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Il rapporto della commissione indipendente britannica sul settore bancario

Il fondamentale problema del settore bancario è che i creditori delle banche non sono esposti al rischio di perdite. Chi sono questi creditori? Si possono dividere in due gruppi: i detentori di obbligazioni bancarie e i titolari di depositi. Pertanto una riforma effettiva del settore deve mirare ad aumentare il rischio di perdite a carico di queste due classi di creditori (riducendo così la tentazione da parte dei governi di correre al salvataggio di una banca in cattive acque).Le soluzioni prospettate nel Rapporto ad interim della ICB (Independent Commission on Banking) [PDF] britannica vanno invece nella direzione opposta, aumentando la probabilità che i depositanti e i titolari di obbligazioni nei settori al dettaglio delle banche vengano soccorsi dallo Stato. Il concetto che sottende la separazione delle attività bancarie al dettaglio da quelle di investimento è che le prime possono essere salvate dal governo senza che questo abbia l’obbligo di evitare il fallimento del settore investimenti della stessa banca. Ma in realtà non dobbiamo salvare le attività al dettaglio! Di fatto vogliamo che il settore bancario al dettaglio possa fallire esattamente come ogni altra attività economica!

Peraltro, isolando le attività al dettaglio delle banche non facciamo che accrescere i danni causati all’economia reale dagli incentivi ad un’assunzione eccessiva di rischi da parte delle banche (incentivi creati dalla promessa di salvataggio). Le attività bancarie al dettaglio sono (come quasi ogni altra impresa) un’attività intrinsecamente rischiosa. Le banche concedono mutui e prestiti a imprese e a persone: alcuni di essi risulteranno infruttuosi, mentre altri saranno più rischiosi. Se i creditori delle divisioni al dettaglio delle banche sono garantiti dallo Stato (come avverrebbe certamente accogliendo le proposte della commissione indipendente), le banche saranno indotte a dedicarsi ad attività più imprudenti, concedendo prestiti a società meno solide, o mutui e prestiti personali più arrischiati. Le prospettive di queste attività appariranno rosee in un periodo di espansione economica, ma la conseguenza saranno recessioni più gravi, aumentando così l’instabilità macroeconomica.

La commissione indipendente inglese spera di mettere al riparo il settore bancario al dettaglio dalle perdite più ingenti causate dall’adozione delle sue proposte imponendo alle banche requisiti di capitale più stringenti. L’idea di richiedere che una banca mantenga un ammontare di capitale così ingente che le sue attività al dettaglio non possano mai fallire, tuttavia, non è attuabile. Per giunta, quand’anche fosse possibile, sarebbe una pessima idea. Aumentare i requisiti di capitale per le divisioni bancarie al dettaglio rappresenta un’illusione molto costosa, una soluzione posticcia che ci permetterebbe di far finta di credere che le attività bancarie al dettaglio non possano mai fallire anche se non è vero e che comporterebbe per le banche un costo enorme per le difficoltà di raccogliere il capitale richiesto.

Certamente non tutto nel Rapporto è da scartare. Vi è una utile (anche se un po’ confusa) disamina dei cosiddetti bail-in, in virtù dei quali i possessori di obbligazioni hanno titolo ad una conversione semi-automatica dei loro crediti in azioni di una banca che dovesse trovarsi in condizioni di insostenibilità del debito (esattamente quello che io e altri osservatori avevamo proposto nel 2008 al posto della ricapitalizzazione delle banche a spese dei contribuenti). Anche il capitolo dedicato alla concorrenza meriterebbe una riflessione più approfondita.

Ma la proposta più importante è la risposta sbagliata alla domanda sbagliata.

Andrew Lilico è Direttore e Socio Principale di Europe Economics, una società di consulenza economica. Questo articolo è stato originariamente pubblicato sul blog dell’Institute of Economic Affairs di Londra.

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3 Responses to “Risposte sbagliata a domande sbagliate – di Andrew Lilico”

  1. Giovanni,

    C’è solo un problema per cui non sono d’accordo. Al giorno d’oggi avere un conto corrente non è una scelta ma è un vincolo vista l’impossibilità pratica di regolare anche solo il budget familiare in contanti. Perciò depositare i soldi in banca non è, almeno a certi livelli, una libera scelta. Il capitale di rischio dovrebbe essere facoltativo non obbligatorio, o no?

  2. Argento_NoBancaCentrale,

    Cercasi regista di talento con formazione da Scuola Austriaca per film sui temi della medesima; si garantisce notevole ricettività da parte del pubblico

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