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La lettera di Luca Martinelli – che ho pubblicato in un precedente post – mi fornisce l’occasione di esprimere, in modo più pacato, alcune idee sulla porca faccenda della “privatizzazione” dell’acqua, di cui mi sono occupato recentemente sia un pezzo su Libero (a cui Martinelli reagisce), sia in un post qui su Chicago-blog. Poiché non ho risposto a molti dei commenti che quel post aveva raccolto, ne approfitto – Martinelli mi perdonerà – per mettere, in qualche modo, tutto assieme.

Martinelli mi accusa sostanzialmente di due cose: di “mistificazione” della propaganda referendaria, e di sottovalutare le conseguenze della “privatizzazione”. A questo proposito, porta il caso di Cosenza, su cui tornerò tra poco.

In merito alla “mistificazione”, riconosco di aver usato toni molto forti. Non ne sono, però, pentito: sono anzi convinto che quello fosse il minimo sindacale nei toni da utilizzare. E ribadisco, a costo di apparire pedante, quanto ho già scritto: penso che una fetta non piccola, forse la maggioranza, forse la larga maggioranza, del milione e quattrocentomila italiani che hanno firmato i tre referendum non sappiano cosa hanno firmato. O, meglio, quello che “sanno” – cioè quell che gli è stato detto – non coincide con quello che hanno firmato. Ripeto, allora, che – se la propaganda politica fosse un bene o un servizio scambiato sul mercato – si potrebbe parlare di pubblicità ingannevole. Se qualcuno vuole querelare, quereli. Infatti, come è chiaro dal sito del Forum, la raccolta di firme ha fatto interamente leva su due concetti: l’acqua “privata” versus quella “pubblica” e l’aumento delle tariffe. Per esempio, l’obiettivo dei referendum è così descritto:

Vogliamo restituire questo bene essenziale alla gestione collettiva. Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene comune. Per conservarlo per le future generazioni. Vogliamo una gestione pubblica e partecipativa.

Da nessuna parte ho trovato menzione del fatto che nulla, nell’attuale normativa, impedisce a tutte e tutti di accedere all’acqua, o nega che l’acqua sia un bene comune. Al contrario, dire che lo scopo dei referendum è “conservare [l'acqua] per le future generazioni” lascia intendere che la riforma idrica abbia l’effetto di aumentare gli sprechi. Ciò è falso. Ancora peggio, se parliamo di mistificazione, è l’affermazione secondo cui “L’attuale governo ha invece deciso di consegnarla ai privati e alle grandi multinazionali”. L’attuale governo non ha deciso un tubo: ha dato attuazione a una serie di norme che, stante la normativa precedentemente esistente, consentono di allinearsi con gli obblighi comunitari. Ma lungi da me voler perseguire una difesa puramente formalistica. Quello che mi interessa sottolineare è che una parte almeno degli 1,400,000 firmatari hanno risposto all’appello a firmare contro la privatizzazione dell’acqua, mentre hanno firmato contro qualcosa d’altro. Cosa?

Il decreto Ronchi (e le norme pre-esistenti) semplicemente fissa il principio per cui la gestione del servizio idrico integrato deve essere affidata, in via ordinaria, tramite gara. Alla gara possono partecipare indifferentemente soggetti sia pubblici sia privati, e i primi – per una serie di ragioni – sono favoriti. Ne cito due: la prima è che, tipicamente, sono i gestori uscenti, e quindi partono da una ovvia posizione di vantaggio; la seconda è che le gare devono essere bandite dai loro azionisti, e alzi la mano chi crede nella loro effettiva terzietà. Questo per dire anche che non è che io sia un pasdaràn delle gare, ma semplicemente uno che crede si tratti di un male relativamente minore. Fosse per me, si privatizzerebbe sul serio – ma questo è un altro discorso, rispetto al quale chi è interessato può leggere questo aureo libretto di Fredrik Segerfeldt.

