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Umberto Veronesi ha accettato di presiedere la costituenda Agenzia per la sicurezza nucleare, elemento pivotale nella strategia di ritorno all’atomo. Non possiamo che rallegrarcene, visto che Chicago-blog fu tra i primi ad avanzare la candidatura dell’oncologo e senatore del Pd. Vediamo quali sono gli altri nomi in pista, e quali le prime sfide, e i primi test, che l’organismo dovrà affrontare.

Fino all’ultimo Veronesi è stato in “ballottaggio” con altri due potenziali presidenti, ciascuno – in modo e per ragioni diverse – in possesso di tutti i requisiti necessari. Alessandro Ortis, presidente uscente (scadrà a dicembre) dell’Autorità per l’energia, è per formazione ingegnere nucleare e non ha mai nascosto di vedere di buon occhio la possibilità che il paese torni all’atomo. Molti hanno visto nel documento di consultazione pubblicato dall’Autorità sui contratti a lungo termine per le tecnologie caratterizzate da alti investimenti upfront una mano tesa al piano del governo. Nei sette anni di presidenza del regolatore, Ortis si è conquistato la fama di tecnico competente e indipendente sia dai soggetti regolati (con cui spesso si è scontrato), sia dalla politica. L’altro candidato, Maurizio Cumo, professore di impianti nucleari alla Sapienza di Roma, è ancora in pista come consigliere, quindi ne parlerò dopo.

La scelta di Veronesi segna una svolta, nel modo in cui il governo ha gestito il nucleare, in almeno tre sensi. Anzitutto implica l’affermazione di Stefano Saglia, sottosegretario allo Sviluppo, che da subito ha caldeggiato la nomina consapevole che il nucleare, per essere, deve essere una scelta bipartisan. Poi è la dimostrazione che l’arrivo di Paolo Romani al ministero non è stato una scelta pro forma, se ha sbloccato immediatamente uno dei dossier più caldi per l’esecutivo. Infine, rappresenta una sfida al centrosinistra, che finora ha dato la sensazione di condurre un’opposizione pregiudiziale e ideologica e, oggi, non può rimanere indifferente all’insediamento di un suo uomo alla guida dell’organismo tecnico che dovrà pilotare la strada italiana al nucleare. Va da sé che, pur non essendo strettamente necessario ai sensi dello statuto (ed è un male), Veronesi dovrà dimettersi da senatore, come hanno subito chiesto un po’ maliziosamente Roberto Della Seta e Francesco Ferrante e come lo stesso Veronesi aveva promesso, in seguito a una schermaglia col segretario del Pd, Pierluigi Bersani. Proprio il segretario del Pd esce paradossalmente sconfitto da una scelta nel nome del dialogo, visto che, per evitare di pronunciarsi con chiarezza e mantenersi equidistante tra l’anima più dialogante del partito e quella massimalista, aveva puntato tutto sulla guerra senza se e senza ma al “modo in cui” il governo stava conducendo il programma. Va da sé che il clima distensivo innescato dalla nomina di Veronesi delegittima i toni guerrafondai di una parte del Pd (che peraltro si trova nell’imbarazzante situazione di aver condotto un’opposizione massimalista nel paese, razionale in aula, e non può dunque oggi – per le scelte fatte in tema di comunicazione – rivendicare un ruolo nell’oggettivo ammorbidimento dell’esecutivo).

Chi dovrà affiancare Veronesi alla testa dell’Agenzia? Secondo la legge istitutiva, se la nomina del presidente spetta formalmente alla presidenza del consiglio, i quattro componenti vengono decisi due dal ministero dell’Ambiente e due dal ministero dello Sviluppo economico. Stefania Prestigiacomo avrebbe scelto i nomi di Bernadette Nicotra, magistrato e vicecapo di gabinetto del ministro, e il geologo Gualtiero Bellomo, membro della Commissione Via (in precedenza si era parlato di Aldo Cosentino, direttore generale del ministero dell’Ambiente). Alcuni ritengono che Nicotra e Bellomo (o, se è per questo, Cosentino), pur essendo professionisti di indubbia competenza, abbiano due limiti che, potenzialmente, potrebbero sollevare qualche malumore: non si sono occupati di nucleare in precedenza, e soprattutto sono troppo vicini – professionalmente – a Prestigiacomo. Su questo punto tornerò a breve.

