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Addio Mindestlohn per i postini. Così ha deciso la massima istanza amministrativa federale tedesca. La dichiarazione di illegittimità deriva solo da un vizio formale del Ministero del Lavoro, certo, ma spesso è proprio la nullità della forma a nascondere l’inconsistenza della materia. Il salario minimo nel settore postale era una misura patrocinata dal precedente governo rosso-nero e opportunisticamente dalla stessa Cancelliera (in modo di consentirle di superare a sinistra i socialdemocratici e toglier loro argomenti di lotta politica) al fine di aiutare l’ex-neo monopolista di Stato a reggere la concorrenza nei confronti degli operatori privati a ridosso della completa apertura del mercato a livello europeo. Qui un nostro commento sul tema risalente a due anni fa. Al tempo della sua introduzione, quell’oncia di liberalismo che ancora è sedimentata nell’animo di alcuni tedeschi si scatenò. Ci fu addirittura una severa campagna di stampa per denunciare l’illegittimità di un simile accordo in termini di Ordnungspolitik. Di quei giorni conservo ancora in camera mia il magnifico manifesto riportato qua a lato, che recita più o meno: “Cara signora Merkel, lei è stata eletta con il compito di lavorare per la Germania e non per Deutsche Post

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E' nato a Torino una ventina di anni fa. Studia giurisprudenza nella sua città e lo ha fatto anche all'Università Georgia Augusta di Gottinga, Germania. Innamorato dello spazio germanofono sin da bambino, ha incominciato ad occuparsi del mondo politico ed economico tedesco nel 2005, dalle pagine del suo blog personale. Nel 2008 arriva al quotidiano L'Occidentale (Fondazione Magna-Carta), dopo una piccola parentesi alla web-radio di Decidere.net/Il Velino, dove ha condotto un programma a puntate sulla attualità tedesca. Seguono esperienze di collaborazione con il quotidiano Il Riformista, la rivista Ideazione, il magazine CON, il quotidiano Il Sussidiario, la rivista Formiche, il sito di AGI-Energia, Libertiamo, la rivista dell'Aspen Institute Italia Aspenia e il quotidiano Il Foglio. Attualmente scrive anche per il blog diretto da Oscar Giannino e ideato dall’Istituto Bruno Leoni “Chicago-Blog”. In Germania è stato intern presso la Hannoversche Allgemeine Zeitung e ha scritto per la rivista Eigentuemlich Frei.

4 Responses to “Buone notizie”

  1. Paolo,

    Caro Giovanni, visto che ti occupi assiduamente di Germania, ti segnalo un interessante progetto intitolato “Va Bene?! La Germania in italiano”, organizzato dal Goethe-Institut Italien con il patrocinio dell’Ambasciata d’Italia in Germania e dell’Ambasciata della Repubblica Federale di Germania in Italia, due anni di iniziative per rilanciare il dialogo tra Italia e Germania. Un progetto rivolto in particolare a giornalisti eopinionisti dei due paesi.

    Maggiori info le puoi trovare al seguente indirizzo:
    http://www.esteri.it/MAE/IT/Sala_Stampa/ArchivioNotizie/Approfondimenti/2010/01/20100128_VaBene.htm

    Ti segnalo, inolte, questa nuova School of Governance di eccellenza nata da pochi anni a Berlino:http://www.hertie-school.org/ che ti potrebbe eventualmente interessare se dopo la laurea volessi specializzarti nel settore delle public policy rimanendo comunque in ambito germanico.

    Ciao!

  2. Giovanni Boggero,

    Caro Paolo, ti ho risposto via mail. La prossima volta utilizziamo la posta elettronica per questo genere di comunicazioni, grazie.

  3. liberal,

    Parafrasando potremmo dire ” Caro Sig. Berlusconi, lei è stato eletto con il compito di lavorare per l’Italia e non per Mediaset”. Quindi dica ai suoi Ministri di smettere di legiferare in difesa della suddetta azienda.
    Se poi fosse vera la storia del “cavaliere bianco” di Telecom, nella disfida con Telefonica, saremmo al massimo del minimo, per questo nostro povero Paese!

    Come mai in questo sito, si leggono tanti commenti di pseudo liberisti duri e puri, vengono criticati vari Ministri, ma il nome del Capo del Governo non viene mai pronunciato? Timore di rappresaglie o semplicemente servilismo politico?

  4. Giovanni Boggero,

    Accusare di servilismo politico un blog, solo perché chi qui si alterna a scrivere i propri contributi prova a ragionare su questioni economiche e politiche molto concrete al di là del piagnisteo quotidiano sull’emergenza democratica, lo trovo assai sconveniente. Deve essere il segno dei tempi. Noi facciamo volentieri a meno del Tonino di turno, continuando a criticare il governo per quello che non fa e dovrebbe a nostro avviso fare. Il resto lo lasciamo volentieri a chi ha piacere di accapigliarsi.

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