La distinzione tra proprietà e gestione è tutt’altro che secondaria, come invece sembra credere Stefano Rodotà, secondo cui

Il ministro Andrea Ronchi falsifica la realtà quando dice che il decreto che porta il suo nome comporta solo ‘affidamenti in gestione’, mentre i Comuni restano titolari del diritto. Da moltissimo tempo si è sottolineato che quando si scinde proprietà e gestione, il vero proprietario diventa chi ha il potere di gestire. Il fatto che il titolare resti un soggetto pubblico è un argomento formale, ingannevole. Restano da vedere le caratteristiche della gestione: quando questa viene affidata ai privati, è orientata al profitto, e ciò implica una sostanziale privatizzazione del bene. Il gestore fornisce un servizio, ma solo perché vuol ricevere un profitto. I soggetti cui fare riferimento per comprendere la funzione di un bene comune sono tutti i cittadini, e per questo essi devono essere gestiti fuori dalla logica di mercato. Il che non significa che non debbano essere gestiti con criteri economici. Ma l’economicità della gestione non coincide con la produzione di profitto.

Io capisco che la nozione stessa di profitto faccia venire l’orticaria, e non so cosa farci. Però mi sembra importante precisare due cose che Rodotà non considera: (1) essendo regolate le tariffe, il “profitto” è a sua volta regolato, fatta salva l’abilità del gestore di rendere il servizio più efficiente. Meglio lavora, più fa profitto. Non è che possiamo ogni giorno tornare ad Adam Smith, però mi pare che questo sia un caso scuola di come non convenga affidarsi all’altruismo dei gestori dei servizi idrici, ma al loro interesse. Specie in un paese dove le perdite medie sono più di un terzo. Conservare lo status quo è tanto più immorale, quanto più si crede che l’acqua sia un bene “pubblico” e che lo “spreco” non sia semplicemente una cosa incivile, ma sia un crimine contro l’umanità. (2) La distinzione tra proprietà e gestione conta, eccome, quando – tramite il meccanismo della gara – il gestore sa che, dopo un lasso di tempo relativamente breve, dovrà restituire le infrastrutture al proprietario (l’ente pubblico) in condizioni migliori di come le ha trovate, oppure dovrà renderne conto. Noto appena per inciso che le “grandi multinazionali” che terrorizanno i referendari sono, da questo punto di vista, i soggetti più affidabili, perché sono gli unici facilmente identificabili e che non possono scappare, e che proprio per questo hanno un interesse reputazionale molto più forte a rigare dritto.

Con questo rispondo anche a Marco Esposito, che – in commento al mio post dell’altro giorno – scrive:

la privatizzazione della distribuzione dell’acqua non mi convince per niente: è un monopolio (non si può scegliere il distributore) e i prezzi li fisserà massimizzando il profitto, l’esatto opposto del mercato.

Perfino Marco è vittima di una incomprensione. Potrebbe aver ragione se al soggetto affidatario fosse garantito diritto di “vita e di morte” sui suoi clienti. Così non è. E non solo perché una serie di vincoli – relativi alle modalità di gestione e sviluppo, alle politiche tariffarie, e ai canoni di concessione (che andrebbero aboliti perché sono lo strumento vero con cui i comuni, cioè il pubblico, si appropria della rendita monopolistica) – li mette la gara. Il fatto è che le tariffe sono e saranno decise da organismi terzi – oggi gli Ato (cioè i sindaci), domani si spera un’autorità indipendente. Naturalmente, si può sostenere che il regolatore pubblico può essere “catturato” dall’affidatario “privato”: verissimo, ma dovete convincermi che il rischio di una cattura è preferibile alla certezza derivante dal fatto che affidante e affidatario sono la stessa persona. Oppure solo io vivo in un paese dove le utilities locali pubbliche o parapubbliche sono un parcheggio per dipendenti privi di qualunque qualifica, tranne l’essere i famigli di un qualche assessore o ex assessore alle varie ed eventuali?

