo

    Finalmente la verità, il che spiegherebbe le bacchettate sulle dita che ci vengono somministrate (Cfr. Francia/Libia), dove ci è stato ordinato di partecipare con un paio di Tornado. Strategie e Politica la fanno gli altri : noi sediamo al tavolo dei potenti e siamo i non beati ultimi ad essere serviti con ciò che resta perchè i primi, grossi, grassi e affamati commensali non sono stati discreti.

    Oggettivamente la nostra forza contrattuale è zero. dipendiamo da terzi per i nostri fabbisogni base: energia, soldi, e materie prime. Ora il latte e tra un po’ l’acqua.

    A proposito di energia quanto precede spiegherebbe perchè non facciamo le centrali non solo nucleari ma anche idroelettriche, perchè funzioniamo a Carbone (Chi ce lo vende?), perchè non facciamo i rigassificatori e perchè i diritti sui giacimenti di gas in Basilicata li ha la Total.

    Questo filone di pensiero è interessante: spiega e giustifica tante cose tra le quali la nostra storica natura e destino di popolo di sudditi.

    il male peggiore è forse, in non-sapere-di-non sapere : fà solo un acccenno alla possibile soluzione dei nostri italici malanni: ricominciare dalla scuola, dall’istruzione come si deve e come fanno gli altri. Una rivoluzione dal basso e dal principio della vita utile.

    Cari saluti e in gamba!

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