Più ampia la rosa valutata dal Mse, che comprenderebbe – tra gli altri – il fisico Antonio Moccaldi, presidente dell’Ispesl, l’oncologo Umberto Tirelli, e l’ingegnere Paola Girdinio, preside della facoltà di ingegneria all’Università di Genova che ha fatto partire un master, destinato a diventare nel giro di uno o due anni un corso di laurea, in ingegneria nucleare. In realtà, però, la rosa si sarebbe ristretta a tre soli nomi: il già citato Cumo (unico limite, l’età: un commissario nato nel 1939 di fianco a un presidente leva 1925 non sarebbe il massimo dell’immagine), e i professori Marco Ricotti (che insegna impianti nucleari al Politecnico di Milano) e Giuseppe Zollino (impianti nucleari all’Università di Padova). Il curriculum di entrambi calza a pennello col ruolo che dovrebbero occupare. Poiché Cumo viene dato per certo, il vero nodo da sbrogliare sarebbe il derby tra Ricotti e Zollino. Ricotti può contare sul sostegno di Energy Lab, la Fondazione promossa dal gotha politico lombardo su impulso del capo di A2a, e presidente di Assoelettrica, Giuliano Zuccoli. Zollino ha però un vantaggio curricolare: dal 2001 al 2007 è stato segretario della Commissione Parlamentare Industria, Ricerca ed Energia del Parlamento Europeo, per la quale si è occupato, in particolare, del monitoraggio delle agenzie nucleari dei nuovi Stati membri al momento dell’allargamento.

Non appena nominato, il collegio dovrà procedere alla selezione del personale, proveniente per la maggior parte (ma nelle intenzioni del ministro dell’Economia, del tutto, compreso il direttore generale) dall’Enea e dall’Ispra. Non è detto che le caratteristiche delle risorse umane disponibili siano del tutto soddisfacenti, perché – tra l’altro – si tratta di persone non lontanissime dalla pensione e che di queste cose, in molti casi, hanno smesso di occuparsi negli anni immediatamente successivi al referendum dell’87.

La selezione del personale è fondamentale non solo perché, ovviamente, dalla sua qualità dipenderà l’efficienza e l’affidabilità dell’Agenzia. E’ importante anche perché, non appena formalmente insediata, essa entrerà nel mirino della Commissione europea, che dovrà valutarne la disponibilità finanziaria (che è un problema, vista la determinazione tremontiana di fare sostanzialmente a costo zero, facendo leva su personale già assunto nella PA e dotando l’Agenzia di un budget di appena 1,5 milioni di euro), la competenza e l’indipendenza. E’ sotto questo profilo che le due nomine dell’Ambiente potrebbero incontrare qualche resistenza. Il problema numero uno è che, pur avendo competenze utili al nucleare non ne hanno (per quel che se ne sa) sul nucleare. Il problema numero due è che il governo ha ritenuto di superare il problema dell’indipendenza creando sì un’Agenzia i cui componenti sono di nomina governativa, ma che dovrebbero essere protetti dall’irrevocabilità dell’incarico. Tuttavia, nominare due dirigenti del ministero che, ovviamente, hanno uno specifico rapporto di fiducia col ministro non è, forse, il migliore degli inizi.

Detto questo, sbaglia chi pensa di fare subito le barricate. L’Agenzia viene sì creata nell’ambito del progetto del governo di tornare all’atomo, ma la prima grana che dovrà affrontare sarà quella del deposito per le scorie. Un deposito che è necessario, dato che l’Italia ha comunque quattro centrali dismesse o in via di dismissione e che produce una quantità di scorie ospedaliere, a prescindere da qualunque scelta si faccia in merito alla produzione di energia nucleare. Pur coi limiti (attuali o potenziali) evidenziati, il nuovo collegio sembra avere un profilo indubbiamente alto. Speriamo che la “macchina” di cui verranno dotati sia all’altezza dei piloti.