Arrivo, così, all’istruttivo caso di Cosenza. Copio da Quindici l’intera notizia, per un commento rapidissimo:

Anche il comune di Cosenza tra i debitori di Sorical, che ci accinge infatti a diminuire la portata idrica nel capoluogo. Il debito del Comune si aggirerebbe intorno ai quattro milioni di euro. Ci sono migliaia di utenti morosi – come riporta la stampa locale – che comportano l’impossibilità per l’Ente di pagare a sua volta gli enti e le imprese che erogano servizi destinati alla città.
La lettera di diffida della Sorical per saldare il debito è partita circa un mese fa. Ma da Palazzo dei Bruzi non è pervenuto alcun segnale. Le briciole, così le definiscono negli ambienti della Sorical, versate dal Comune non fanno cassa. E così la società ha deciso di pubblicare sulla stampa un avviso pubblico con cui annuncia la diminuzione della portata idrica. La manovra, se non interverranno fatti nuovi, potrebbe scattare entro fine mese.
A Rende, in un caso analogo, l’intervento del prefetto riuscì a scongiurare i disagi agli utenti, favorendo un accordo per la spalmatura del debito con un piano di rientro.

Di fronte a questa vicenda, Martinelli mi chede:

È davvero questo il metro più corretto per gestire le relazioni tra un gestore del servizio idrico integrato e un’amministrazione comunale?

Nella vita posso avere tanti dubbi, ma non nella risposta a questa domanda: sì, questo è il metro più corretto. Se crediamo – e io ci credo - che l’acqua abbia un valore, dobbiamo accettare che abbia anche un prezzo. Altrimenti non stupiamoci se se ne fa un utilizzo dissennato. Se crediamo – e io ci credo – che servano investimenti per riparare le reti colabrodo, allora dobbiamo rifiutare con forza la morosità, specie quando morosi sono gli enti pubblici. Altra cosa è dire che servono strumenti di aiuto alle famiglie a bassissimo reddito; altra cosa è accettare l’illegalità diffusa. Soprattutto, lo ripeto, da parte di enti pubblici: la gestione allegra delle finanze pubbliche è il cancro di questo paese, e difenderla nel nome dell’acqua pubblica è un modo molto comodo per giustificare, e dunque incentivare, il malcostume. E’ questo che vogliono, i referendari? Di sicuro è quello che otterrebbero se i referendum passassero.

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24 Responses to “Acqua: se non è una merce, non è nulla”

  1. Alex-G,

    @Silvano_ihc
    In realtà la storia dell’ umanità è fatta anche di modifiche all’ ambiente per portare risorse dove NON ce ne sono e fin dagli albori le opere di modifica ai corsi d’ acqua e la costruzione di sistemi idrici artificiali non si contano, TUTTAVIA quello che dici è sostanzialmente vero perchè prima di tutto si antropizzava laddove l’ acqua era accessibile e tutte le opere di modifica sono sempre state fatte tenendo bene in considerazione la reperibilità della fonte e i costi delle opere annesse; in particolare si teneva maggiormente in conto la necessità di lasciare degli spazi di espansione ai corsi d’ acqua, in modo da non aumentarne la pressione nei centri maggiormente abitati nei casi di sovrabbondanza delle precipitazioni nell’ otttica della minimizzazione dei danni… oggi si tende a “irregimentare” i corsi d’ acqua costrignendoli in percorsi obbligati, senza nessuna “cassa d’ espansione” che non fanno altro che aumentare via via le pressioni man mano che si scende a valle, alla fine si creano le circostanze per i maggiori danni nei casi di abbondanti precipitazioni, dimenticando che la natura fa SEMPRE il suo corso e che se a questo gli si chiudono le porte, passa dalle finestre, con danni anche peggiori.

  2. Alex-G,

    Silvano_ihc :
    @Ismael
    Non è una questione morale nel senso che alla fin della fiera chi sostiene la necessità di un acqua pubblica sostiene di aver diritto ad un bene economico “a prescindere” come direbbe Totò. In sintesi preferisce un soggetto incompetente ma sussidiato da qualcun altro, un soggetto che prende i soldi a Pietro per darli a Paolo. Ovviamente tutti si sentono un po’ “Paolo” e la loro acqua è più giusta dell’acqua degli altri. Se i “Pietri” costruissero cento villette a Poggio Paradiso con giardini e parchi da annaffiare i “Paoli” col piffero che voterebbero aumenti di imposte locali o tariffe più alte per costruire le relative reti idriche e fognarie. Invocherebbero un triliardo di motivazioni sociali: siamo tutti uguali di fronte alla legge ma i “Paoli” sono più uguali degli altri.

