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L’ostilità preconcetta per una riforma degli Enti locali che comporti l’abolizione delle Province può essere spiegata solo in due modi: con la fiducia cieca e talvolta inconsapevole verso le istituzioni e il loro operato da parte di onesti, ancorché ignari cittadini oppure con la difesa di rendite di posizione da parte di gruppi di interesse politico-clientelari. Tertium non datur. Meglio di noi l’ha spiegato in un agile libercolo pubblicato di recente per la casa editrice Rubbettino il team capitanato da Silvio Boccalatte. Eppure, proprio in questi giorni di “febbrile” attesa per le consultazioni del 6 e 7 giugno prossimi, si sente spesso ricordare (almeno questa è la mia esperienza) che le Province sono e restano indispensabili, perché, tra i notevoli compiti cui sono preposte, v’è quello, imprescindibile, di varare il piano territoriale di coordinamento. Ebbene, questa vitale competenza di livello urbanistico è in realtà stata attribuita alle Province nel 1990 con lo scopo conclamato di conferir loro un qualche ruolo (!). Come dire: in Italia prima si creano gli enti e solo dopo si decide quali funzioni essi debbano ricoprire. Il piano territoriale di coordinamento è lo specchio di questo modus operandi. Si tratta infatti di un ulteriore livello di pianificazione urbanistica del quale non si sentiva affatto il bisogno e che in buona sostanza si sovrappone a quello delle Regioni, ingolfandone l’attività e accrescendo il garbuglio normativo. Il piano provinciale, infatti, una volta redatto, deve essere rimesso alla Regione, la quale ne accerta la conformità agli indirizzi regionali di programmazione (ottimo, ma allora non ne basterebbe solo uno?) e stabilisce le procedure di approvazione garantendo la partecipazione dei Comuni interessati. I Comuni, in pratica, non dovranno soltanto attenersi alle disposizioni dei piani urbanistici regionali, ma dovranno fare riferimento anche a quelli provinciali. Talora, però, i piani di coordinamento provinciale sembrerebbero poter essere approvati in deroga a quelli regionali. Si pensi al caso degli strumenti di pianificazione paesaggistica, i quali, prima di una legge del 2004, avrebbero dovuto essere inglobati nei piani di coordinamento provinciale a seguito di intese con le amministrazioni locali. La legge del 2004 ha scombussolato il quadro, dando la precedenza agli strumenti di pianificazione paesaggistica regionale su quelli adottati a livello provinciale. Insomma. L’estrema confusione e incertezza del quadro normativo imporrebbe un ripensamento del ruolo di un ente, sotto più punti di vista, davvero pletorico e sovrabbondante. Ecco perchè, cara Claudia Porchietto, non possiamo che storcere la bocca di fronte ad un programma che si propone di tagliare gli sprechi, ma che non ci dice nulla di certo sul futuro delle Province. Almeno il suo avversario è stato chiaro: le Province non si toccano.

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E' nato a Torino una ventina di anni fa. Studia giurisprudenza nella sua città e lo ha fatto anche all'Università Georgia Augusta di Gottinga, Germania. Innamorato dello spazio germanofono sin da bambino, ha incominciato ad occuparsi del mondo politico ed economico tedesco nel 2005, dalle pagine del suo blog personale. Nel 2008 arriva al quotidiano L'Occidentale (Fondazione Magna-Carta), dopo una piccola parentesi alla web-radio di Decidere.net/Il Velino, dove ha condotto un programma a puntate sulla attualità tedesca. Seguono esperienze di collaborazione con il quotidiano Il Riformista, la rivista Ideazione, il magazine CON, il quotidiano Il Sussidiario, la rivista Formiche, il sito di AGI-Energia, Libertiamo, la rivista dell'Aspen Institute Italia Aspenia e il quotidiano Il Foglio. Attualmente scrive anche per il blog diretto da Oscar Giannino e ideato dall’Istituto Bruno Leoni “Chicago-Blog”. In Germania è stato intern presso la Hannoversche Allgemeine Zeitung e ha scritto per la rivista Eigentuemlich Frei.

8 Responses to “Abolire le Province”

  1. scrooge,

    se non sbaglio con il federalismo fiscale ci dovrebbe essere anche una rimodulazione dei loro compiti. E’ vero che bisogna aspettare i decreti attuativi…ma già me li immagino da Destra a Sinistra sbandierare i nuovi, moderni, fondamentali ruoli delle Province. E così per i prossimi anni continueranno ad esistere.

  2. Giovanni Boggero,

    Non solo ad esistere, continueranno ad aumentare…

  3. Stefano,

    Le provincie servono solo a scrivere l’identificativo sulla parte destra delle targhe automobilistiche.
    Ce l’abbiamo solo noi in tutta Europa!

  4. Alberto,

    Complimenti per l’articolo, chiaro e breve.
    Che cosa si può fare per sensibilizzare il cittadino su questo tema a livello locale (Comunale)? Qualche idea da proporre, qualche spunto di riflessione in vista delle comunali di Giugno?
    Grazie

  5. Giovanni Boggero,

    La ringrazio. Beh, magari comprare il libro e divulgarlo penso possa essere un primo passo. Spot a parte, credo che solo un’informazione seria e rigorosa sul tema possa sortire l’effetto di smuovere cittadini e classe politica. Non perdiamoci d’animo.

  6. Alberto,

    Grazie,
    lo consiglierò ai ragazzi che stanno facendo campagna elettorale (vivo all’estero). Certo che non ci perdiamo d’animo, i miei modelli sono Ron Paul e Shiff; come fare a non sperare?
    Grazie ancora.

  7. Rino P.,

    Una cosa che ho sentito dire sulle province a Brunetta è che saranno sostituite da consorzi tra Comuni. Ve l’immaginate??? Io abolirei tutti i consorzi esistenti, che alla prova dei fatti non sono capaci di fare quelle due cose per cui nascono, e questi pensano di farne di nuovi.

  8. Francesco,

    Ho visto Oscar Giannino spalleggiare la candidatura di Saturnino di Ruscio alla nuova provincia di Fermo, sostenendo che tale nuovo ente ha ragion d’essere in quanto catalizzatore della domanda di banda larga delle imprese locali e mediatore tra la domanda e l’offerta locale di personale con istruzione universitaria.

    Mamma mia che banalità. Non esistono a tal proposito le associazioni di categoria?

    Non sono note le potenzialità di iniziative intercomunali come Sic1 (si veda il sito: http://www.sic1.it)?

    Quante banalità da parte di chi si professa esperto di economia…

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