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12 Responses to “Agenzia nucleare: si parte con Veronesi per arrivare dove? Ecco i nomi mancanti”

  1. Giulio Sansoni,

    Salve sono un ingegnere nucleare che lavora in un centro di ricerca in gran bretagna. Mi sembra che la scelta dei nomi del Ministro Prestigiacomo sia invece coerente con la necessita’ di avere un melange di competenze che non siano solo tecniche nucleari, visto che l’agenzia deve certificare i siti nucleari.
    Per il resto privilegerei nomine di professionisti giovani che abbiano visibilità su come funziona il nucleare all estero (non mi sto candidando)

  2. Carlo Stagnaro,

    Giulio, capisco il senso dell’osservazione e ne approfitto per qualificare meglio il mio pensiero. Nulla da dire su Bellomo e Nicotra, di cui tutti mi parlano bene sia come persone, sia come professionisti. Peraltro è vero che portano nell’Agenzia competenze utili al suo funzionamento – specialmente il primo. Però è un fatto che, in questo schema, tre dei cinque componenti non avrebbero una esperienza tecnica specifica. Fatto salvo Veronesi, che ha senso stia dove è e che ha a sua volta competenze e peculiarità che rendono più che giustificato un suo coinvolgimento, a me pare che almeno un tecnico nucleare in più (e quindi un non-tecnico in meno) farebbe fare all’Agenzia una figura migliore.

  3. Giulio Sansoni,

    Grazie della risposta Carlo. Qui in Inghilterra si direbbe “ring the bell” non posso che condividere. Allora pero’ mettiamo tecnici nucleari giovani, scusa se insisto ma puoi immaginare la mia storia. Sto generando valore per la ricerca nucleare in Inghilterra anziché per il mio paese, dove regnano i professori emeriti ……

  4. Giulio Sansoni,

    Carlo invece volevo dire che non conosco i nuovi vertici della Sogin. Spero si capisca che Sogin costituisce una parte importante per sviluppare la ricerca sui rifiuti nucleari e che si concentri finalmente sul deposito, senza velleità da produttori di energia nucleare. In Inghilterra la NDA lavora insieme al Governo per la scelta del Sito.

  5. Carlo Stagnaro,

    Giulio, purtroppo i giovani tecnici nucleari in Italia sono pochi e non costituiscono una lobby potente. Pesano molto di più i relitti, pur lodevoli e competenti, della vecchia stagione nucleare. Per quel che riguarda Sogin, lì ci sarebbe da aprire tutto un capitolo che comincia (almeno) dal commissariamento di Ferragosto 2009, con cui si è interrotto un percorso di risanamento che avrebbe fatto dell’azienda un perno della strategia italiana (e un soggetto internazionalmente reputato). Purtroppo, anche lì prevalsero logiche politiche, cosa particolarmente grave se si considera (a) che comunque stiamo parlando di cose molte serie e potenzialmente molto pericolose, e (b) che la legge Sviluppo assegna a Sogin un compito persino eccessivo rispetto all’eventuale e futuribile nucleare italiano.

  6. Federico,

    Bell’articolo. Soprattutto bella scelta da parte di Veronesi, non tanto per calarsi in un ruolo bipartisan, quanto per mettere la sua competenza professionale, a prescindere dalla propria collocazione politica, al servizio di un’iniziativa che potrà avere una grande portata in campo energetico. Mi auguro che, in tempi in cui si parla (spesso e volentieri a vanvera) di politiche “contro la ricerca” e “contro la cultura” (ma quanti luoghi comuni non circostanziati…), si faccia anche notare che, rilanciando il nucleare possiamo dare spinta a settori cruciali della nostra ingegneria e della nostra industria.
    P.S.: On an unrelatede note, se mi è concesso, leggendo le dichiarazioni di Della Seta & Ferrante mi domando quale credibilità si possa avere (e spero non solo nella ristretta parte di opinione pubblica ancora dotata di spirito critico) nell’ergersi a difesa del pluralismo, quando si reagisce con disappunto malcelato alle scelte di uomini con cui si condivide una casa politica se questi però affermano la propria indipendenza intellettuale. Barcamenarsi fra la difesa della dignità di Bocchino nel distinguersi dal Sultano e nel difendere la Costituzione, oltraggiata da chi richiede le dimissioni al presidente della camera, e l’acido sarcasmo con cui si rammenta a Veronesi l’esigenza di fare fagotto, la dicono lunga.