    L’ acqua non è semplicemente un bene come un altro a cui si possa con leggerezza attribuire un valore economico, l’ H2O è prima di tutto una necessità VITALE per qualsiasi essere vivente in questo mondo ed un elemento sul quale NESSUNO può legittimamente vantare proprietà esclusiva.

    Secondo le leggi varate il soggetto (privato) a cui verrà data la gestione del servizio idrico prelebverà COMUNQUE i suoi profitti dalle tasche della gente per concessione PUBBLICA, anzi con un proftto del 7% annuo garantito dello stato….

    Vorrei sapere in questa situazione DOVE stà il MERCATO….

    alla fine che sia pubblico o privato a SBORSARE è sempre il cittadino, solo che con il privato EGLI non ha piu’ alcuna voce in capitolo per farsi sentire in caso di disservizi, il cittadino PAGA e basta senza nemmeno la possibilità di scegliere … a differenza di come si converebbe in un normale Mercato.

    In realtà chi sostiene “la necessità di un acqua pubblica”, dice cose MOLTO DIVERSE da ciò che LEI afferma: dice che il servizio IDRICO ha un COSTO (e non che debba essere gratuito come i male informati e i cattivi informatori propalano) dice che è la gestione PUBBLICA di questo servizio che deve essere basata su REGOLE DIVERSE da quelle usate in passato per le municipalizzate e infatti qualche anno fà fu presentata in parlamento una “legge di iniziativa popolare” che ha come intento proprio una nuova regolamentazione di questo servizio introducendo forme di controllo partecipativo da parte della cittadinanza nella gestione del servizio.

    NON si può parlare così “per sentito dire” di COSA vorrebbero i promotori del referendum TACENDO su queste informazioni fondamentali.

  3. Marista,

    Leggo solo ora questo articolo ricchissimo di spunti, ma al volo non posso fare a meno di notare una breve frase che mi sento di poter confutare rapidamente ed a cuor leggero .

    Scrive l’autore dell’articolo a proposito del gestore del servizio:- Meglio lavora, più fa profitto.-

    La realtà è miserevolmente diversa, e non potrebbe esser altrimenti. Il gestore del servizio agisce sul luogo nei fatti in condizione di monopolio, quando distribuisce la stessa fetecchia di acqua che mi mandava il Comune, dagli stessi tubi colabrodo ed a un prezzo più che raddoppiato, e non posso scegliere un altro gestore, vuol dire che, come per altri servizi che stanno facendo affari d’oro e cartelli evidenti ed impuniti, io cittadino debbo subire lasciandomi in sostanza derubare. Il Comune, ammesso volesse reagire, non ha nessuna voce in Capitolo, questo almeno avviene nell’Alto Lazio , ma non credo siamo noi gli unici disgraziati nella sostanza più che turlupinati.

    Più o meno quello che avviene con la somministrazione della Energia elettrica, con le dovute apparenti differenze: Enel si divide in diverse spa, cambia nome, ma non cambia nei fatti le regole del fumoso giochino e degli appalti del servizio contatori, come dicono si stia preparando il gestore di acqua nel lazio: bellissimi contatori ultramoderni, una pacchia: manovrabili da mano umana tramite computer centralizzato, e nessun controllo. Se poi le discrepanze sono enormi, l’operatore svagato ed annoiato di fronte alla evidenza, recita : ” si, però lo da il computer come risultato” E si resta debitori di cifre che non corrispondno alla realtà , Adam Smith non aiuta a sbrogliare questa matassa vagamente puteolente, Miserie quelle che espongo, di fronte all’alto pensiero del tempo che fu? No, vita reale, truffe reali, e allora nei fatti si rischia di mettere un rivestimento raffinato su costruzioni deformi , truffaldine e criminogene nella loro non adattabilità al reale.

    Fuori dei denti: siamo ridotti in braghe di tela da una generazione di speculatori che ben sanno come usare a prorpio vantaggio le nuove tecnologie, le quali invece di portare sollievo alle popolazioni, stanno agevolando pochi a discapito dei più.
    Quindi, che dire, meno teorie e più attenzione a quello che si opera nei fatti, meno innammoramenti ideologici sarebbero auspicabili, se no davvero viene da pensare che se ad una Chiesa di Cristo, sostituiamo la chiesa del tecnocrate pancia-piena , stiamo facendo una baggianata senza uguali!!

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