  7. Federico,

    Caro Carlo, dimenticavo: complimenti soprattutto per ricordare il tema delle scorie ospedaliere, ma ancora più delle 4 centrali dismesse. Praticamente nessuno le ricorda, perchè fa comodo non dire che: a) un reattore dismesso non è come il motore dell’automobile quando è spenta, va mantenuto; b) il costo di mantenimento delle nostre centrali è abbastanza significativo (qualche anno fa, in un corso di fisica tecnica o di elettrotecnica, il mio professore lo stimò in circa 500 mln di euro annui…forse tu hai strumenti e dati per confermare o smentire la stima).

  8. Frank77,

    Non vedo proprio come la scelta nucleare possa essere bipartisan,visto che il centrosinistra nel proprio programma vi si oppone.

  9. Giulio Sansoni,

    Ciao Frank77 il pd adesso ha comunque posizioni differenziate al suo interno – ho una enorme stima di Margherita Hack che ha compiuto un percorso intellettuale onesto sul nucleare, passando per qualche scetticismo iniziale. Piuttosto non capisco se Italia dei Valori ne capisca di energia o meno. Di Pietro parla di rinnovabili ma poi e’ stato uno dei piu’ fieri oppositori dell’eolico in Molise. Tutti i politici che cavalcano il not in my backyard dovrebbero restituire il mandato parlamentare per incompetenza a gestire il consenso popolare…..

  10. Giulio Sansoni,

    Giulio Sansoni :
    Ciao Frank77 il pd adesso ha comunque posizioni differenziate al suo interno – ho una enorme stima di Margherita Hack che ha compiuto un percorso intellettuale onesto sul nucleare, passando per qualche scetticismo iniziale. Piuttosto non capisco se Italia dei Valori ne capisca di energia o meno. Di Pietro parla di rinnovabili ma poi e’ stato uno dei piu’ fieri oppositori dell’eolico in Molise. Tutti i politici che cavalcano il not in my backyard dovrebbero restituire il mandato parlamentare per incompetenza a gestire il consenso popolare…..

  11. Carlo Stagnaro,

    Giulio, sarebbe interessante anche capire cosa pensa la Lega – vero azionista di riferimento del governo. Se Cota mi pare abbia più vote fatto aperture coraggiose (anche in campagna elettorale, e non è poco) Zaia al contrario parla spesso come un dipietrista (non solo sul nucleare, tra l’altro).

  12. Francesco,

    Ho visto l’articolo che torov interessante e forse anche se non e’ un tecnico ed e’ stato abbastanza ondivago come scelte politiche Veronesi puo’ essere la persona giusta per smontare tutta quella propaganda preconcetta ed ideologica che vede nelle centrali nucleari fonte di tumori, malattie e calamita’ varie. Secondo questi molto meglio le centrali a due passi dal confine sotto controllo magari meno preciso di altri in ex paesi dell’est, in Francia, Svizzera , ecc.
    Mi lascia pertanto diciamo perplesso l’uscita di Fornigoni che dice Nucleare no, grazie non serve alla Lomabrdia. Forse per uscire da queste uscite Macchiavelliste sarebbe necessario modulare gli incentivi nucleari in modo da premiare gli utenti delle regioni virtuose che accettano i siti nucleari con costi dell’energia all’utenza a livelli francesi ed invece lasciare a chi dice di no l’energia prodotta da chi ci sta ai prezzi alti che paghiamo ai paesi vicini dell’Italia. Poi va benissimo, chi non ci sta si prenda le sue responsabilita’ in termini di costi, di ricchezza e di sviluppo presete e futuro. Chi vuole svilupparsi ed attrarre investimenti avra’ varie fonti di energia compreso il nucleare e ci sara’ sviluppo chi “non vuole oltre al nucleare il carbone e l’eolico, il solare si ma .. forse la bicicletta” … si assuma i costi di dire si bicletta, no a tutto il resto.
    Telefonini, computer, frigoriferi, lavatrici, lavasoviglie ed ascensori addio!. A letto alle 5.30 di inverno ed al massimo 30 minuti di candela, ma vuoi mettere la salute!

    Sarebbe bello riuscire ad imporre questo discorso di coerenza con le proprie scelte regionali di (sotto)sviluppo. Forse avremmo un po’ meno di parlatori (ahime rimarrebbero disoccupati e griderebbero al golpe per avere portato via loro il decisore centrale contro cui scagliarsi!) ma si potrebbe finalmente partire e fare … in tempi brevi, accettabili, sicuramente non biblici.Protagonisti del proprio futuro. Speriamo.

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